Saturday, 19 Aug, 2017
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Archive for August, 2016

Pensioni: prorogato di un anno il pensionamento dei giudici di Cassazione. Polemica dell’ANM

Il Governo ha approvato con Decreto la proroga di un anno per il pensionamento dei giudici di Cassazione. L’Anm dubita sulla costituzionalità del provvedimento emanato con carattere d’urgenza. Ecco cosa sta succedendo.

Il Governo proroga con Decreto l’età per la pensione ai giudici della Corte di Cassazione.

Il provvedimento riguarda soltanto i vertici della Corte, per i quali l’età di pensionamento si allunga quindi di altri 12 mesi. Ad essere interessati dalla novità introdotta dal decreto sono i giudici che avrebbero compiuto 72 anni dopo il 1 gennaio prossimo, per i quali la pensione verrà quindi posticipata di un anno.

Gli interessati dal provvedimento sono i vertici di Cassazione, Consiglio di Stato, Suprema Corte, Corte dei Conti e Avvocatura dello Stato.

L’Associazione Nazionale Magistrati ha espresso il proprio disappunto rispetto ad una riforma ritenuta parziale ed incostituzionale.

A riprova dell’incostituzionalità del provvedimento, inoltre, la modalità di attuazione: non si ravvisa, secondo i magistrati, il carattere di necessità ed urgenza che porterebbe all’utilizzo dello strumento del Decreto Legge il quale, in via eccezionale, attribuisce il potere legislativo in capo all’esecutivo.

Posticipo di un anno alla pensione dei giudici di Cassazione: cosa è successo?

Il Decreto approvato dal Governo prevede la proroga di un anno all’età pensionabile dei giudici di Cassazione con incarichi direttivi che compiranno 72 anni dopo il prossimo 1 gennaio e i vertici della Suprema Corte, del Consiglio di Stato, Corte dei Conti e Avvocatura dello Stato che non raggiungeranno i 70 anni entro l’anno. Si ricorda che per questi ultimi il limite massimo di permanenza in ufficio era già stato rivisto e successivamente stabilito nel decreto legge 90/2014, portando a 70 anni il limite massimo di età pensionabile, a fronte dei 65 per gli altri dipendenti pubblici.

La proroga del servizio è giustificata, nel Decreto, come atto necessario visti i carichi pendenti sulla giustizia e gli incompiuti, «al fine di salvaguardare la funzionalità degli uffici giudiziari e garantire un ordinato e graduale processo di conferimento, da parte del Consiglio Superiore della Magistratura, degli incarichi direttivi e semidirettivi che si renderanno vacanti negli anni 2015 e 2016»

La misura interesserà un ristretto numero di giudici degli alti vertici dello Stato ed è proprio questo a far infuriare L’Associazione Nazionale Magistrati.

Il disappunto dell’Anm

Inaccettabile, così l’Anm definisce la proroga all’età pensionabile concessa ai vertici della Cassazione.

Il provvedimento rappresenterebbe, secondo l’associazione guidata da Piercamillo Davigo, una disparità di trattamento da parte dell’Esecutivo tra magistrati di serie A e magistrati di serie B, ribadendo inoltre l’incostituzionalità del provvedimento.

Non soltanto l’Anm

Le proteste al Decreto, ritenuto parziale e viziato, sono arrivate anche dal Coordinamento nazionale dei magistrati di AREA e da Magistratura Indipendente.

Entrambe le associazioni concordano con l’opinione e il malcontento dell’Anm ed annunciano la propria volontà ed interesse a reagire proclamando lo stato di agitazione e chiedendo di incontrare e discutere con il Ministro della Giustizia Orlando.

Le altre misure del Decreto

Non c’è soltanto il ritocco all’età pensionabile dei vertici dei palazzi di Giustizia.

Il Decreto approvato il 30 agosto contiene anche misure per velocizzare e ottimizzare l’attività della giustizia.

Prima tra tutti, la riduzione da 24 a 12 mesi del periodo di tirocinio obbligatorio presso i tribunali per gli idonei al concorso di magistratura del 2014 e del 2015.

In più, indicazioni sulla riforma del processo amministrativo telematico, già slittato al 1 gennaio del 2017.

Nonostante la volontà di contribuire all’efficienza degli uffici giudiziari, il decreto in oggetto è riuscito fin ora soltanto ad alzare polemiche e ad alimentare malcontento tra i diversi giudici e, se l’Anm e le altre rappresentanze di categoria confermeranno le proprie intenzioni, ci sarà ancora da discuterne.

