Monday, 23 Oct, 2017
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Furto: il luogo di lavoro per la Cassazione non è privata dimora

Dott.ssa Rosa Valenti - In una sua ultima pronuncia (n. 31345/2017) la Corte di Cassazione, ha fatto chiarezza sull’articolo 624 bis Codice Penale (Furto in abitazione e furto con scasso), con riferimento nello specifico alla nozione di privata dimora.

La questione sottoposta era se i luoghi aperti al pubblico possano rientrare nella detta nozione, pertanto, si fa riferimento non solo all’art. 624-bis, ma anche ad altre norme, sia di carattere sostanziale (artt. 614, 615, 615-bis, 624-bis, 628, terzo comma, n. 3-bis, 52, secondo comma, cod. pen.), sia di carattere processuale (art. 266, comma 2, cod. proc. pen.).

L’art. 624-bis del codice penale

Larticolo 624 bis c.p. al primo comma recita: “Chiunque si impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per seo per gli altri, mediante lintroduzione in un edificio o in altro luogo destinato in tutto o in parte a privata dimora o nelle pertinenze di essa, epunito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da Euro 309 a Euro 1.032.”

La nozione di privata dimora

Secondo l’orientamento prevalente, per privata dimora deve intendersi qualsiasi luogo che serva all’esplicazione di atti della vita privata e, quindi, anche attivit di lavoro, culturali, professionali, politiche quali istituzioni, centri e simili, in cui si svolge parte della vita privata dellindividuo. L’orientamento maggioritario d una interpretazione estensiva, tanto da ricomprendervi tutti i luoghi, non pubblici, nei quali le persone si trattengono per compiere, anche in modo transitorio e contingente, atti della vita privata.

Si ritenuto, pertanto, configurabile il delitto previsto dall’art. 624-bis cod. pen. in ordine al furto commesso: all’interno di un ristorante in orario di chiusura (Sez. 2, n. 24763 del 26/05/2015, Mori, Rv. 264283); in un bar-tabacchi in orario di chiusura (Sez. 5, n. 6210 del 24/11/2015, Tedde, Rv. 265875); all’interno di un cantiere edile allestito nel cortile di un immobile in cui erano in corso lavori di ristrutturazione (Sez. 5, n. 2768 del 01/10/2014, Baldassin, Rv. 262677); all’interno di un’edicola (Sez. 5, n. 7293 del 17/12/2014, Lattanzio, Rv. 262659); in uno studio odontoiatrico (Sez. 5, n. 10187 del 15/02/2011, Gelasio, Rv. 249850); in una farmacia durante l’orario di apertura (Sez. 4, n. 37908 del 3 Corte di Cassazione – copia non ufficiale 25/06/2009, Apprezzo, Rv. 244980); all’interno di un ripostiglio di un esercizio commerciale (Sez. 5, n. 22725 del 05/05/2010, Dunca, Rv. 247969); in una baracca di un cantiere edile adibito a spogliatoio (Sez. 5, n. 32093 del 25/06/2010, Truzzi, Rv. 248356).

La privata dimora nei luoghi di lavoro

Tali soluzioni risultano non condivisibili, in quanto si fa dipendere l’applicazione di un trattamento sanzionatorio pi grave previsto dal legislatore per il reato di furto in abitazione.

I luoghi di lavoro, si pensi agli uffici, agli esercizi commerciali, agli stabilimenti commerciali o agli studi professionali, sono generalmente accessibili ad una pluralit di soggetti anche senza il preventivo consenso dell’avente diritto quindi risulta estraneo ogni carattere di riservatezza, essendo esposti, per definizione, alla “intrusione” altrui, difatti, il pubblico si introduce fisicamente all’interno dell’edificio e pu visionare lambiente circostante. Pertanto gli operatori prendono contatto con il pubblico nel quotidiano per cui risulta impossibile parlare di riservatezza o di violazione della sfera privata.

