Monday, 23 Oct, 2017
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Archive for August, 2017

Cassazione: respinto ricorso Ctd Goldbet; discriminazione Stanleybet non estendibile ad altri bookmakers

In mancanza della concessione e della licenza, per escludere la configurabilità della fattispecie incriminatrice di cui all’art. 4 della legge 401 del 1989, occorre la dimostrazione che l’operatore estero non abbia ottenuto

le stesse o a causa di una illegittima esclusione dalle gare per effetto di un comportamento comunque discriminatorio tenuto dallo Stato nazionale nei confronti dell’operatore comunitario stesso.

Lo ha affermato ieri la Corte di Cassazione intervenendo nei confronti del ricorso presentato da un centro trasmissione dati legato a Goldbet di Napoli.

 

“Per procedere alla disapplicazione della normativa interna anche nei confronti degli operatori comunitari, cui l’imputato sia collegato, – ha continuato il giudice – sarebbe necessario dimostrare rispetto a quali gare si sia dispiegato il comportamento discriminatorio nei confronti delle predette società sotto il profilo o di un’arbitraria esclusione oppure di un impedimento a partecipare (nonostante la manifestata volontà) in condizione di parità con gli altri concorrenti oppure individuare un comportamento comunque discriminatorio tenuto dallo Stato nazionale nei loro confronti.

L’attività legata alle scommesse lecite è soggetta a concessione rilasciata dalla Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (A.A.M.S.) e, ottenuta tale autorizzazione, deve essere rilasciata la licenza di pubblica Sicurezza di cui all’art. 88 del TULPS con la conseguenza che il reato di cui alla L. 13 dicembre 1989, n. 401, art. 4, comma 4 bis, (svolgimento di attività organizzata per la accettazione e raccolta anche per via telefonica e telematica di scommesse o per favorire tali condotte) risulta integrato da qualsiasi attività, comunque organizzata, attraverso la quale si eserciti, in assenza di concessione, autorizzazione o licenza ai sensi del R.D. 18 giugno 1931, n. 773, art. 88, (testo unico delle leggi di pubblica sicurezza), una funzione intermediatrice in favore di un gestore di scommesse, a nulla rilevando l’esistenza di abilitazione in capo al gestore stesso (Sez. U, n. 23271 del 26/04/2004, Corsi, Rv. 227726).

Ha poi aggiunto che, a seguito di diversi interventi dei Giudici europei (in particolare sentenza Placanica e sentenza Costa – Cifone), i quali hanno esaminato funditus la normativa interna per verificarne la compatibilità con quella comunitaria, la giurisprudenza di questa Corte regolatrice si è attestata nel senso di ritenere che integra il reato previsto dalla L. 13 dicembre 1989, n. 401, art. 4 la raccolta di scommesse su eventi sportivi da parte di un soggetto che compia attività di intermediazione per conto di un allibratore straniero privo di concessione.

Qualora il bookmaker estero sia provvisto di concessione, la precedente condotta è ugualmente sussumibile nel modello legale descritto dalla L. n. 401 del 1989, art. 4, in mancanza del preventivo rilascio della prescritta licenza di pubblica sicurezza richiesta ai sensi dell’art. 88 Tulps. Tuttavia, poiché le autorizzazioni di polizia sono rilasciate unicamente ai titolari di una concessione, irregolarità commesse nell’ambito della procedura di concessione di queste ultime vizierebbero anche la procedura di rilascio di autorizzazioni di polizia, la cui mancanza non potrà perciò essere addebitata a soggetti che non siano riusciti a ottenere tali autorizzazioni per il fatto che il rilascio di tale autorizzazione presuppone l’attribuzione di una concessione, di cui i detti soggetti non hanno potuto beneficiare in violazione del diritto dell’Unione (sentenza Placanica, punto 67).

Ne consegue che, in mancanza della concessione e della licenza, per escludere la configurabilità della fattispecie incriminatrice, occorre la dimostrazione che l’operatore estero non abbia ottenuto le necessarie

concessioni o autorizzazioni a causa di illegittima esclusione dalle gare (Sez. 3, n. 40865 del 20/09/2012, Maiorana, Rv. 253367) o per effetto di un comportamento comunque discriminatorio tenuto dallo Stato nazionale nei confronti dell’operatore comunitario. In siffatti casi, il Giudice nazionale, anche a seguito della vincolante interpretazione data alle norme del trattato dalla Corte di giustizia CE, dovrà disapplicare la normativa interna per contrasto con quella comunitaria. Ed infatti non integra il reato di cui alla L. n. 401 del 1989, art. 4, la raccolta di scommesse in assenza di licenza di pubblica sicurezza da parte di soggetto che operi in Italia per conto di operatore straniero cui la licenza sia stata negata per illegittima esclusione dai bandi di gara e/o mancata partecipazione a causa della non conformità, nell’interpretazione della Corte di giustizia CE, del regime concessorio interno agli artt. 43 e 49 del Trattato CE .

