Monday, 23 Oct, 2017
Login

Archive for March, 2017

"Le tariffe idriche del Comune di Aragona sono illegittime", s’è pronunciata la Cassazione

La Corte di Cassazione scrive la parola “fine” sulla lunga vicenda relativa alle tariffe idriche applicate dal Comune di Aragona. Il Municipio aveva proposto ricorso per Cassazione contro le sentenze prima del giudice di pace, poi del tribunale di Agrigento, con le quali era stato condannato a rimborsare agli utenti, patrocinati dall’avvocato Giuseppe Farruggia, il canone idrico pagato negli ultimi dieci anni per importi pari a circa 2.500 per ogni utenza.

Oggi, la Corte di Cassazione ha pronunciato la prima sentenza in merito, rigettando il ricorso del Comune e confermando che le tariffe idriche determinate dal Comune di Aragona sono illegittime perchè impongono un importo da pagare uguale per tutti, completamente arbitrario, che prescinde totalmente dal consumo: chi consuma molta acqua, paga lo stesso importo di chi consuma pochissimo o addirittura nulla. Il consumatore, al contrario, dovrebbe pagare soltanto l’acqua effettivamente consumata.
L’utente, pertanto ha diritto al rimborso dei canoni versati negli ultimi dieci anni.

Article source: http://www.agrigentonotizie.it/cronaca/aragona-tariffe-idriche-illegittime-corte-cassazione-31-marzo-2017.html


Polla: omicidio Di Gloria. Maxi condanna a 23 anni per Giuseppe Petrillo










di-gloria-petrillo23 anni di reclusione per Giuseppe Petrillo, unico imputato nel processo si appello bis per l’omicidio di Nicola Di Gloria. È stata questa la condanna inflitta oggi dalla Corte di Assise e di Appello di Salerno al 32enne di Polla per l’omicidio di Nicola Di Gloria, il 61enne, anche lui di Polla ucciso nel 2010 sulle montagne del comune valdianese.

Giuseppe Petrillo era stato condannato in primo grado a 23 anni di carcere e poi in appello a 6 anni.

La notevole riduzione della pena era arrivata perché i giudici avevano riconosciuto in Petrillo un vizio parziale di mente, inoltre secondo la corte l’imputato non avrebbe commesso un omicidio volontario bensì il reato di lesioni volontarie.

Ad aprile dello scorso anno dalla Corte di Cassazione in seguito all’accoglimento del ricorso presentato dall’avvocato Sebastiano Tanzola, legale della famiglia Di Gloria.

Nell’udienza precedente il Procuratore Generale aveva chiesto per il 32enne la condanna a 14 anni di reclusione, la Corte inoltre aveva respinto la richiesta di rinnovo dell’istruttoria dibattimentale presentata dall’avvocato dell’imputato.

La Corte ha accolto la richiesta dell’avvocato Tanzola di confermare la sentenza di primo grado.

– Erminio Cioffi –







Article source: http://www.ondanews.it/polla-omicidio-gloria-maxi-condanna-23-anni-giuseppe-petrillo/


La Cassazione sul licenziamento per profitto

di Manuele Merlo Serventi – Con la sentenza n 25201/2016, la Corte di Cassazione ha sancito il principio di diritto secondo il quale il mero obiettivo del conseguimento del profitto pu adeguatamente giustificare la soppressione di una prestazione lavorativa e, conseguentemente, integrare idoneo motivo oggettivo di licenziamento.

Cos statuendo, il supremo consesso nomofilattico giunto ad un approdo inedito, seppur in qualche modo presagito da precedenti decisioni.

Cass. n 19185/2016 aveva, infatti, affermato che poteva costituire giustificato motivo oggettivo di licenziamento anche soltanto una diversa ripartizione di date mansioni fra il personale di servizio, attuata ai fini di una pi economica gestione aziendale.

Sulla stessa lunghezza d’onda si erano, sostanzialmente, poste anche altre pronunce della Corte di Cassazione per cui il datore di lavoro pu ricercare il profitto mediante la riduzione del costo del lavoro o di altri fattori produttivi ( Cass. n 13516/2016) o ancora licenziare per giustificato motivo oggettivo il lavoratore in ipotesi di esternalizzazione del settore di attivit ( Cass. n 6346/2013).

