Wednesday, 13 Dec, 2017
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Archive for July, 2017

Scuola, inserimento in GaE diplomati magistrale: Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del MIUR

(Teleborsa) – Ancora un passo in avanti sull’annosa vicenda dell’inserimento nelle GaE dei docenti con diploma magistrale: la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del MIUR e conferma che la giurisdizione sul caso è di competenza del TAR e non del giudice ordinario. 

Dichiarato inammissibile il ricorso, ora si attende la fissazione dell’udienza in Adunanza Plenaria per la definitiva decisione sul diritto all’inserimento in GaE dei docenti abilitati con Diploma Magistrale.

Il presidente del sindacato della scuola Anief, Marcello Pacifico invita il Governo ad assumersi le sue responsabilità e chiede che prima della Plenaria, l’ Esecutivo proceda a sanare l’ingiustizia perpetrata da più di dieci anni a discapito di questa categoria di docenti abilitati.

A questo punto – spiega Anief – l’Adunanza Plenaria potrà fissare la data per la definitiva discussione sul diritto dei diplomati magistrale all’inserimento in GaE: è probabile che la discussione si possa svolgere a ottobre o, comunque, entro la fine dell’anno. Anief ricorda che l’esito interessa oltre 60mila diplomati con titolo magistrale prima del 2002, ma soprattutto i tanti ricorrenti (oltre 20mila), una parte di quali sono stati anche già immessi in ruolo.

“Questa sentenza, dall’esito per noi scontato, ribadisce la questione della competenza del giudice amministrativo e, finalmente, sblocca la discussione in Adunanza Plenaria. Attendiamo, ora, con fiducia l’esito della stessa, ma chiediamo con forza al MIUR che prenda in carico le proprie responsabilità nei confronti di questi docenti abilitati con diploma magistrale e che preveda una risoluzione per sanare l’ingiustizia dell’esclusione ormai decennale di personale abilitato dalle graduatorie da cui si attinge per le immissioni in ruolo”, chiosa Pacifico che spiega che nel frattempo “continueremo a tutelare tutte le inclusioni nelle GaE dei nostri ricorrenti”
 

Scuola, inserimento in GaE diplomati magistrale: Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del MIUR

Article source: http://quifinanza.it/finanza/scuola-inserimento-in-gae-diplomati-magistrale-cassazione-dichiara-inammissibile-il-ricorso-del-miur/134037/


Docenti, il periodo di prova non entra nella ricostruzione della …

Importante sentenza della Corte di Cassazione con l’ordinanza n.17771/2017. I giudici hanno accolto il ricorso del Miur. La Cassazione – riporta Il Sole 24 Ore – ha affermato che la ricostruzione della carriera di una docente, anche ai fini economici, non può che riferirsi ai soli rapporti di impiego che si realizzano al positivo superamento del periodo di prova.

 

La Corte d’appello, nel 2011, aveva confermato la sentenza del Tribunale ordinario e accolto il ricorso di un’insegnante nei confronti del Miur, rivolta ad aver riconosciuto il diritto alla ricostruzione della carriera, dalla data di conferma in ruolo con un’anzianità di 15 anni, 3 mesi e 25 giorni ai fini giuridici ed economici, oltre a 8 mesi ai soli fini economici.

 

L’amministrazione scolastica aveva considerato irrecuperabile ai fini economici l’anzianità, per aver preso la dipendente, servizio effettivo soltanto a seguito della riammissione conseguente alla conclusione della vicenda penale che l’aveva vista coinvolta e per la quale aveva scontato la pena detentiva di 1 anno, 8 mesi e 15 giorni.

La Corte d’Appello ha riconosciuto il diritto alla ricostruzione della carriera della dipendente, sul presupposto che la stessa, supplente incaricata con contratti temporanei, nominata in ruolo con decorrenza dall’agosto del 1982, si era trovata nell’impossibilità di svolgere il periodo di prova, essendo, al tempo della stabilizzazione sottoposta a sospensione cautelare, prima obbligatoria, poi facoltativa, per essere imputata in un procedimento.

 

A seguito della sentenza di condanna l’amministrazione, con provvedimento del 1991, aveva inflitto alla dipendente la sanzione disciplinare della sospensione dal lavoro di sei mesi, per poi riammetterla in servizio.

La Corte d’Appello ha ritenuto che il ritardo con il quale la docente aveva svolto il periodo di prova non fosse dipeso da fatto a lei imputabile, ma dal protrarsi per ben nove anni della sospensione cautelare in ragione della durata del maxiprocesso penale, e che, pertanto, il rapporto d’impiego dovesse ritenersi perfezionato fin dall’atto di nomina in ruolo nell’agosto del 1982.

Avverso tale sentenza il Miur ha proposto ricorso presso la Cassazione.

 

La Cassazione rileva che nel pubblico impiego non contrattualizzato il periodo di prova si distingue dal periodo successivo al superamento della prova per essere il primo sottoposto al verificarsi della condizione risolutiva della conferma in ruolo, la quale, perfeziona la costituzione del rapporto fin dall’origine. Di conseguenza l’applicazione dell’articolo 96 del Dpr 3/1957, deve essere ritenuta esclusa nel caso in esame, riferendosi la norma ai soli rapporti d’impiego pubblico già perfezionati per il positivo esito della prova.

