Friday, 19 Jan, 2018
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Archive for June, 2017

Egitto: presidente al Sisi nomina i vertici Corte di Cassazione e Procura amministrativa

Agenzia di stampa quotidiana. Registrazione presso il Tribunale di Roma n. 17/2010 del 19.1.2010
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Cassazione: avvocato senza procura speciale? Ricorso … – Altalex


REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE 

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente -

Dott. DORONZO Adriana – Consigliere -

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere -

Dott. ESPOSITO Lucia – rel. Consigliere -

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere -

sul ricorso 10403/2016 proposto da:

B.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PRATI FISCALI, 158, presso lo studio dell’avvocato FABIO PINCI, che la rappresenta e difende;

- ricorrente -

contro

M.R., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA AUGUSTO DULCERI 36, presso lo studio dell’avvocato GINA CECCHINI, che la rappresenta e difende unitamente e disgiuntamente all’avvocato BARBARA VALENTE;

- controricorrente -

avverso la sentenza n. 7312/2015 della CORTE D’APPELLO di ROMA, depositata il 03/11/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del 10/05/2017 dal Consigliere Dott. LUCIA ESPOSITO.

Svolgimento del processo

che con sentenza del 3/11/2015 la Corte d’appello di Roma ha confermato la decisione del giudice di primo grado che, accertata l’esistenza tra B.M., datrice di lavoro, e M.R., lavoratrice, di un rapporto di lavoro subordinato con inquadramento nel IV livello del CCNL commercio a decorrere dal 1/10/1991, aveva condannato l’odierna ricorrente al pagamento di somme a titolo di differenze retributive;

che avverso la sentenza ha proposto ricorso per cassazione la B. sulla base di un unico motivo, illustrato mediante memoria;

che la M. ha resistito con controricorso. 


che l’Avv. Fabio Pinci ha dichiarato, nell’intestazione del ricorso per cassazione, di rappresentare e difendere B.M. sulla base di delega in calce al ricorso in appello;

che, tale essendo l’unica fonte dello ius postulandi, il ricorso è inammissibile, a nulla rilevando la qualità di avvocato iscritto all’albo dei cassazionisti del difensore, poichè, come ripetutamente chiarito da questa Corte (ex plurimis Cass. 13558/2012), “Ai sensi dell’art. 365 c.p.c., la procura rilasciata all’avvocato iscritto nell’apposito albo e necessaria per la proposizione del ricorso per cassazione deve essere conferita, con specifico riferimento alla fase di legittimità, dopo la pubblicazione della sentenza impugnata. E’, pertanto, inidonea allo scopo, e, come tale, determina l’inammissibilità del ricorso, la procura apposta in margine od in calce all’atto introduttivo del giudizio di merito, ancorchè conferita per tutti i gradi e le fasi del giudizio”;

che la rilevata inammissibilità non può essere superata con l’esercizio del potere previsto, per i gradi di merito, dall’art. 182 c.p.c., comma 2, (norma richiamata dalla ricorrente nelle memorie), sia perchè si verte in tema di procura del tutto mancante, sin dall’origine, e, in quanto tale, insuscettibile di sanatoria, trattandosi di un requisito preliminare di ammissibilità senza il quale l’atto introduttivo del giudizio civile (per i procedimenti nei quali è necessario il patrocinio di un difensore avvocato) non può essere qualificato come tale (si veda Cass. n. 20016 del 06/10/2016), sia perchè l’invito alla regolarizzazione da parte del giudice previsto dalla norma invocata risulta incompatibile con la struttura del giudizio di legittimità, che esclude l’espletamento di un’attività istruttoria e prevede la necessità di produrre, a pena d’improcedibilità, i documenti sull’ammissibilità del ricorso all’atto del suo deposito (si veda Cass. n. 20016 del 06/10/2016);

che all’inammissibilità del ricorso consegue la condanna alle spese del difensore, alla luce del principio consolidato nella giurisprudenza di legittimità secondo il quale “In materia di spese processuali, qualora il ricorso per cassazione sia stato proposto dal difensore in assenza di procura speciale da parte del soggetto nel cui nome egli dichiari di agire in giudizio, l’attività svolta non riverbera alcun effetto sulla parte e resta nell’esclusiva responsabilità del legale, di cui è ammissibile la condanna al pagamento delle spese del giudizio” (così Cass. 11551 /2015, conforme Cass. n. 58 del 07/01/2016); 


La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna l’avv. Fabio Pinci al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in complessivi Euro 3.000,00 di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali nella misura del 15% e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.


