Saturday, 19 Aug, 2017
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Category: Corte di cassazione

Uccise la madre a coltellate: sconterà 15 anni

Sentenza definitiva

Article source: http://www.torinotoday.it/cronaca/condanna-omicidio-belfiore-ferencz.html


Abbandonare la scuola non è reato: la sentenza della Corte di Cassazione

L’abbandono della scuola non costituisce reato qualora l’alunno decida di fermarsi una volta raggiunte le medie; lo ha chiarito la Corte di Cassazione facendo riferimento all’articolo 731 del Codice Penale.

Questo stabilisce che “chiunque, rivestito di autorità o incaricato della vigilanza sopra un minore, omette, senza giustificato motivo, di impartirgli l’istruzione elementare” viene punito con un’ammenda fino a 30 euro. Quindi se un genitore non manda il figlio alle scuole elementari commette un reato penale; lo stesso però non avviene per le scuole medie, nonostante queste facciano parte a tutti gli effetti della scuola dell’obbligo.

Come stabilito dalla Circolare Ministeriale 101/2010, infatti, nel nostro ordinamento l’obbligo scolastico riguarda gli alunni nella fascia d’età compresa tra i 6 e i 16 anni. A questo va aggiunto il DM 139/2007, il quale stabilisce che l’istruzione obbligatoria va impartita per almeno 10 anni.

Tuttavia, mentre per la scuola elementare c’è una norma penale che definisce le sanzioni per chi non rispetta le regole sull’obbligo scolastico, per le medie il discorso è differente. Infatti, per l’inosservanza dell’obbligo di istruzione una volta raggiunte le scuole medie non sono previste sanzioni. Di conseguenza è impossibile limitare il fenomeno della dispersione scolastica, che già nelle scuole medie è molto elevato visto che ogni anno si ritirano più di 7mila alunni.

Prima di pensare all’estensione dell’obbligo scolastico a 18 anni, quindi, il MIUR dovrebbe chiedere al legislatore di adattare le norme del Codice Penale a quanto stabilito dalle varie ordinanze ministeriali, perché solamente così le regole sull’abbandono scolastico potranno essere realmente applicate.

Nessun reato per l’abbandono delle scuole medie: la sentenza della Cassazione

Fino a qualche anno fa nel nostro ordinamento era presente una norma che estendeva quanto disposto dall’articolo 731 del Codice Penale anche per le scuole medie. Si tratta dell’articolo 8 della legge 1959/1962 con il quale l’obbligo scolastico venne esteso fino al conseguimento del diploma di scuola media.

Lo stesso articolo nel comma 3 estendeva le sanzioni previste per l’inadempienza dell’obbligo scolastico nel primo grado d’istruzione (scuola elementare) anche per le medie. Anche l’abbandono nel corso della scuola media quindi costituiva reato, a meno che lo studente al compimento del 15° anno di età non dimostrava di essere andato a scuola per un periodo pari almeno ad 8 anni.

Questo articolo però è stato abrogato con la legge 212/2010, con la quale l’abbandono della scuola media ha perso la sua rilevanza penale. Ecco perché, come confermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza 4520/217, non costituisce reato l’abbandono scolastico durante le scuole secondarie di I grado e di conseguenza è impossibile stabilire una sanzione per chi non rispetta le regole dettate dal Ministero dell’Istruzione in merito all’obbligo di istruzione.

Paradossalmente rispetto al 1962 l’obbligo scolastico è stato aumentato, mentre le sanzioni sono state ridotte; che senso avrebbe quindi alzare l’età dell’obbligo a 18 anni se poi il MIUR non ha gli strumenti adatti per far rispettare le regole?

Article source: https://www.money.it/abbandonare-scuola-non-costituisce-reato-sentenza-Cassazione


Conto corrente: ogni versamento potrà essere controllato dal fisco

Roma, 17 ago – Il conto corrente di ogni contribuente è il bersaglio preferito del fisco. L’ultima sentenza della Corte di Cassazione (la numero 19806 del 9 agosto 2017) conferma quanto detto. Essa, infatti, estende anche ai liberi professionisti, come avvocati, medici e commercialisti, la presunzione di evasione fiscale in caso di versamenti non giustificati. Il fisco quindi oltre a controllare i bonifici ricevuti da terze persone, vigila anche sui versamenti effettuati direttamente dal libero professionista o da un semplice cittadino. In pratica, il titolare del conto corrente dovrà sempre e comunque poter giustificare la provenienza dei vari versamenti. Ogni libero professionista dovrà conservare qualsiasi documento che lo metta al riparo da un accertamento fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Il nostro ordinamento attribuisce la “presunzione di evasione fiscale” in favore dell’erario; basta quindi una somma versata ma non dichiarata nel 730 per far pensare ad un’evasione fiscale. Tornando alla sentenza ci sono due aspetti che non possono essere trascurati. In primis, la Suprema Corte ha smentito la Corte Costituzionale, che con la sentenza n°228 aveva dichiarato inapplicabile ai liberi professionisti la “presunzione di evasione fiscale” valida invece per i versamenti sul conto corrente non giustificati dagli imprenditori. In secundis, ha smentito se stessa. Infatti, come evidenziato dal quotidiano economico Italia Oggi: “Le cause arrivate in Cassazione hanno quasi sempre visto annullate le pretese del fisco”.