Avverso l’orientamento giurisprudenziale sinora esposto ne sussiste, tuttavia, un altro di segno opposto per il quale il licenziamento per giustificato motivo oggettivo non deve risultare meramente strumentale ad un incremento del profitto ( Cass. n 755/2012; Cass n 1916/2011; Cass. n 1230/2011).

In posizione intermedia tra i due orientamenti citati si trova una terza posizione per la quale legittimo il licenziamento per giustificato motivo oggettivo purch volto a far fronte a sfavorevoli situazioni economiche non meramente contingenti, influenti in maniera decisiva sulla normale attivit produttiva dell’impresa considerata ( Cass. 20534/2015; Cass. 5173/2015; Cass. 4299/2013).

Data la situazione come sopra descritta, evidente che in materia di licenziamento per giustificato motivo oggettivo sussista una giurisprudenza di Cassazione assai contrastante che potrebbe risolversi soltanto con un’apposita pronuncia resa a Sezioni Unite. 

Article source: http://www.studiocataldi.it/articoli/25631-la-cassazione-sul-licenziamento-per-profitto.asp


TERNI FA GIURISPRUDENZA

  Letture (323)
 
  Commenti (0)
 
 
 
  Pubblicato in: Notizie di Terni, Cronaca di Terni

Saranno le sezioni riunite della cassazione a decidere sulla legittimità o meno del sequestro del computer di Carlo Andreucci

Terni fa giurisprudenza.  Sulla legittimità del sequestro del computer di Carlo Andreucci, una delle persone indagate nell’inchiesta sugli appalti al Comune di Terni, decideranno le sezioni riunite della Corte di Cassazione.

“Noi facemmo ricorso al Tribunale del riesame, ricorso che fu respinto, lo presentammo, quindi, alla Corte di cassazione; oggi ho avuto notizia che la Corte ha rimesso il ricorso alle sezione unite. Ciò significa che la vicenda assume un rilevante spessore giuridico in quanto per accertare la legittimità o meno del provvedimento della Procura di Terni, visto che c’è una giurisprudenza, negli anni, contrastante e contraddittoria,  ci sarà una riunione plenaria di tutte le sezioni della Cassazione al fine di dare un giudizio definitivo sull’argomento che sarà legge”.  Lo precisa l’avvocato Massimo Proietti che assiste Carlo Andreucci e che ha inoltrato il ricorso alla cassazione  contro il sequestro del  suo computer.

In sostanza le sezioni unite dovranno stabilire se è legittimo, da parte degli inquirenti, sequestrare  fisicamente un computer  che contiene anche  dati personali che non hanno a che fare con una indagine o se si devono limitare a estrapolare e sequestrare ciò che è necessario per l’indagine lasciando alla persona indagata la disponibilità del Pc.

“Qualunque sarà la decisione  delle sezioni riunite – afferma l’avvocato Proietti –  abbiamo fatto giurisprudenza perché da Terni è stata sollevata una questione importante sulla quale c’è  stato , fino ad oggi, un orientamento contraddittorio da parte della Corte  che ha deciso, di volta in volta, in maniera contrastante dando ragione o agli indagati o agli inquirenti. Quindi, tutti gli operatori del Diritto, ad oggi, non hanno avuto una indicazione unitaria; finalmente, quando avremo la decisione, sarà fatta chiarezza sulle linee guida alle quali tutti dovremo attenerci. E’ una  questione importante e delicata visto che è in discussione la riservatezza di dati personali del cittadino”.

E’ evidente, dunque, che la risposta al ricorso presentato dall’avvocato Proietti, farà scuola, “sarà un indicazione precisa su come ci si dovrà regolare in questi casi,  casi sui quali si è discusso molto e si è combattuto molto”.

 

LA NOTIZIA SULL’INDAGINE SUGLI APPALTI AL COMUNE DI TERNI EI SEQUESTRI DEI COMPUTER DEGLI INDAGATI

http://www.terninrete.it/Notizie-di-Terni/indagati-e-sequesti-in-comune-370854

Article source: http://www.terninrete.it/Notizie-di-Terni/terni-fa-giurisprudenza-389381


Sì al riconoscimento dell’anzianità di servizio per i precari

I Giudici hanno riconosciuto l’anzianità di servizio maturata e le conseguenti differenze retributive che devono intendersi rapportate alla medesima progressione economica prevista per i dipendenti a tempo indeterminato del comparto scuola dai CCNL succedutisi nel tempo (cfr., Cass. 22552/2016).

