Tuesday, 19 Sep, 2017
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Category: Corte di cassazione

Abusi su studenti disabili, Cella ricorre alla Corte europea: appello giudicato ammissibile



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CHIAVARI – Emilio Cella, l’ex docente di sostegno chiavarese delle medie di Cogorno, condannato a 9 anni e 6 mesi di reclusione per abusi e maltrattamenti anche a sfondo sessuale su sette alunni disabili, ha presentato ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo contro la sentenza della corte di Cassazione che ha reso definitiva la sua pena. Cella, ora recluso nel carcere di La Spezia, ha ricevuto nel mentre l’avviso di conclusione delle indagini preliminari per l’accusa di calunnia che gli è stata rivolta dalla procura di Genova.

Secondo quanto ricostruito dal sostituto procuratore Gabriella Dotto, Cella aveva depositato una memoria nella quale ipotizzava i reati di calunnia e falsa testimonianza per una collega, tra le sue principali accusatrici. Una docente che, secondo il professore, aveva inventato le accuse nei suoi confronti, quelle a sfondo sessuale, per vendetta personale. Ma per la procura le affermazioni dei Cella erano solo un tentativo per screditare la donna. L’avviso di conclusione delle indagini è stato notificato anche a tre testimoni del processo che ha visto la condanna del professore di sostegno, perché avrebbero cambiato versione in aula rispetto a quanto dichiarato durante le indagini. Uno di questi, però, è deceduto. È possibile quindi che per Cella e per gli altri due, un educatore e un’insegnante, si aprirà un nuovo processo.

Nel frattempo Cella, attraverso il suo avvocato Andrea Vernazza, ha presentato ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. La Corte ha già esaminato preliminarmente il ricorso, giudicandolo ricevibile. Significa che, passato questo primo esame, verrà valutato regolarmente. È la stessa strada intrapresa da Silvio Berlusconi per riottenere la possibilità di candidarsi alle elezioni, sparita come conseguenza della legge Severino e della sua condanna. E anche il legale che ha affiancato Vernazza in Cassazione per Cella è tra quelli che avevano già assistito Berlusconi, Franco Coppi.


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Grecia: governo approva nomina nuovo presidente Corte di cassazione

Agenzia di stampa quotidiana. Registrazione presso il Tribunale di Roma n. 17/2010 del 19.1.2010
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La Cassazione non ci è amica, telefonate commerciali non molestano




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Toghe rosa: la Romania batte tutti

Ecco quante donne fanno i giudici. Record nell’Europa dell’Est. In Italia sono il 51% tra quelli di prima istanza

“Una donna ferma Trump: stop al rimpatrio degli immigrati”. I titoli di questo tenore si sono susseguiti per giorni sulle prime pagine del giornali italiani e esteri. Il giudice Ann Donnelly è stato il primo ostacolo verso il programma di rimpatrio degli immigrati che il neo eletto presidente aveva appena firmato. Il giudice in gonnella ha temporaneamente impedito l’adempimento del decreto di espulsione con un’ordinanza d’emergenza.

La notizia ha fatto molto scalpore soprattutto perché a firmarlo è stato un giudice donna, altra categoria bistrattata da Trump. Come mai in tanti si sono interessati al sesso del giudice?

In Europa quante sono le donne togate?

Un documento del Parlamento europeo ha mappato la presenza femminile nei tribunali dei paesi dell’Unione. Il primo grafico mostra la percentuale di donne giudice nelle corti europee per i processi di primo grado. I dati sono stati forniti da 27 paesi, mancano quelli di Bulgaria, Germania e Regno Unito.

Il paese che mostra la maggiore percentuale di donne giudice di prima istanza è la Slovenia. Nei tribunali sloveni la presenza femminile è dell’80,5% nel 2010 mentre nel 2014 (ultimo dato disponibile) è arrivata all’80,8%. In valori assoluti, nel 2014 le donne giudice di primo grado erano 585 su un totale di 724. Al secondo posto tra i paesi europei con un maggior numero di toghe rosa nei processi di primo appello la Lettonia (79,8%), seguita dalla Grecia (76,04%).

L’Italia, in questa classifica, si trova tra gli ultimi 10 paesi, anche se nei tre anni considerati (2010, 2012, 2014) ha aumentato la percentuale di donne togate. Nel 2010 in Italia i giudici di sesso femminile tra quelli di prima istanza erano il 51,51%, salito al 54,17% nel 2012 e al 55% nel 2014.  In questo caso abbiamo battuto paesi come la Svezia (ferma al 46,56%) e la Finlandia (53%).

I paesi dell’Est hanno più del 75% di donne giudice

Il secondo grafico mostra la percentuale di giudici donna di secondo grado. In questo caso in cima alla classifica c’è la Lettonia, la Romania e di nuovo la Slovenia. La prima in assoluto è la Lettonia, in cui il 78,4% dei rappresentanti è risultato essere donna. Negli altri due stati sono stati rispettivamente il 74,24% e il 73,68%.

Il nostro paese anche in questo raggruppamento risulta lontano dai primi posti e la percentuale non supera il 50%. Nel 2014 infatti i giudici di secondo grado di sesso femminile erano il 48,28%. Certo, quello italiano è stato comunque un risultato nettamente migliore di quello di Malta (12,5%), Irlanda (20%) e Scozia (22%).

La Cassazione è terreno maschile, poche eccezioni

Infine i giudici della Corte Suprema, la Cassazione. In questo caso i paesi che hanno fornito i dati sono stati meno che negli altri casi, solo 22. La Romania è ancora in testa: la presenza femminile nelle Corti supreme è stata superiore all’84%. Al secondo posto la Lettonia, anche se in questo caso la percentuale scende al 61,7%, e al terzo posto il Lussemburgo 58,54%.

Nel caso della percentuale di presenza femminile in Cassazione l’Italia precipita. I giudici donna della Corte Suprema nel nostro paese sono il 24,71%. Peggio di noi solo Germania (24,18%), Belgio (20,69%), Portogallo (18,29%), Estonia (16,67%) e Spagna (13,41%).

Insomma, le donne al comando vanno bene, ma non ai vertici assoluti.

I dati si riferiscono al: 2014

Fonte: Parlamento europeo

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