Così deciso in Roma, il 10 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 26 giugno 2017.

Article source: http://www.altalex.com/documents/news/2017/06/29/cassazione-avvocato-senza-procura-speciale-ricorso-inammissibile-e-paga-le-spese


Sollecito, Cassazione motiva “menzogne durante le indagini” negato risarcimento

Nessun risarcimento per ingiusta detenzione a Raffaele Sollecito, l’ingegnere barese definitivamente assolto dall’accusa di aver ucciso Meredith Kercher insieme all’allora fidanzata, Amanda Knox.

Lo ha stabilito la IV Sezione della Corte di Cassazione che ha rigettato il ricorso presentato dai suoi legali, Giulia Bongiorno e Luca Maori, all’indomani del ‘no’ al risarcimento che già gli era arrivato dai giudici della Corte d’Appello di Firenze. “Coerentemente con la decisione della stessa Cassazione che, quando ha assolto Raffaele e Amanda aveva parlato di gravi errori di indagine, ci si attendeva un minimo di risarcimento quindi è ovvio che questa decisione ci sembra un po’ contraddittoria”, dice l’avvocato Bongiorno. “Questo ovviamente non scalfisce l’assoluzione di Raffaele e posso affermare che non finisce qui, intendo andare avanti in sede europea perché il riconoscimento dell’ingiustizia detenzione mi sembrerebbe il giusto epilogo”.

Nella loro memoria, i legali avevano molto sottolineato le défaillance investigative dell’inchiesta sull’omicidio di Meredith, evidenziando anche che le prime dichiarazioni di Sollecito vennero prese in violazione delle garanzie difensive. La procura generale invece, sposando in toto le motivazioni con cui Firenze aveva negato il risarcimento aveva sottolineato ancora una volta la responsabilità di Sollecito nella sua permanenza in carcere. “Sussiste una ingiusta detenzione stante la sopraggiunta assoluzione dell’istante – scrivevano i togati di Firenze – ma che egli ha concorso a causarla con la propria condotta dolosa o gravemente colposa consistita nel rendere alla polizia giudiziaria, agli inquirenti, e ai giudici, in particolare nelle fasi iniziali delle indagini, dichiarazioni contraddittorie o addirittura francamente menzognere, risultate tali anche alla luce delle valutazioni contenute nella sentenza definitiva di Cassazione”.

Le dichiarazioni di Sollecito, per i giudici di Firenze, le cui decisioni sono state ora benedette anche dalla Cassazione, “hanno sicuramente contribuito, nell’ambito di un quadro indiziario e probatorio ambiguo, ad orientare dapprima gli inquirenti e poi i giudici di merito verso una valutazione complessiva sfavorevole al Sollecito delle prove raccolte e soprattutto dei numerosi indizi suscettibili di varia interpretazione anche da parte di consulenti e periti, fino a far emettere, in due sentenze, un giudizio di responsabilità penale”. Per i giudici dunque, la condotta di Sollecito “deve quindi essere qualificata come un esempio di quel ‘dolo o colpa grave’  che, secondo l’articolo 314 cp nella interpretazione da sempre fornita dalla Suprema Corte, esclude il diritto del soggetto giudicato innocente al risarcimento per l’ingiusta detenzione subita”. Per lo Stato italiano però, Sollecito non deve prendere una lira di risarcimento. Vedremo cosa deciderà l’Europa.

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Article source: http://tuttoggi.info/sollecito-cassazione-motiva-menzogne-le-indagini-negato-risarcimento/403410/


Omicidio Meredith Kercher, la Cassazione conferma: nessun risarcimento per Raffaele Sollecito

Le difesa di Raffaele Sollecito ha annunciato l’intenzione di rivolgersi all’Unione Europea.

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Dopo il no della Corte D’Appello di Firenze, anche i giudici della Corte Di Cassazione hanno rigettato ieri la richiesta di indennizzo per l’ingiusta detenzione di Raffaele Sollecito, in carcere per quasi quattro anni con l’accusa di aver ucciso Meredith Kercher insieme alla statunitense Amanda Knox.