Potr, quindi, essere riconosciuto il carattere di privata dimora ai luoghi di lavoro se in essi, o in parte di essi, il soggetto compia atti della vita privata in modo riservato e precludendo l’accesso a terzi (ad esempio, retrobottega, bagni privati o spogliatoi, area riservata di uno studio professionale o di uno stabilimento).

Luoghi di lavoro: privata dimora solo se c’ area riservata alla sfera privata

Nel caso di specie allimputato era stata applicata la riduzione, per la scelta del rito abbreviato, alla pena di anni uno di reclusione ed euro 400 di multa per il reato di cui agli artt. 624-bis e 625, primo comma, n. 2, cod. pen., perch, infrangendo la finestra di un esercizio commerciale vi si introduceva ed asportava del denaro ed una macchina fotografica.

“Ai fini della configurabilit del delitto previsto dall’art. 624-bis cod. pen., i luoghi di lavoro non rientrano nella nozione di privata dimora, salvo che il fatto sia avvenuto all’interno di un’area riservata alla sfera privata della persona offesa. Rientrano nella nozione di privata dimora di cui all’art. 624-bis cod.pen. esclusivamente i luoghi, anche destinati ad attivit lavorativa o professionale, nei quali si svolgono non occasionalmente atti della vita privata, e che non siano aperti al pubblico n accessibili a terzi senza il consenso del titolare”. (Penale Sez.U Sent. num. 31345 Anno 2017 del 23/03/2017).

Secondo la Cassazione non risulta dagli atti che l’esercizio commerciale, in cui fu commesso il furto, avesse un locale con le caratteristiche in precedenza delineate, in cui cio si potessero svolgere atti della vita privata del titolare, in modo riservato e senza possibilit di accesso da parte di estranei. Risulta, piuttosto, che la somma di denaro sottratta si trovava nella cassa dell’esercizio e la macchina fotografica su un tavolo, vale a dire in luogo accessibile al pubblico. Non configurabile, pertanto, il furto in abitazione a norma dell’art. 624-bis cod. pen., bens il reato di cui agli artt. 624 e 625, primo comma, n. 2, cod. pen. (furto aggravato dalla violenza sulle cose), essendo la sottrazione dei beni, di cui alla contestazione, avvenuta mediante effrazione della finestra dell’esercizio commerciale.

Dottoressa Rosa Valenti

http://rosavalenticriminologo.blogspot.de/

Article source: http://www.studiocataldi.it/articoli/26624-furto-il-luogo-di-lavoro-per-la-cassazione-non-e-privata-dimora.asp


Siracusa, la Corte di Cassazione conferma la condanna a 4 anni e mezzo per l’autore dell’incidente mortale in cui …




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Cronaca

Siracusa, la Corte di Cassazione conferma la condanna a 4 anni e mezzo per l’autore dell’incidente mortale in cui persero la vita Gabriele e Claudio

L’impatto tra i due mezzi fu violentissimo, tanto da sbalzare i due giovani a diversi metri di distanza dal luogo dell’incidente; Claudio Caruso morì poco dopo l’arrivo in Ospedale, mentre Gabriele spirò il giorno successivo


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La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di Leonardo Giuseppe Cereda, quarantenne milanese, già condannato dal Tribunale di Milano per guida in stato di ebrezza e omicidio colposo. A Cereda era stata inflitta una pena di 4 anni e sei mesi e l’onere del pagamento delle spese processuali oltre ad una ammenda di 3 mila euro e il ritiro della patente ma aveva presentato ricorso alla Suprema Corte che – come rivela La Sicilia – lo ha rigettato confermando il precedente pronunciamento.

Cereda, l’8 ottobre del 2011 mentre era alla guida di una Fiat 500 travolse all’incrocio tra viale Romagna e via Pascoli, Claudio Caruso e Gabriele Chierzi, due giovani studenti siracusani. L’impatto tra i due mezzi fu violentissimo, tanto da sbalzare i due giovani a diversi metri di distanza dal luogo dell’incidente; Claudio Caruso morì poco dopo l’arrivo in Ospedale, mentre Gabriele spirò il giorno successivo.

