Sunday, 23 Jul, 2017
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Category: Corte di cassazione

Reggio Calabria: arrestata per omicidio e rapina, scarcerata dalla Corte di Cassazione

processoQuesti i fatti: il 19 febbraio 2016 REZMUVES Gyongy Stela, difesa dall’avvocato Antonino Catalano del foro di Reggio Calabria, veniva arrestata per l’omicidio di CIANCIO Giglio Palmo e la rapina aggravata ai danni di V. L., reati commessi in concorso con VARGA Dorel, difeso dall’avvocato Giuseppe Di Renzo del foro di Vibo Valentia. Gli imputati sin dall’inizio si sono dichiarati innocenti e attualmente, innanzi alla Corte di assise di Catanzaro, si sta celebrando il processo di merito. Il provvedimento di scarcerazione è stato emesso a seguito di un travagliato iter processuale, giunto al vaglio delle Sezioni Unite che, nella giornata di ieri, hanno posto fine alla problematica insorta con la L. 47 del 2015, statuendo un importante principio di diritto in materia di libertà personale. Dopo un primo accoglimento della Corte di cassazione, la REZMUVES vedeva nuovamente respinta la sua richiesta di riesame da parte del TdL di Catanzaro. Avverso questo secondo rigetto, la REZMUVES, con ricorso redatto dagli avvocati Demetrio Scarlata e Antonino Catalano, ha proposto ricorso innanzi la suprema Corte, lamentando il mancato rispetto dei nuovi termini introdotti con la L. 47 del 2015. La prima sezione della Suprema Corte, investita del ricorso, stante la sussistenza di un contrasto giurisprudenziale sul punto, ha rimesso la questione innanzi alle Sezioni Unite che, nella giornata di ieri, hanno risolto la querelle sorta circa la corretta interpretazione dell’articolo 311 comma 5 bis del codice di procedura penale, accogliendo il ricorso della REZMUVES e disponendo la sua scarcerazione.

Article source: http://www.strettoweb.com/2017/07/reggio-calabria-arrestata-per-omicidio-e-rapina-scarcerata-dalla-corte-di-cassazione/583060/


Corte di Cassazione: Un Documento di valutazione dei rischi incompleto può essere causa di infortunio

In materia di sicurezza sul lavoro, la predisposizione incompleta del documento di valutazione dei rischi (DVR) ex art. 28, D.Lgs 81/2008, che è onere del datore di lavoro non delegabile, fonda la responsabilità amministrativa degli enti ex D.Lgs. 231/2001, a causa del vantaggio di risparmio di tempo conseguito dalla stessa. Questo è quanto ha ribadito la Corte di Cassazione, con sentenza n. 29731 dello scorso 14 giugno. Nel caso in esame l’Ente è stato ritenuto responsabile, prima dal Tribunale e successivamente dalla Corte d’Appello, del reato di lesioni colpose (art. 590 del Codice Penale) in danno di un lavoratore vittima di un infortunio mentre era intento alle operazioni di sostituzione del tappeto della macchina rotativa, dovendosene attribuire la responsabilità anche alla società, avendo questa conseguito un vantaggio dalle condotte del predetto, ossia una riduzione dei costi lavorazione e, conseguentemente, maggiori utili rispetto a quelli realizzabili attraverso il rispetto della normativa antinfortunistica.

 

Da ciò ne è discesa la colpa d’organizzazione dell’ente consistita nella mancata adozione, in relazione alla specifica ipotesi delittuosa in esame, di un modello di organizzazione e gestione nonché nella mancata assicurazione di un sistema aziendale per l’adempimento di tutti gli obblighi giuridici previsti dalla normativa in materia di salute e sicurezza.

 

In merito i giudici della Cassazione, rigettando il ricorso presentato dalla Società, hanno confermato quanto statuito in primo e secondo grado rilevando che, nel caso di specie, il documento di valutazione rischi, la cui redazione è compito specifico del datore di lavoro e in quanto tale insuscettibile di formare oggetto di delega, era stato stilato in maniera incompleta.

 

In particolare, la Cassazione ha ritenuto che proprio dalla suddetta lacuna è susseguito l’infortunio del lavoratore rispetto al quale la società è responsabile ai sensi dell’art. 590 c.p., ma non solo. Il mancato rispetto della normativa antinfortunistica, dalla quale ne è conseguito un vantaggio per la società derivante dal risparmio di tempo, fonda la responsabilità amministrativa da reato di cui all’art. 5 del D.Lgs. 231/2001.

 

Fonte: ANMIL


Article source: http://ilfaro24.it/wordpress/corte-di-cassazione-un-documento-di-valutazione-dei-rischi-incompleto-puo-essere-causa-di-infortunio/


Permessi 104 non possono essere decurtati dalle ferie, una sentenza della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione, con provvedimento n°14187, 8/6/2017 respinge il ricorso di un datore di lavoro avverso la sentenza della Corte territoriale che riteneva illegittima la decurtazione, da questa effettuata, di due giorni di ferie all’anno nei confronti di un proprio dipendente che aveva goduto dei permessi ex articolo 33 L. 104/1992 per l’assistenza di un proprio familiare.

