Tuesday, 27 Jun, 2017
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Archive for October, 2016

"Falce e carrello", Cassazione riconosce diritto di critica a Caprotti

Roma, 31 ott. (askanews) - La Corte di Cassazione “ha sostanzialmente riconosciuto la correttezza delle conclusioni della Corte di Milano che ha affermato la sussistenza del diritto di critica a favore di Bernardo Caprotti ed Esselunga e ha escluso la concorrenza sleale da parte degli stessi”. E’ quanto sottolinea Esselunga dopo la sentenza depositata oggi dalla Cassazione, riguardante l’udienza dello scorso giugno sui ricorsi presentati dalle Coop per il libro “Falce e carrello” scritto dal fondatore di Esselunga Bernardo Caprotti.

La Corte di Cassazione ha pubblicato tre decisioni relative al contenzioso su Falce e Carrello promosso da Coop Adriatica, Coop Estense e da Coop Italia. Due delle sentenze hanno respinto i ricorsi, con la conseguenza che sono diventate definitive, le pronunce della Corte d’Appello di Milano che hanno così respinto le domande di Coop Adriatica e di Coop Italia. La terza sentenza ha invece ritenuto meritevole di ulteriore approfondimento ad opera della Corte d’Appello di Milano la controversia tra Coop Estense e il signor Zucchelli da un lato ed Esselunga e Bernardo Caprotti dall’altro, spiega Esselunga nella nota. Particolare importanza presenta sia per la natura di Coop Italia, definita dalla Corte di Appello di Milano “al vertice del sistema delle coop”, sia per il contenuto delle affermazioni fatte, la sentenza resa tra Coop Italia ed Esselunga nella quale la Cassazione “ha sostanzialmente riconosciuto la correttezza delle conclusioni della Corte di Milano che ha affermato la sussistenza del diritto di critica a favore di Bernardo Caprotti ed Esselunga e ha escluso la concorrenza sleale da parte degli stessi”.

La Cassazione ha affermato che “se la disciplina della concorrenza sleale ha come obiettivo quello di contribuire alla realizzazione di un effettivo mercato concorrenziale, nel quale il consumatore possa muoversi in modo consapevole e informato, è chiaro che le informazioni veritiere non possono considerarsi illecite”. La Cassazione – informa Esselunga – ha aggiunto che “è necessario precisare che, in presenza di notizie e apprezzamenti veritieri sui prodotti e sull’attività del concorrente, un illecito concorrenziale, a norme dell’art 2598 n.2 cc, è ravvisabile solo quando è negli stretti limiti in cui siano contestualmente formulate vere e proprie invettive e offese del tutto gratuito nei confronti del concorrente, che traggano cioè mero spunto o pretesto nella diffusione delle notizie veritiere”. Sulla base di queste premesse ha concluso “per la inammissibilità e infondatezza del ricorso di Coop Italia”, conclude la società. Red-Cip

Article source: http://www.askanews.it/top-10/falce-e-carrello-cassazione-riconosce-diritto-di-critica-a-caprotti_711930678.htm


Consiglio regionale, la Cassazione riammette Marras e esclude Tatti

ORISTANO. La Corte di Cassazione ha deciso: in consiglio regionale, in rappresentanza dell’Udc per la Provincia di Oristano, esce il sindaco di Ruinas, Gianni Tatti, e entra l’ex assessore provinciale, Alfonso Marras. Si tratta del pronunciamento definitivo.

Il Tar aveva stabilito che Tatti potesse restare in carica sino al pronunciamento della Cassazione, confermando la decisione della Giunta delle elezioni e, allo stesso tempo, sospendendo l’efficacia della sentenza con cui la Corte d’appello di Cagliari aveva dichiarato ineleggibile Tatti.

Il sindaco di Ruinas non si era dimesso prima delle elezioni regionali del 2014 dal consiglio d’amministrazione dell’Ente foreste. La Corte d’Appello avevae assegnato

il seggio a Marras. La disputa tutta interna ai centristi va avanti dall’inizio della legislatura, con ricorsi e controricorsi alla giustizia amministrativa, Tar e Consiglio di Stato, e civile, Tribunale di Oristano e Corte d’appello. Ora la Cassazione mette la parola fine alla disputa.

Article source: http://lanuovasardegna.gelocal.it/oristano/cronaca/2016/10/31/news/consiglio-regionale-la-cassazione-riammette-marras-e-esclude-tatti-1.14339454


Separazione o divorzio: quando termina l’obbligo di mantenimento

assegno di mantenimento

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In caso di separazione o di divorzio, il coniuge obbligato al versamento dell’assegno di mantenimento può smettere di pagare se l’ex partner inizia a convivere stabilmente con un’altra persona.

Dunque, non solo se il coniuge è convolato a nuove nozze. A confermarlo è la sesta sezione civile della Corte di Cassazione con la recentissima sentenza n. 19345 del 29 settembre 2016.

Assegno di mantenimento: quando non è dovuto?

L’assegno di mantenimento versato da uno dei coniugi all’ex partner che si trovi in stato di bisogno non deve essere più corrisposto quando il partner beneficiario si risposa. Lo stabilisce l’art. 5, comma 10) della Legge sul divorzio (Legge n. 898 del 1° dicembre 1970): “l’obbligo di corresponsione dell’assegno cessa se il coniuge, al quale deve essere corrisposto, passa a nuove nozze”.