Gabriele Chierzi aveva 22 anni, studente universitario alla Bocconi, guidava uno scooter Honda modello Sh ed era alla guida mentre il suo amico, collega e coetaneo, Claudio Caruso, era seduto sulla sella dietro. Alle 5.20 quando lo scooter, che percorreva via Pascoli, a quanto pare dalle prime ricostruzioni, non ha rispettato la precedenza e si è scontrato con la Fiat 500 del 38enne di Gorgonzola che andava a forte velocità lungo viale Romagna.  Un bruttissimo incidente, molto violento, con un epilogo drammatico

30 giugno 2017
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Article source: http://www.siracusanews.it/siracusa-la-corte-cassazione-conferma-la-condanna-4-anni-mezzo-lautore-dellincidente-mortale-cui-persero-la-vita-gabriele-claudio/


Siracusa, Sisma ’90, sì della Cassazione ai rimborsi per i lavoratori: lo Stato deve restituire 6 mila euro a 70 mila …




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Attualità

Siracusa, Sisma ’90, sì della Cassazione ai rimborsi per i lavoratori: lo Stato deve restituire 6 mila euro a 70 mila dipendenti


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Le sezioni riunite della Cassazione hanno definitivamente riconosciuto il diritto per i dipendenti di avere rimborsate le trattenute versate in eccedenza, rispetto l’aliquota del 10% indicata dalla legge sul terremoto di Santa Lucia. L’importo si aggira mediamente intorno i 6 mila euro a contribuente.

Lo ha comunicato l’onorevole Pippo Zappulla, deputato di Articolouno Movimento Democratico e Progressista, nel corso di una conferenza svoltasi questa mattina, a Siracusa, nella segreteria provinciale di Mdp.

Con la sentenza numero 15026 del 16 giugno 2017, i giudici dell’Alta corte hanno messo la parola fine a tutti i tentativi dell’Agenzia Centrale delle Entrate e del Ministero dell’Economia e Finanze, per tenersi i soldi in più che avevano versato oltre 70 mila lavoratori della provincia di Siracusa, e circa 90 mila delle province di Catania e Ragusa.

Insieme al deputato dei democratici Giuseppe Berretta – ha dichiarato il demoprogressista Zappulla – abbiamo già chiesto all’Agenzia delle Entrate e al Ministero di conoscere le modalità e i tempi con cui intendono procedere al rimborso. A nostro avviso, intanto devono essere utilizzati entro il 31 dicembre 2017 i primi 90 milioni di euro già in bilancio, per prevedere negli anni finanziari successivi le altre risorse. L’Agenzia deve interrompere i contenziosi, inutili e dannosi anche per le stesse casse dello Stato, e cominciare a pagare in ordine di presentazione e sulla base dei contenziosi già attivati. Ai contribuenti stanno chiedendo la documentazione relativa al periodo interessato ma, al fine di accelerare le pratiche, è necessario attingere dalla propria banca dati. In ogni caso abbiamo già chiesto di conoscere come intendono procedere, con quali modalità e tempi“.

30 giugno 2017
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Permessi Legge 104: nuove regole della Corte di Cassazione

Permessi Legge 104: le ultime sentenze della Cassazione fanno chiarezza su diversi aspetti, come ad esempio per il calcolo delle ferie e l’importo degli incentivi di produzione.

La legge 104 del 5 febbraio del 1992 ha introdotto diverse norme per la tutela dei disabili, ma ci sono anche dei riferimenti per chi vive con loro occupandosi dell’assistenza. Ad esempio, i genitori dei bambini affetti da disabilità hanno diritto a 3 giorni mensili di permesso, ma anche del prolungamento del congedo parentale.

Potete consultare il testo completo della Legge 104 nel nostro articolo dedicato, mentre di seguito faremo un sunto delle ultime notizie su questa tipologia di permessi. Negli ultimi mesi, infatti, la Legge 104 è stata oggetto di diverse sentenze della Cassazione, con l’ultima – datata 7 giugno – che ha fatto chiarezza sulla maturazione delle ferie nel periodo in cui si usufruisce dei permessi.