I giudici sostengono che “il diritto alle ferie assicurato dall’art. 36, u.c. Cost. garantisce il ristoro delle energie a fronte della prestazione lavorativa svolta, e che tale ristoro si rende nei fatti necessario anche a fronte dell’assistenza ad un invalido, che comporta un aggravio in termini di dispendio di risorse fisiche e psichiche”.

Tale decisione riguarda anche il lavoratore pubblico. La Corte nel decidere una analoga controversia relativa alla computabilità di detti permessi ai fini della tredicesima mensilità, rispetto alla quale analogamente che per le ferie e con rinvio all’art. 7 della legge 1204 del 1971 poi trasfusa nel d.lgs n. 151 del 2001, ha ritenuto che “la limitazione della computabilità (….) dei permessi di cui all’art. 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, in forza del richiamo operato dal successivo comma 4 all’ultimo comma dell’art. 7 della legge 30 dicembre 1971, n. 1204 (abrogato dal d.lgs. 26 marzo 2001, n. 151, che ne ha tuttavia recepito il contenuto negli artt. 34 e 51), opera soltanto nei casi in cui essi debbano cumularsi effettivamente con il congedo parentale ordinario – che può determinare una significativa sospensione della prestazione lavorativa – e con il congedo per malattia del figlio, per i quali compete un’indennità inferiore alla retribuzione normale (diversamente dall’indennità per i permessi ex lege n. 104 del 1992 commisurata all’intera retribuzione), risultando detta interpretazione idonea ad evitare che l’incidenza sulla retribuzione possa essere di aggravio della situazione dei congiunti del portatore di handicap e disincentivare l’utilizzazione del permesso.” (cfr. Cass. 07/07/2014 n. 15345.

Che infatti, il diritto alle ferie assicurato dall’art. 36, u.c. garantisce il ristoro delle energie a fronte della prestazione lavorativa svolta, e che tale ristoro si rende nei fatti necessario anche a fronte dell’assistenza ad un invalido, che comporta un aggravio in termini di dispendio di risorse fisiche e psichiche. Che inoltre sotto il profilo sistematico, determinante è la considerazione che i permessi per l’assistenza ai portatori di handicap poggiano sulla tutela dei disabili predisposta dalla normativa interna ed in primis dagli artt. 2, 3, 38 Cost. ed internazionale quali sono la Direttiva 2000/78/CE del Consiglio del 27 novembre 2000 e la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità ratificata e resa esecutiva in Italia con L. 3 marzo 2009, n. 18. Significativamente, la Convenzione ONU prevede il sostegno e la protezione da parte della società e degli Stati non solo per i disabili, ma anche per le loro famiglie, ritenute strumento indispensabile per contribuire al pieno ed uguale godimento dei diritti delle persone con disabilità (v. in particolare il punto x del preambolo e l’art. 19, punto b, art. 23, comma 3, art . 28, comma 1 e comma 2, lett. c). Che ragioni di coerenza con la funzione dei permessi e con i principi indicati impongono quindi l’interpretazione della disposizione maggiormente idonea ad evitare che l’incidenza sull’ammontare della retribuzione possa fungere da aggravio della situazione economica dei congiunti del portatore di handicap e disincentivare l’utilizzazione del permesso stesso (soluzione che trova conforto nel parere n. 3389 del 9/11/2005 del Consiglio di Stato, richiamato dalla Corte d’appello). Quindi, i permessi ex articolo 33 di cui alla legge 104 non possono essere computati come ferie godute.

Article source: http://www.orizzontescuola.it/permessi-104-non-possono-decurtati-dalle-ferie-sentenza-della-corte-cassazione/


Permessi 104 non possono essere decurtati dalle ferie, una …

La Corte di Cassazione, con provvedimento n°14187, 8/6/2017 respinge il ricorso di un datore di lavoro avverso la sentenza della Corte territoriale che riteneva illegittima la decurtazione, da questa effettuata, di due giorni di ferie all’anno nei confronti di un proprio dipendente che aveva goduto dei permessi ex articolo 33 L. 104/1992 per l’assistenza di un proprio familiare.

I giudici sostengono che “il diritto alle ferie assicurato dall’art. 36, u.c. Cost. garantisce il ristoro delle energie a fronte della prestazione lavorativa svolta, e che tale ristoro si rende nei fatti necessario anche a fronte dell’assistenza ad un invalido, che comporta un aggravio in termini di dispendio di risorse fisiche e psichiche”.