I giudici della Cassazione nell’accogliere il ricorso del Miur evidenziano che il periodo di prova, nel processo di progressiva formazione del rapporto di impiego in regime pubblicistico, è elemento costitutivo del perfezionamento avendo quale obiettivo consentire all’amministrazione di accertare se il giudizio espresso in sede selettiva sulla preparazione culturale del candidato trovi conferma nella capacità di attitudine dello stesso in relazione alle mansioni inerenti il posto. Di conseguenza, conclude la Corte di cassazione, è soltanto con il superamento del periodo di prova che si verifica la condizione risolutiva della conferma in ruolo, con perfezionamento e consolidamento del rapporto di lavoro pubblico.

Article source: http://www.tecnicadellascuola.it/item/31807-docenti-il-periodo-di-prova-non-entra-nella-ricostruzione-della-carriera-sentenza-della-cassazione.html


Docenti, il periodo di prova non entra nella ricostruzione della carriera. Sentenza della Cassazione

Importante sentenza della Corte di Cassazione con l’ordinanza n.17771/2017. I giudici hanno accolto il ricorso del Miur. La Cassazione – riporta Il Sole 24 Ore – ha affermato che la ricostruzione della carriera di una docente, anche ai fini economici, non può che riferirsi ai soli rapporti di impiego che si realizzano al positivo superamento del periodo di prova.

 

La Corte d’appello, nel 2011, aveva confermato la sentenza del Tribunale ordinario e accolto il ricorso di un’insegnante nei confronti del Miur, rivolta ad aver riconosciuto il diritto alla ricostruzione della carriera, dalla data di conferma in ruolo con un’anzianità di 15 anni, 3 mesi e 25 giorni ai fini giuridici ed economici, oltre a 8 mesi ai soli fini economici.

 

L’amministrazione scolastica aveva considerato irrecuperabile ai fini economici l’anzianità, per aver preso la dipendente, servizio effettivo soltanto a seguito della riammissione conseguente alla conclusione della vicenda penale che l’aveva vista coinvolta e per la quale aveva scontato la pena detentiva di 1 anno, 8 mesi e 15 giorni.

La Corte d’Appello ha riconosciuto il diritto alla ricostruzione della carriera della dipendente, sul presupposto che la stessa, supplente incaricata con contratti temporanei, nominata in ruolo con decorrenza dall’agosto del 1982, si era trovata nell’impossibilità di svolgere il periodo di prova, essendo, al tempo della stabilizzazione sottoposta a sospensione cautelare, prima obbligatoria, poi facoltativa, per essere imputata in un procedimento.

 

A seguito della sentenza di condanna l’amministrazione, con provvedimento del 1991, aveva inflitto alla dipendente la sanzione disciplinare della sospensione dal lavoro di sei mesi, per poi riammetterla in servizio.

La Corte d’Appello ha ritenuto che il ritardo con il quale la docente aveva svolto il periodo di prova non fosse dipeso da fatto a lei imputabile, ma dal protrarsi per ben nove anni della sospensione cautelare in ragione della durata del maxiprocesso penale, e che, pertanto, il rapporto d’impiego dovesse ritenersi perfezionato fin dall’atto di nomina in ruolo nell’agosto del 1982.

Avverso tale sentenza il Miur ha proposto ricorso presso la Cassazione.

 

La Cassazione rileva che nel pubblico impiego non contrattualizzato il periodo di prova si distingue dal periodo successivo al superamento della prova per essere il primo sottoposto al verificarsi della condizione risolutiva della conferma in ruolo, la quale, perfeziona la costituzione del rapporto fin dall’origine. Di conseguenza l’applicazione dell’articolo 96 del Dpr 3/1957, deve essere ritenuta esclusa nel caso in esame, riferendosi la norma ai soli rapporti d’impiego pubblico già perfezionati per il positivo esito della prova.

I giudici della Cassazione nell’accogliere il ricorso del Miur evidenziano che il periodo di prova, nel processo di progressiva formazione del rapporto di impiego in regime pubblicistico, è elemento costitutivo del perfezionamento avendo quale obiettivo consentire all’amministrazione di accertare se il giudizio espresso in sede selettiva sulla preparazione culturale del candidato trovi conferma nella capacità di attitudine dello stesso in relazione alle mansioni inerenti il posto. Di conseguenza, conclude la Corte di cassazione, è soltanto con il superamento del periodo di prova che si verifica la condizione risolutiva della conferma in ruolo, con perfezionamento e consolidamento del rapporto di lavoro pubblico.

Article source: http://www.tecnicadellascuola.it/item/31807-docenti-il-periodo-di-prova-non-entra-nella-ricostruzione-della-carriera-sentenza-della-cassazione.html


Migranti, Cassazione: "Detenuto disabile non può essere espulso"

ROMA – Niente espulsione per uno straniero se è gravemente disabile: lo ha stabilito una sentenza pronunciata dalla prima sezione penale della Cassazione, secondo la quale deve prevalere il diritto alla salute, che è ‘inviolabile’.