Dichiarando, dunque, il diritto della ricorrente al riconoscimento dell’anzianità di servizio maturata e per l’effetto condanna il Ministero appellato al pagamento delle differenze retributive tra la retribuzione riconosciuta a un lavoratore a tempo indeterminato di pari livello e anzianità e la retribuzione percepita dalla ricorrente nel medesimo periodo, oltre a interessi legali dalla presente sentenza al saldo.

La Corte di Appello di Milano ha fatto proprio quanto disposto dalla Corte di Cassazione n. 22552/2016 che a sua volta ricordava come la Corte di Giustizia dell’Unione Europea abbia evidenziato che : a) “La clausola 4 dell’Accordo Quadro esclude in generale ed in termini non equivoci qualsiasi disparità di trattamento non obiettivamente giustificata nei confronti dei lavoratori a tempo determinato, sicché la stessa ha carattere incondizionato e può essere fatta valere dal singolo dinanzi al giudice nazionale, che ha l’obbligo di applicare il diritto dell’Unione e di tutelare i diritti che quest’ultimo attribuisce, disapplicando, se necessario, qualsiasi contraria disposizione del diritto interno (Corte Giustizia 15.4.2008, causa C-286/06, Impact; 13.9.2007, causa C-307/2005, D.C.A.; 8.9.2011 C-177/10 Rosado Santana); b) Il principio di non discriminazione non può essere interpretato in modo restrittivo, per cui la riserva in materia di retribuzione contenuta nell’art. 137 n. 5 del Trattato (oggi 153 n. 5) “non può impedire ad un lavoratore a tempo determinato di richiedere in base al divieto di discriminazione, il beneficio di una condizione di impiego riservata ai soli lavoratori a tempo indeterminato, allorché proprio l’applicazione di tale principio comporta il pagamento di una differenza di retribuzione” (D.C.A., cit. punto 42); c) Le maggiorazioni retributive che derivano dalla anzianità di servizio del lavoratore, costituiscono condizioni di impiego ai sensi della clausola 4, con la conseguenza che le stesse possono essere legittimamente negate agli assunti a tempo determinato solo in presenza di una giustificazione oggettiva ( Corte di Giustizia 9.7.2015, in causa C177/14, Regojo Dans, punto 44 e giurisprudenza ivi richiamata); d) A tal fine non è sufficiente che la diversità di trattamento sia prevista da una norma generale ed astratta, di legge o di contratto, né rilevano la natura pubblica del datore di lavoro e la distinzione fra impiego di ruolo e non di ruolo, perché la diversità di trattamento può essere giustificata solo da elementi precisi e concreti di differenziazione che contraddistinguano le modalità di lavoro e che attengano alla natura ed alle caratteristiche delle mansioni espletate (Regojo Dans, cit. punto 55 e con riferimento ai rapporti non di ruolo degli enti pubblici italiani Corte di Giustizia 18.10.2012, causa C302/2011 e 305/2011, Valenza; 7.3.2013, causa C 339/2011, Bertazzi).

La Corte di Cassazione ha anche evidenziato: “Questa Corte ha già affermato che la interpretazione delle nome Eurounitarie è riservata alla Corte di Giustizia, le cui pronunce hanno carattere vincolante per il giudice nazionale, che può e dive applicarle anche ai rapporti giuridici sorti e costituiti prima della sentenza interpretativa.

A tali sentenze, infatti, siano esse pregiudiziali o emesse in sede di verifica della validità di una disposizione, va attribuito il valore di ulteriore fonte del diritto dell’unione Europea, non nel senso che esse creino ex novo norme comunitarie, bensì in quanto ne indicano il significato ed i limiti di applicazione,con efficacia erga omnes nell’ambito dell’Unione”. Ad avviso della Corte, alla violazione del diritto del lavoratore a termine a non essere discriminato nelle condizioni di impiego consegue una connotazione anche risarcitoria della pretesa retributiva dell’odierna appellata.

Article source: http://www.orizzontescuola.it/si-al-riconoscimento-dellanzianita-di-servizio-per-i-precari/