Insomma, anche la sezione tributaria della Suprema Corte dava ragione ai ricorrenti quando il contenzioso tributario non si esauriva nei primi gradi di giudizio, ossia presso le commissioni provinciali o regionali. L’ultimo verdetto degli ermellini ha ribaltato tutto. I contribuenti saranno costretti a dover giustificare ogni minimo movimento sul loro conto corrente. Tutto ciò, ovviamente, moltiplicherà gli adempimenti fiscali che già ostacolano la vita delle imprese italiane.

I commercialisti, denunciano da mesi una situazione insostenibile: “Il 2017 era stato accompagnato dalla volontà di semplificazione fiscale; i dati mostrano l’esatto opposto e la seconda metà dell’anno sarà ancora più intensa per commercialisti e imprese”. Infatti, secondo il Sole 24Ore: “Sono 130 milioni i documenti trasmessi tramite i canali telematici dell’Agenzia delle Entrate nel primo semestre del 2017, cifra destinata tristemente a salire e a superare i 177 milioni inviati lo scorso anno”. La proliferazione di adempimenti e costi non è certamente la strada da seguire per combattere l’evasione fiscale.

Salvatore Recupero


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Article source: https://www.ilprimatonazionale.it/economia/conto-corrente-ogni-versamento-potra-essere-controllato-dal-fisco-71174/


Vi racconto le amnesie dei giornaloni sulla scarcerazione di Alfredo Romeo

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(Articolo ripreso da www.graffidamato.com)

Fatta eccezione per Il Foglio, Il Dubbio e Il Fatto Quotidiano, che però, come vedremo, ne ha riferito a modo suo, i giornali italiani non hanno ritenuto da prima pagina la notizia della scarcerazione di Alfredo Romeo, figura chiave delle indagini sulla Consip: una misura ordinata dal tribunale del riesame di Roma dopo un rinvio disposto dalla Corte di Cassazione.

Questa curiosa e quasi generalizzata distrazione, o sottovalutazione di una notizia del genere, dopo che l’imputato, peraltro già condannato una volta ingiustamente, si è fatto cinque mesi e mezzo di detenzione “cautelativa”, disposta cioè nella fase preliminare dell’inchiesta sugli appalti della centrale degli acquisti della Pubblica amministrazione, conferma purtroppo il quadro desolante dell’informazione italiana quando si intrecciano le cronache giudiziarie e politiche. E le valutazioni politiche prevalgono su quelle giudiziarie, per cui la graduatoria delle notizie è funzionale solo agli obiettivi partitici, correntizi e quant’altro che si perseguono dietro le quinte di un’informazione che si autoproclama a torto indipendente.

La notizia della scarcerazione di un imputato come Romeo, finito in manette su tutte le prime pagine dei giornaloni e giornalini nazionali quando o perché si pensava che la sua posizione giudiziaria potesse sfociare in misure analoghe per altri indagati eccellenti, fra i quali il padre di Matteo Renzi, Tiziano, deve essere apparsa un po’ troppo scomoda, o addirittura sgradevole. Meglio quindi ignorarla o riferirne nel modo meno visibile. Tanto – avrà detto qualcuno dei protagonisti o degli attori dell’informazione falsamente indipendente – la scarcerazione era già nell’aria, essendo Romeo già da un mese e mezzo agli arresti domiciliari, e non più ristretto in un carcere: segno che la sua posizione giudiziaria si era alleggerita.

Ma se questa è informazione, ci sarebbe da pentirsi di avere scelto il mestiere del giornalista. Parlo di mestiere e non di professione, come pure dovrei fare per l’esistenza di ordini e albi appunto professionali, perché la professionalità dalle mie parti lascia sempre più a desiderare.

Nel riportare, sia pure controvoglia, temo, la scarcerazione di Romeo in prima pagina, con due righe di titolo sopra la testata, Il Fatto Quotidiano ha in qualche modo riparato alla sgradevolezza della notizia, almeno per un giornale che ha cavalcato più di tutti l’inchiesta targata Consip, distorcendola. La scarcerazione, disposta – ripeto – dal tribunale del riesame di Roma dopo un rinvio ordinato dalla Corte di Cassazione, è stata attribuita al superamento delle condizioni o ragioni iniziali della misura restrittiva della libertà di Romeo. Che oggi non avrebbe più la possibilità di inquinare le prove, di ripetere il reato di corruzione contestatogli o di fuggire. Invece, cari signori del Fatto Quotidiano, sono state valutate diversamente le contestazioni mosse all’imprenditore campano perché le inchieste, sia quelle cominciate a Napoli sia quelle passate poi a Roma, si sono rivelate molto meno consistenti di quanto i giornali con fughe di notizie ben orchestrate, e sfociate a loro volta in altre indagini, avessero raccontato e fatto credere ai loro lettori.