La Corte ha accolto il ricorso di un immigrato detenuto in Italia per il quale il tribunale di sorveglianza di Perugia aveva applicato, come sanzione alternativa alla detenzione, l’espulsione dal nostro Paese. L’uomo, invalido al 100% e beneficiario di un assegno Inps dopo l’amputazione di una gamba, costretto a utilizzare una protesi o una carrozzina, nel suo ricorso rilevava che il suo Paese d’origine – dove, peraltro, non aveva legami familiari e da cui mancava da oltre 30 anni, passati tutti in Italia – non aveva una normativa assistenziale per le persone disabili “ed anzi era aduso alle discriminazioni delle stesse”.

La Suprema Corte, con una sentenza depositata oggi, non ha condiviso le conclusioni del giudice di sorveglianza, secondo il quale “la disabilità non rientra tra le condizioni che il legislatore ha posto a fondamento del divieto di espulsione”: la norma in questione, osservano i giudici di ‘Palazzaccio’, deve invece essere letta “in una prospettiva costituzionalmente orientata, alla luce dei principi affermati in materia dalla Corte Edu e dalla Corte costituzionale”.

Nella loro decisione, i supremi giudici rilevano che la grave disabilità motoria invocata dallo straniero per rimanere in Italia, non rientra nel diritto “alle cure urgenti o essenziali” per le quali la legge sull’immigrazione Bossi-Fini del 1998 consente la permanenza in Italia anche per gli ‘irregolari’. Tuttavia, secondo la Cassazione, un’interpretazione delle norme costituzionalmente orientata in base a quanto suggerito da verdetti della Consulta non consente provvedimenti espulsivi che ledono quel “nucleo irriducibile” del diritto alla salute garantito dall’art. 32 della Costituzione. Decidendo dei ricorsi di persone immigrate senza documenti e disabili, contro i rimpatri forzati, occorre valutare ‘caso per caso’ tenendo presente le disposizioni “di carattere umanitario in materia di categorie cosiddette ‘vulnerabili’” contenute nella Bossi-Fini da considerare come un elenco non esaustivo al quale si devono affiancare i principi della Corte dei diritti umani. La vicenda ora sarà rivista dal Tribunale di sorveglianza di Perugia.

 

Article source: http://www.repubblica.it/politica/2017/07/31/news/migranti_cassazione_detenuto_disabile_non_puo_essere_espulso_-172044187/


Migranti, Cassazione: "Detenuto disabile non può essere espulso …

ROMA – Niente espulsione per uno straniero se è gravemente disabile: lo ha stabilito una sentenza pronunciata dalla prima sezione penale della Cassazione, secondo la quale deve prevalere il diritto alla salute, che è ‘inviolabile’.

La Corte ha accolto il ricorso di un immigrato detenuto in Italia per il quale il tribunale di sorveglianza di Perugia aveva applicato, come sanzione alternativa alla detenzione, l’espulsione dal nostro Paese. L’uomo, invalido al 100% e beneficiario di un assegno Inps dopo l’amputazione di una gamba, costretto a utilizzare una protesi o una carrozzina, nel suo ricorso rilevava che il suo Paese d’origine – dove, peraltro, non aveva legami familiari e da cui mancava da oltre 30 anni, passati tutti in Italia – non aveva una normativa assistenziale per le persone disabili “ed anzi era aduso alle discriminazioni delle stesse”.

La Suprema Corte, con una sentenza depositata oggi, non ha condiviso le conclusioni del giudice di sorveglianza, secondo il quale “la disabilità non rientra tra le condizioni che il legislatore ha posto a fondamento del divieto di espulsione”: la norma in questione, osservano i giudici di ‘Palazzaccio’, deve invece essere letta “in una prospettiva costituzionalmente orientata, alla luce dei principi affermati in materia dalla Corte Edu e dalla Corte costituzionale”.

Nella loro decisione, i supremi giudici rilevano che la grave disabilità motoria invocata dallo straniero per rimanere in Italia, non rientra nel diritto “alle cure urgenti o essenziali” per le quali la legge sull’immigrazione Bossi-Fini del 1998 consente la permanenza in Italia anche per gli ‘irregolari’. Tuttavia, secondo la Cassazione, un’interpretazione delle norme costituzionalmente orientata in base a quanto suggerito da verdetti della Consulta non consente provvedimenti espulsivi che ledono quel “nucleo irriducibile” del diritto alla salute garantito dall’art. 32 della Costituzione. Decidendo dei ricorsi di persone immigrate senza documenti e disabili, contro i rimpatri forzati, occorre valutare ‘caso per caso’ tenendo presente le disposizioni “di carattere umanitario in materia di categorie cosiddette ‘vulnerabili’” contenute nella Bossi-Fini da considerare come un elenco non esaustivo al quale si devono affiancare i principi della Corte dei diritti umani. La vicenda ora sarà rivista dal Tribunale di sorveglianza di Perugia.

 

Article source: http://www.repubblica.it/politica/2017/07/31/news/migranti_cassazione_detenuto_disabile_non_puo_essere_espulso_-172044187/