I legali del giovane si erano rivolti alla Corte di Cassazione chiedendo di rivalutare l’istanza di indennizzo pari a 516 mila euro, ma i giudici hanno deciso di dare ragione ai colleghi della Corte d’Appello di Firenze e di respingere quella richiesta, negando di fatto a Sollecito il risarcimento.

L’avvocato Giulia Bongiorno ha già annunciato l’intenzione di rivolgersi all’Europa:

Questo ovviamente non scalfisce l’assoluzione di Raffaele e posso affermare che non finisce qui. Intendo andare avanti in sede europea perché mi sembrerebbe il riconoscimento dell’ingiustizia detenzione mi sembrerebbe il giusto epilogo.

Alla base della decisione dei giudici di Firenze c’era stato il comportamento di Sollecito nelle prime fase dell’indagine, quando il giovane avrebbe tenuto una condotta “dolosa” e “gravemente menzognera”, inducendo quindi le autorità a immaginarlo colpevole. Le motivazioni della Corte di Cassazione, invece, saranno rese note entro i prossimi 30 giorni.

Article source: http://cronacaeattualita.blogosfere.it/post/584322/meredith-kercher-cassazione-nessun-risarcimento-per-raffaele-sollecito


Anche tra separati l’assegno si taglia se l’ex è meno ricco

Inutile per la moglie separata invocare il tenore di vita goduto durante il matrimonio, per evitare la riduzione dell’assegno di mantenimento dovuto dall’ex marito imprenditore. La Corte di cassazione (sentenza 16190) respinge il ricorso di una signora – assistente di volo Alitalia, messa in mobilit nel corso del giudizio – che, in sede di appello, aveva subito un “taglio” dell’assegno in suo favore, passato da mille euro a 600, mentre quello a beneficio della figlia minore era diminuito di 300 euro, dalle iniziali 1.300, riduzioni giustificate dalle condizioni non pi floridissime dell’ex. Un peggioramento economico sul quale la donna nutriva seri dubbi. Le perplessit erano state messe nero su bianco con l’accusa di slealt processuale mossa all’ex, che aveva “nascosto” ai giudici l’estratto del conto titoli e una serie di entrate che lo rendevano molto pi ricco di quanto voleva apparire.

La donna aveva fatto presente che il riconoscimento di un assegno tanto modesto non le consentiva affatto di mantenere il tenore di vita goduto nel corso del matrimonio. Inoltre, i giudici non avevano attentamente analizzato la documentazione da lei prodotta a dimostrazione delle maggiori entrate, compresi due assegni incassati dall’ex per 325 mila euro. Anche l’uomo per aveva le sue rivendicazioni e nel controricorso negava il diritto dell’ex all’assegno. La Cassazione respinge le pretese di entrambi.

I giudici affermano, infatti, che il mantenimento dovuto, dando per un peso solo alla disparit economica tra le parti e ignorando il criterio del tenore di vita. Per la Suprema corte evidente che l’ex marito era pi benestante di quanto voleva far credere, come si deduceva anche da un tenore di vita incompatibile con le modeste entrate dichiarate al fisco. Dalla sua aveva, infatti, vari guadagni non legati all’attivit di imprenditore e pi beni immobili, compreso un appartamento comprato dopo aver lasciato la casa coniugale senza fare un mutuo: circostanza che prova una disponibilit di denaro.

Detto questo per la Suprema corte risponde alla censura dell’ex moglie che aveva contestato alla Corte d’appello di non aver analizzato tutta la documentazione da lei prodotta per provare i maggiori redditi. La Corte ricorda che il giudice che deve decidere sui presupposti dell’assegno ed eventualmente quantificarlo non tenuto ad accertare i redditi nel loro esatto ammontare, ma pu limitarsi a ricostruire in maniera attendibile la situazione patrimoniale dei coniugi. Ed quanto il giudice ha fatto affermando il diritto all’assegno – confermando il taglio – in considerazione del divario economico tra gli ex, ma senza guardare al pi alto tenore di vita goduto prima della separazione.

© Riproduzione riservata

Article source: http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2017-06-28/anche-separati-l-assegno-si-taglia--se-l-ex-e-meno-ricco--211637.shtml?uuid=AEBzBunB