L’inchiesta a Roma, su Romeo, la Consip e dintorni, compreso evidentemente il padre di Renzi, prosegue, “si spera”, ha riferito il giornale di Travaglio. E in quella speranza per dovere di ufficio, o di mestiere, come dicevo, si coglie tutt’altra sensazione: la paura di un flop.

Tanto, a carico del solito Renzi, quello vero, il figlio e non il padre, Travaglio ha già trovato un altro caso da montare, su cui fare domande e aprire e chiudere sommariamente l’ennesimo processo mediatico: la gestione da presidente del Consiglio, l’anno scorso, delle informazioni passate dal governo americano a quello italiano sull’assassinio di Giulio Regeni al Cairo. Dove il successore di Renzi a Palazzo Chigi e il nuovo ministro degli Esteri sembrano avere compiuto l’imprudenza, pensate un po’, di rimandare un ambasciatore, visto che in Egitto si giocano per l’Italia anche altre partite, a cominciare dalla stabilizzazione della Libia e dagli sviluppi del fenomeno dell’immigrazione che si rovescia sulle nostre coste.

LEGGI TUTTI I GRAFFI DI DAMATO SUL SUO BLOG PERSONALE

 

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Article source: http://formiche.net/blog/2017/08/17/scarcerazione-di-alfredo-romeo/


Provvedimenti limitativi della responsabilità genitoriale dopo la separazione: quale giudice competente?

Il caso: in pendenza del giudizio di separazione personale dal coniuge dinanzi al tribunale ordinario di Catania, il marito chiedeva al Tribunale per i minorenni della stessa città di emettere nei confronti della moglie provvedimenti limitativi della responsabilità genitoriale, lamentando suoi comportamenti inadeguati e pregiudizievoli verso la figlia minore.

Il tribunale per i monorenni rigettava l’eccezione di incompetenza sollevata dalla moglie, in favore del tribunale ordinario, rilevando che il giudizio di separazione si era concluso con sentenza definitiva e che il giudizio di cessazione degli effetti civili del matrimonio non era stato ancora avviato.

La moglie proponeva reclamo, che veniva accolto dalla Corte d’appello, che affermava l’incompetenza del tribunale per i minorenni e la competenza del tribunale ordinario, con conseguente condanna del marito alle spese di entrambi i gradi del giudizio.

Il marito propone ricorso per cassazione, deducendo la violazione dell’art. 38 disp. att. c.c., comma 3, per avere la Corte territoriale erroneamente affermato la competenza del tribunale ordinario sul ricorso da lui proposto per la limitazione della responsabilità genitoriale del coniuge, nonostante che il giudizio di separazione si fosse concluso con sentenza passata in giudicato e il giudizio di divorzio non fosse stato ancora introdotto.

La Suprema Corte rigetta il ricorso e osserva quanto segue:

  • la Corte d’appello ha ritenuto che la richiesta di provvedimenti limitativi della responsabilità genitoriale, comportando una modifica delle statuizioni adottate dal tribunale ordinario sulla separazione, era da qualificare come richiesta di modifica delle condizioni della separazione e, quindi, di competenza di quest’ultimo e non del tribunale per i minorenni;

  • la giurisprudenza di legittimità è costante nell’affermare il principio secondo cui la “controversia relativa alla modifica delle condizioni della separazione e del divorzio, nel cui giudizio sia chiesto l’affidamento dei figli minori, appartiene all’esclusiva competenza del tribunale ordinario, anche quando la domanda sia giustificata dall’esistenza di un grave pregiudizio per i figli minori, non essendo tale circostanza idonea a spostarne la competenza presso il tribunale per i minorenni”;

  • il suddetto orientamento si è consolidato anche dopo la modifica dell’art. 38 disp. att. c.c., comma 1 art. 3, comma 1, interpretato nel senso che quando sia pendente un giudizio di separazione o di divorzio, e fino alla sua definitiva conclusione, le azioni dirette ad ottenere provvedimenti limitativi o ablativi della responsabilità genitoriale sono di competenza del tribunale ordinario;

  • i giudici di merito, ai quali è riservata l’interpretazione della domanda, hanno plausibilmente ritenuto che il ricorso ex art. 333 c.c. fosse qualificabile come richiesta di modifica delle condizioni di affidamento della prole, all’esito della cessazione del rapporto coniugale.

  • questa conclusione peraltro è coerente con il principio di concentrazione delle tutele presso il giudice ordinario in presenza di conflitti tra i genitori

Allegato:

Cass. civile Sez. VI – 1, Ordinanza del 12/07/2017 n.17190

Article source: https://news.avvocatoandreani.it/articoli/provvedimenti-limitativi-della-responsabilita-genitoriale-dopo-separazione-quale-giudice-competente-103758.html