Ecco tutto quello che c’è da sapere sulle nuove regole sui permessi previsti dalla Legge 104 e sulle ultime sentenze della Cassazione.

Permessi Legge 104 e maturazione delle ferie: come funziona il calcolo

Con l’ordinanza n°14187 del 7 giugno 2017, la Corte di Cassazione – Sezione Civile – ha ribadito che i lavoratori indicati nella Legge 104 hanno diritto a godere dei permessi a loro riservati in aggiunta alle ferie.

In questo modo la Cassazione ha voluto riaffermare non solo la funzione assistenziale della Legge 104 nei confronti del lavoratore, ma anche la tutela della sua situazione economica.

La sentenza è molto importante perché fa chiarezza sulla maturazione delle ferie per i lavoratori che possono beneficiare dei permessi della 104: questa, infatti, ha specificato che i permessi usufruiti sono comunque computabili nella maturazione delle ferie, così come per la quattordicesima.

L’unica eccezione è rappresentata dal caso in cui il lavoratore usufruisca dell’estensione del congedo parentale – per i casi previsti dalla Legge 104 – poiché la maturazione di ferie e quattordicesima viene temporaneamente sospesa.

La sentenza della Cassazione è giustificata dal principio per cui il “diritto alle ferie garantisce il ristoro delle energie a fronte della prestazione lavorativa , è tale anche a fronte dell’assistenza ad un invalido, che comporta un aggravio in termini di dispendio di risorse fisiche e psichiche”.

I permessi previsti per coloro che assistono una persona invalida, tutelati dalla Costituzione e dalle norme comunitarie, non possono comportare per alcun motivo un aggravio della situazione economica di chi ne usufruisce e di conseguenza i giorni presi in linea con quanto stabilito dalla Legge 104 vanno conteggiati ai fini delle ferie e della quattordicesima.

Legge 104: i giorni di permesso non riducono gli incentivi di produzione

Un altro aspetto sul quale è intervenuta la Corte di Cassazione è quello legato agli incentivi di produzione.

Anche in questo caso vale il principio per cui il permesso non può comportare un aggravio della situazione economica di chi assiste un disabile ed è per questo che per i giudici della Cassazione – sentenza 20.684 del 2016 – i giorni di assenza dal lavoro non devono influire sul calcolo degli incentivi di produzione.

Nel dettaglio, la verifica dei risultati conseguiti dal lavoratore non deve essere commisurata al numero di ore o giorni di lavoro effettivo e di conseguenza gli incentivi di produzione vanno corrisposti al 100% anche a coloro che si assentano dal lavoro per assistere un familiare disabile.

Legge 104, il lavoratore può essere comunque trasferito

Ma la Corte di Cassazione non si è soffermata solamente sui diritti del lavoratore, ma anche su quelli del datore di lavoro. Nel dettaglio, con la sentenza n°12.729 notificata lo scorso 29 maggio, la Suprema Corte ha dichiarato che anche il dipendente che usufruisce dei permessi della 104 può essere trasferito in un’altra sede di lavoro.

Tuttavia, per procedere con il trasferimento del lavoratore che assiste un familiare disabile, il datore di lavoro deve dimostrare la sussistenza di “esigenze aziendali effettive e urgenti, insuscettibili di essere altrimenti soddisfatte”.

In questo caso quindi la sopravvivenza dell’azienda ha la priorità sul diritto di una persona ad assistere un familiare con disabilità; in tutti gli altri casi, invece, non è possibile trasferire un dipendente che rientra nelle categorie previste dalla 104, neppure qualora la disabilità del parente non sia grave.

Articolo originale pubblicato su Money.it

Article source: https://www.forexinfo.it/news/Permessi-legge-104-chiarimenti-Corte-Cassazione


Egitto: presidente al Sisi nomina i vertici Corte di Cassazione e …

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