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Article source: https://www.forexinfo.it/pensioni-proroga-pensionamento-Cassazione-ANM


Contenzioso presso la Corte di Cassazione: al via il nuovo decreto legge

Il Consiglio dei Ministri del 30 agosto 2016 ha approvato il nuovo decreto legge contenente misure urgenti per la definizione del contenzioso pendente dinanzi alla Corte di Cassazione. Il provvedimento ha l’obiettivo di garantire l’efficienza degli uffici giudiziari aumentando la funzionalità della giustizia civile. È stato inoltre previsto che al fine di rafforzare i presidi organizzativi necessari ad un più rapido smaltimento dell’arretrato, i magistrati addetti all’ufficio del Massimario e del Ruolo possano essere impiegati eccezionalmente per comporre i collegi giudicanti della Corte di Cassazione.

Article source: http://www.ipsoa.it/documents/fisco/contenzioso-tributario/quotidiano/2016/08/31/contenzioso-presso-la-corte-di-cassazione-al-via-il-nuovo-decreto-legge


Fisco: Contenzioso presso la Corte di Cassazione: al via il nuovo …

Il Consiglio dei Ministri del 30 agosto 2016 ha approvato il nuovo decreto legge contenente misure urgenti per la definizione del contenzioso pendente dinanzi alla Corte di Cassazione. Il provvedimento ha l’obiettivo di garantire l’efficienza degli uffici giudiziari aumentando la funzionalità della giustizia civile. È stato inoltre previsto che al fine di rafforzare i presidi organizzativi necessari ad un più rapido smaltimento dell’arretrato, i magistrati addetti all’ufficio del Massimario e del Ruolo possano essere impiegati eccezionalmente per comporre i collegi giudicanti della Corte di Cassazione.

Article source: http://www.ipsoa.it/documents/fisco/contenzioso-tributario/quotidiano/2016/08/31/contenzioso-presso-la-corte-di-cassazione-al-via-il-nuovo-decreto-legge


Naufragio della nave Thetis del Cnr, Cassazione conferma cinque …

La Corte di Cassazione ha confermato cinque anni di carcere a carico di Salvatore Esposito, il comandante della nave portacontainer lunga 300 metri Eleni, armata dalla Mediterranean Shipping Company, che per avere campo e usare il cellulare – è questa la grottesca verità che si apprende leggendo il verdetto della Suprema Corte – la mattina del tre agosto del 2007, non esitò a navigare sottocosta, tra “consistenti banchi di nebbia», nelle acque di Mazara del Vallo finendo per travolgere e affondare in due minuti la motonave oceanografica del Cnr Thetis, di 32 metri, fuggendo senza prestare soccorso.

Per annegamento, morì il ricercatore russo Petr Mikheychik, studioso di fama. Sopravissuti, tra i flutti, le ferite e lo choc, gli altri otto ricercatori e i sei membri dell’equipaggio.

In dibattimento, ricorda la Cassazione, che definisce «folle” e «dettato da futili motivi» il comportamento di Esposito, lo stesso comandante spiegò di aver approntato «la spregiudicata manovra di evitamento» alla luce della «cinica regola» in base alla quale «pesce grosso mangia pesce piccolo». Agli uomini in mare della ‘Thetis, Esposito non gettò nemmeno un salvagente, “anzi si allontanò per sfuggire alle proprie responsabilità», sottolineano i giudici. A loro avviso, questo incidente di “devastante gravità» rappresenta un «caso di scuola nel quale la concretizzazione del rischio emerge con nitida evidenza».

Il comandante Esposito - si legge nella sentenza – è colpevole di aver modificato la rotta dell’imponente motonave rimanendo «ad appena» 2 miglia e mezzo dalla costa. Tutto ciò «al fine di consentire al cellulare privato di avere campo, tenendo velocità eccessiva e comunque incongrua in relazione alle condizioni meteo e alla presenza di numerose piccole imbarcazioni in rada, ignorando le risultanze del radar di bordo, peraltro potente, sofisticato e di immediata lettura, il cui allarme sonoro era stato disattivato».