Che cosa accade se, appunto, il partner beneficiario va a convivere con un’altra persona senza risposarsi?

La Cassazione, negli ultimi 2 anni, si è espressa più volte sulla questione stabilendo che, nel caso in cui la nuova relazione del coniuge beneficiario sia stabile e duratura, l’assegno di mantenimento non deve più essere corrisposto.

Obbligo di mantenimento: quando termina?

Nella sentenza n. 19345/2016 del 29 settembre scorso si legge che “l’instaurazione di una nuova famiglia, ancorché di fatto“, rescinde ogni connessione con il tenore e il modello di vita che caratterizzavano il precedente matrimonio e dunque “fa venire meno ogni presupposto per la riconoscibilità dell’assegno divorzile”.

Assegno di mantenimento: come terminare il versamento?

In realtà, le cose non sono sempre così semplici. Il coniuge che voglia interrompere il versamento mensile dell’assegno di mantenimento nei confronti dell’ex partner che convive con una terza persona deve provare tale convivenza di fronte al giudice.

In particolare, deve dimostrare che la nuova relazione sia prolungata e stabile nel tempo e nelle modalità. Solitamente, ci sarà insomma bisogno di testimoni che dichiarino assieme all’ex coniuge che la nuova relazione sia venuta a creare effettivamente una nuova famiglia.

A differenza della circostanza in cui il partner beneficiario convoli a nuove nozze, in questo caso sarà il giudice (e lui soltanto) a rescindere l’obbligo di versamento dell’assegno.

Diritto al mantenimento: quando si perde per sempre?

La sentenza n. 19345/2016 è interessante anche in quanto stabilisce chiaramente che la perdita del diritto all’assegno periodico di mantenimento è permanente e non può essere revocata. Infatti, il versamento dell’assegno “non entra in stato di quiescenza, ma resta definitivamente escluso”.

Come specifica la sentenza, questo perché la formazione di una nuova famiglia di fatto “è espressione di una scelta esistenziale, libera e consapevole” con la quale il partner beneficiario dell’assegno “assume pienamente il rischio di una cessazione del rapporto” e quindi di “ogni residua solidarietà post-matrimoniale con l’altro coniuge”.

Se il partner beneficiario rompe il secondo rapporto, anche se non ha mai contratto un matrimonio con il secondo compagno, insomma, non ha diritto ad alcun ripristino dell’assegno di mantenimento.

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Usura bancaria: scatta al momento della contabilizzazione degli interessi

usura bancaria

L’usura bancaria è, purtroppo, una pratica molto diffusa.

Molti consumatori lamentano di aver subito o di subire usura da parte delle banche ma occorre chiedersi qual è il momento preciso nel quale è possibile affermare che è in atto la condotta illecita?

LA SENTENZA

La Cassazione Penale con recente pronuncia (Cass. Pen. sez. II, sentenza 17/11/2015 n° 45642) ha ritenuto che l’usura scatta alla contabilizzazione degli interessi.

La Corte di Cassazione pone l’accento sul fatto che sebbene il reato di usura possa ritenersi consumato già con la sola pattuizione tra banca e cliente dell’interesse oltre soglia, affinchè si configuri, concretamente, il profitto illecito è necessario il conseguimento di un introito da parte dell’istituto bancario: “in tema di usura, il profitto confiscabile, ex art. 644 c.p., coincide con gli interessi usurari concretamente corrisposti …” (Cass. Sez. 6 sent. n. 45090 del 02/10/2014).

La novità della pronuncia

Il punto però più interessante e, si potrebbe dire, innovativo della citata pronuncia è il  ricomprendere nel concetto di “interessi usurari concretamente corrisposti” anche quelli erogati mediante l’emissione di titoli di credito, indipendentemente dall’ effettivo utilizzo di tali titoli.

Tali documenti, infatti, per la loro autonomia rispetto ai diritti incorporati, possono essere comunque oggetto di misura ablatoria.

Accade, quindi, che la banca è in condizione di disporre delle somme che confluiscono sul conto corrente del cliente – anche per mezzo di eventuali titoli di credito – riducendo, in tal modo, il proprio credito nei confronti del cliente medesimo.

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Contenzioso presso Corte di cassazione: nuove regole per smaltire l’arretrato

E’ in vigore dal 30 ottobre 2016 la legge n. 197/2016, di conversione del D.L. n. 168/2016, che detta nuove misure per la definizione del contenzioso presso la Corte di cassazione. Le disposizioni sono dirette a migliorare l’efficienza degli uffici giudiziari e la giustizia amministrativa, nonché ad agevolare la definizione del contenzioso presso la Corte di cassazione e la funzionalità degli uffici giudiziari mediante disposizioni in materia di applicazione in servizio di magistrati presso l’ufficio del massimario, di tirocini formativi, di trasferimenti e trattenimento in servizio dei magistrati e di organizzazione del personale amministrativo.

Article source: http://www.ipsoa.it/documents/fisco/contenzioso-tributario/quotidiano/2016/10/31/contenzioso-presso-corte-di-cassazione-nuove-regole-per-smaltire-l-arretrato