Monday, 23 Oct, 2017
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Fondi riservati, sentenza in ritardo di quasi 2 mesi

BOLZANO. La situazione è per lo meno insolita per le aule giudiziarie di Bolzano. I giudici della Corte d’appello sono in ritardo di quasi due mesi sulla scadenza prevista per il deposito delle motivazioni della sentenza assolutoria di secondo grado nei confronti di Luis Durnwalder per la vicenda dei fondi riservati. Si tratta di un ritardo prolungato che difficilmente si riscontra in Alto Adige, anche perchè in questo caso si tratta di una sentenza che , pur con qualche modifica di carattere giuridico, ha confermato l’assoluzione già emessa in primo grado dal tribunale. Come si ricorderà la sentenza di secondo grado sulla vicenda della gestione dei fondi riservati dell’ex governatore Durnwalder , è stata emessa il 30 maggio scorso. Furono gli stessi giudici a indicare in sentenza il termine dei 90 giorni per il deposito delle motivazioni. La scadenza era dunque stata fissata per il 30 agosto, in realtà siamo quasi alla fine di ottobre e della sentenza motivata non c’è ancora traccia. Ovviamente di mezzo ci sono anche le ferie estive dei magistrati ma secondo un consolidato indirizzo giurisprudenziale i termini per la redazione della sentenza non sarebbero soggetti alla sospensione feriale dei termini. Un orientamento confermato anche recentemente dalla Corte di Cassazione. Dunque il termine di deposito resta confermato al 30 agosto. Ovviamente il ritardo dilata i tempi di una possibile impugnazione della sentenza da parte della Procura generale per una valutazione delle sentenze di merito da parte della Corte di Cassazione. Secondo i magistrati che sino ad oggi si sono occupati della vicenda non vi sarebbero pericoli di prescrizione dei reati, se non per alcuni degli episodi più datati contestati all’ex governatore. Ricordiamo che la sentenza di assoluzione di Durnwalder (accusato di peculato) è stata confermata dalla Corte d’appello a seguito della mancanza della prova in relazione al dolo, dunque in relazione alla consapevolezza dell’imputato di commettere un reato. Nel corso del processo di secondo grado la Procura generale aveva speso parecchio in requisitoria proprio su questo punto. Il Pm Donatella Marchesini si era spinta anche oltre, sostenendo

che l’ex governatore inquisito non solo fosse perfettamente consapevole della condotta illecita, ma avesse anche architettato il sistema farraginoso delle compensazioni (dal 2002 in poi) per gestire i soldi del fondo senza limiti di discrezionalità e impiego.

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Article source: http://altoadige.gelocal.it/bolzano/cronaca/2017/10/22/news/fondi-riservati-sentenza-in-ritardo-di-quasi-2-mesi-1.16025054

Errori e imprecisioni dell’Inps: la Cassazione stabilisce che l’ìstituto deve risarcire

Tito-Boeri

Questa volta ho voluto elaborare una lente di carattere più pratico, mettendo in luce – sulla base di quanto ha deciso la Corte di Cassazione – quali sono i risarcimenti che gli interessati possono acquisire, per via giudiziaria, a seguito di errori dell’Istituto presieduto dal bocconiano economista, prof. Tito Boeri, nemico giurato dei pensionati, soprattutto se d’oro (in pratica le pensioni superiori ai 3.000 euro lordi mensili, a suo giudizio insindacabile). Invece di sproloquiare a destra e a manca su riforme pensionistiche, la cui decisione spetta ai politici, non ai tecnici come lui, farebbe meglio a preoccuparsi della gestione del suo istituto e delle falle che ogni tanto emergono. Eccone una, macroscopica, censurata dalla suprema Corte.

Lo riferisce il sito PMI.it. Se l’INPS fornisce a un assicurato un’informazione inesatta sul periodo che manca alla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia deve poi risarcire il danno che eventualmente ne deriva. Lo stabilisce la Corte di Cassazione con la sentenza n. 23050/2017 che dà ragione a un lavoratore che aveva sottoscritto un accordo di rinuncia a impugnare il licenziamento, dopo il quale era stato messo in mobilità, nella convinzione che il periodo di ammortizzatori sociali fosse sufficiente a fargli maturare la pensione di vecchiaia. Questo sulla base di comunicazione scritta da parte dell’INPS in merito alla situazione contributiva utile al pensionamento. Contrariamente a quanto l’INPS aveva comunicato, i 18 mesi di mobilità non erano sufficienti ad agganciare il requisito per la pensione.

Dunque la Cassazione, decidendo sul ricorso del lavoratore che si trovava nella situazione citata, ha statuito che, se un ente previdenziale, che ha personalità giuridica di diritto privato, comunica a un proprio assicurato «un’informazione erronea in ordine all’avvenuta maturazione del requisito contributivo occorrente per poter fruire della pensione di vecchiaia», ha l’obbligo di risarcire il danno che ne deriva. La responsabilità dell’INPS, in questo caso, è fondata «sull’inadempimento dell’obbligo legale gravante su enti pubblici dotati di poteri di indagine e certificazione, anche per il tramite delle clausole generali di correttezza e buona fede, di non frustrare la fiducia di soggetti titolari di interessi al conseguimento di beni essenziali della vita, fornendo informazioni errate o anche dichiaratamente approssimative, pur se contenute in documenti privi di valore certificativo».

Ne tengano dunque conto tutti coloro che si trovano in condizioni simili. Attraverso ricorsi giudiziari possono ricevere il ristoro dovuto, per riparare a torti subiti dall’istituto previdenziale.

 

Article source: https://www.firenzepost.it/2017/10/22/errori-e-imprecisioni-dellinps-la-cassazione-stabilisce-che-listituto-deve-risarcire/