Tale decisione riguarda anche il lavoratore pubblico. La Corte nel decidere una analoga controversia relativa alla computabilità di detti permessi ai fini della tredicesima mensilità, rispetto alla quale analogamente che per le ferie e con rinvio all’art. 7 della legge 1204 del 1971 poi trasfusa nel d.lgs n. 151 del 2001, ha ritenuto che “la limitazione della computabilità (….) dei permessi di cui all’art. 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, in forza del richiamo operato dal successivo comma 4 all’ultimo comma dell’art. 7 della legge 30 dicembre 1971, n. 1204 (abrogato dal d.lgs. 26 marzo 2001, n. 151, che ne ha tuttavia recepito il contenuto negli artt. 34 e 51), opera soltanto nei casi in cui essi debbano cumularsi effettivamente con il congedo parentale ordinario – che può determinare una significativa sospensione della prestazione lavorativa – e con il congedo per malattia del figlio, per i quali compete un’indennità inferiore alla retribuzione normale (diversamente dall’indennità per i permessi ex lege n. 104 del 1992 commisurata all’intera retribuzione), risultando detta interpretazione idonea ad evitare che l’incidenza sulla retribuzione possa essere di aggravio della situazione dei congiunti del portatore di handicap e disincentivare l’utilizzazione del permesso.” (cfr. Cass. 07/07/2014 n. 15345.

Che infatti, il diritto alle ferie assicurato dall’art. 36, u.c. garantisce il ristoro delle energie a fronte della prestazione lavorativa svolta, e che tale ristoro si rende nei fatti necessario anche a fronte dell’assistenza ad un invalido, che comporta un aggravio in termini di dispendio di risorse fisiche e psichiche. Che inoltre sotto il profilo sistematico, determinante è la considerazione che i permessi per l’assistenza ai portatori di handicap poggiano sulla tutela dei disabili predisposta dalla normativa interna ed in primis dagli artt. 2, 3, 38 Cost. ed internazionale quali sono la Direttiva 2000/78/CE del Consiglio del 27 novembre 2000 e la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità ratificata e resa esecutiva in Italia con L. 3 marzo 2009, n. 18. Significativamente, la Convenzione ONU prevede il sostegno e la protezione da parte della società e degli Stati non solo per i disabili, ma anche per le loro famiglie, ritenute strumento indispensabile per contribuire al pieno ed uguale godimento dei diritti delle persone con disabilità (v. in particolare il punto x del preambolo e l’art. 19, punto b, art. 23, comma 3, art . 28, comma 1 e comma 2, lett. c). Che ragioni di coerenza con la funzione dei permessi e con i principi indicati impongono quindi l’interpretazione della disposizione maggiormente idonea ad evitare che l’incidenza sull’ammontare della retribuzione possa fungere da aggravio della situazione economica dei congiunti del portatore di handicap e disincentivare l’utilizzazione del permesso stesso (soluzione che trova conforto nel parere n. 3389 del 9/11/2005 del Consiglio di Stato, richiamato dalla Corte d’appello). Quindi, i permessi ex articolo 33 di cui alla legge 104 non possono essere computati come ferie godute.

Article source: http://www.orizzontescuola.it/permessi-104-non-possono-decurtati-dalle-ferie-sentenza-della-corte-cassazione/


Calabria, Galati su Diga sul Melito: “Sentenza della Cassazione premia gli sforzi di Grazioso Manno”

CATANZARO – “I sacrifici e l’impegno profuso dal Presidente Grazioso Manno hanno trovato il dovuto riconoscimento. L’accoglimento, infatti, da parte della Corte di Cassazione del ricorso del Consorzio di Bonifica Ionio Catanzarese, apre nuove prospettive di sviluppo per la Diga sul Melito, proprio in un momento in cui il problema della carenza idrica si fa sempre più impellente nella nostra Regione”. E’ quanto afferma il deputato On. Giuseppe Galati che aggiunge: “Solo la tenacia del Presidente Manno, il suo impegno per la legalità e la trasparenza, hanno consentito di credere nella realizzazione di un’infrastruttura di fondamentale importanza per l’area centrale della Calabria. Si tratta, infatti, di un ambizioso progetto partito diversi anni fa che avrebbe dovuto portare acqua potabile a mezzo milioni di calabresi e fornire energia elettrica”. “Mi auguro – sottolinea l’On. Galati – che con la sentenza della Corte di Cassazione si apra una pagina nuova per il futuro della Diga su Melito e le richieste di un rifinanziamento dell’Infrastruttura, formulate dal presidente Manno, vengano accolte dal ministro Graziano Delrio e dal Presidente della Regione Calabria Mario Oliverio. Ormai nessun vincolo può più ostacolare le richieste del Presidente Manno; le problematiche giudiziarie e le diatribe politiche di questi anni che hanno investito la Diga sul Melito devono necessariamente cedere il passo a decisioni imminenti nell’interesse dei cittadini calabresi”.

Article source: http://www.lameziainstrada.com/politica/calabria-galati-su-diga-sul-melito-sentenza-della-cassazione-premia-gli-sforzi-di-grazioso-manno