Con questa decisione, emessa il 27 giugno, la Cassazione ha ratificato la sentenza pronunciata dalla Corte di Appello di Palermo l’otto maggio del 2015 che aveva escluso in concorso di colpa di Angelo Barca, il comandante della Thetis che in primo grado era stato condannato a due anni e nove mesi dal Tribunale di Marsala, il 17 luglio 2013. In appello la condanna di Esposito era stata ridotta di due mesi. Per lui il pm aveva chiesto 13 anni di reclusione. I reati contestati sono quelli di naufragio colposo, omicidio colposo, lesioni personali colpose ed omessa assistenza in mare. Per sette naufraghi del Thesis, i giudici civili dell’appello dovranno determinare l’entità del risarcimento per il solo danno patrimoniale per l’assenza di postumi permanenti.

Article source: http://www.lasicilia.it/news/ultimi-aggiornamenti/24542/naufragio-della-nave-thetis-del-cnr-cassazione-conferma-cinque-anni-al-comandante-della-eleni-salvatore-esposito.html


Licenziamento per mancanze plurime: la Cassazione ne stabilisce …

Con la sentenza 16217 del 3 agosto la Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità del licenziamento per più mancanze minori. Ecco cosa cambia per i dipendenti.

La sentenza 16217 della Corte di Cassazione del 3 agosto ha stabilito la legittimità del licenziamento di un dipendente per più mancanze plurime. Chiamata a deliberare sulla controversia tra un dipendente e il suo datore di lavoro, i giudici della suprema Corte hanno emesso sentenza a favore del procedimento disciplinare a carico del dipendente per più mancanze minori

Cosa è successo e cosa cambia per i lavoratori dipendenti?

Licenziamento per più mancanze minori: il caso

Oggetto della controversia è il licenziamento di un vigilante, accusato di essersi assentato durante l’orario notturno di lavoro la sera in cui l’azienda subiva un furto. L’azienda ha contestato e sanzionato con il licenziamento il dipendente per la cattiva condotta assunta durante il turno di vigilanza nella notte in cui è avvenuto il furto.

Motivazioni del licenziamento sono state più mancanze minori: non aver effettuato l’attività di vigilanza ad intervalli nelle diverse postazioni, l’accusa di aver manomesso il sistema di sorveglianza della propria postazione e non aver effettuato l’appropriata l’attività di controllo.

Utilizzando le disposizioni del Ccnl, le quali prevedono in caso di grave negligenza e di assenza ingiustificata dal lavoro la sospensione conservativa dal servizio e dalla retribuzione, il vigilante si è rivolto al giudice di primo grado e alla Corte d’Appello per deliberare sull’illegittimità del procedimento sanzionatorio a suo carico, chiedendo quindi l’applicazione di una misura sanzionatoria proporzionata alla mancanza lavorativa.

Sia in primo grado che in Appello, i giudici hanno però confermato la legittimità del licenziamento, portando come motivazione i filmati delle telecamere di sorveglianza che riprendevano il ladro al momento del furto e le testimonianze dei colleghi a conferma dell’alterazione del sistema di controllo dell’azienda. Il licenziamento è quindi stato legittimato dai giudici confermando l’effettiva mancanza del lavoratore durante il suo turno di vigilanza e la conseguente rottura del rapporto di fiducia con il datore di lavoro.

La sentenza della Corte di Cassazione: legittimità del licenziamento e motivazioni

Il dipendente, rivoltosi dinnanzi alla Corte di Cassazione per richiedere il riconoscimento dell’illegittimità del procedimento disciplinare a suo carico, si è visto respingere la richiesta. Perché?

Nonostante la legge Fornero preveda nel Ccnl l’applicazione di una pena conservativa, la sanzione del licenziamento non è in questo caso considerata sproporzionata. I fatti che hanno portato al licenziamento del dipendente sono plurimi e ognuno di essi è di particolare rilievo disciplinare. Nella fattispecie, vengono valutati nel loro insieme e, la constatazione delle mancanze plurime legittima il licenziamento a carico del dipendente.

Principio di proporzionalità della sanzione: a carattere generale e ad interpretazione

Nell’emettere la sentenza a favore della legittimità del licenziamento per mancanze plurime, la Corte di Cassazione si è inoltre espressa circa il carattere di generalità del principio di proporzionalità della sanzione. La Corte ha quindi affermato che il principio di giusta causa del licenziamento è stato appositamente definito a caratteri generali, di modo da rendere le norme adeguate alla realtà disciplinare. Il principio del giusto licenziamento va quindi deliberato in via interpretativa, in base ai valori esterni e alle sue disposizioni tacite.

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Article source: https://www.forexinfo.it/licenziamento-mancanze-plurime-legittimita-cassazione