 

 

Ciò posto, è pacifico, anche perché non contestato, che il bookmaker straniero con il quale il ricorrente ha collaborato non era titolare di concessione rilasciata dalla Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (A.A.M.S.) pur avendo regolare licenza emessa dal paese di appartenenza ma senza alcun riconoscimento in Italia”.

 

Goldbet non può essere equiparata a Stanleybet – “Con il ricorso per Cassazione è stata lamentata la discriminazione in capo alla Goldbet (evidentemente equiparata alla Stanley per il solo fatto di essere operatore estero, senza altri significativi elementi indicati), sostenendosi che, secondo l’assunto del ricorrente, la Goldbet sarebbe priva di concessione perché discriminata, emergendo il dato dall’ordinanza Pulignani, omettendosi tuttavia di considerare che la sentenza Biasci, da un lato, ha lasciato impregiudicata la questione, devolvendola al giudice del rinvio, circa un’effettiva discriminazione eventualmente subita dalla Goldbet e, dall’altro, ha precisato (punto 35) che la sovrapponibilità tra la posizione Goldbet, come desumibile dall’affermazione contenuta al punto 3 dell’ordinanza Pulignani e quella che aveva dato origine alla sentenza Costa e Cifone, fosse “fondata su una constatazione del giudice del rinvio” non quindi della Corte di Giustizia nella causa che aveva dato origine a detta ordinanza, con la conseguenza che deve sempre essere valutato il contesto fattuale e per stabilire se sia ipotizzabile o meno un comportamento discriminatorio subito dalla Goldbet che, allo stato, non può ritenersi dimostrato, conclusione alla quale sono concordemente giunti i giudici del merito.

Ne consegue che la mancanza di concessione rilasciata dalla Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (A.A.M.S.), comporta l’impossibilità per l’operatore italiano o straniero di ottenere la licenza di pubblica sicurezza di cui all’art. 88 del TULPS e ha quale conseguenza l’esercizio abusivo del gioco di scommesse. Correttamente pertanto il tribunale e la corte di appello hanno ritenuto in tal caso sussistere gli estremi della consumazione del reato di cui della L. n. 401 del 1989, art. 4, commi 1 e 4-bis”.

 

La Cassazione ha quindi respinto il ricorso.

 

PressGiochi

Article source: http://www.pressgiochi.it/cassazione-respinto-ricorso-ctd-goldbet-discriminazione-stanleybet-non-estendibile-ad-altri-bookmakers/41146


Responsabilità medica: non sempre risponde l’infermiera che non avvisa il medico di notte

di Valeria Zeppilli Per la Corte di cassazione non possibile addebitare all’infermiera di turno la responsabilit dello shock emorragico riportato da un paziente, per il solo fatto che la stessa, nonostante le lamentele di quest’ultimo, non ha allertato il medico di guardia sul peggioramento delle condizioni di salute del malato.

Come si legge nella sentenza numero 39497/2017 qui sotto allegata, a tal fine infatti necessaria la prova che, nel cuore della notte, la struttura sanitaria fosse in grado di garantire gli esami di laboratorio necessari a diagnosticare la complicanza emorragica e che, se l’infermiera avesse avvisato il medico, questi avrebbe potuto compiere immediatamente gli interventi utili a impedire l’aggravarsi e il complicarsi della condizione di shock emorragico.

Giudizio controfattuale

Nel caso di specie, nel corso del giudizio non era stata dimostrata nessuna di tali circostanze, n se durante la notte la condizione del paziente fosse ancora reversibile e gli interventi iniziati la mattina seguente potevano essere anticipati.

Mancava, insomma, il “necessario giudizio controfattuale” che per i giudici di legittimit indispensabile per accertare l’effettiva relazione causale tra la condotta omissiva dell’infermiera e l’evento.

La relativa indagine viene quindi affidata al giudice di rinvio.

Article source: http://www.studiocataldi.it/articoli/27312-responsabilita-medica-non-sempre-risponde-l-infermiera-che-non-avvisa-il-medico-di-notte.asp


Autoclave rumorosa, danni al vicino

Il condomino e il condominio sono responsabili per il rumore intollerabile prodotto da una pompa dell’acqua installata in una cabina condominiale dal proprietario di un appartamento per potenziare il suo impianto idrico. La Corte di cassazione (sentenza 20553, relatore Antonio Scarpa) respinge il ricorso contro la condanna a cessare ogni condotta molesta e a rimuovere l’autoclave dal locale condominiale situato al quinto piano accanto all’abitazione di un avvocato molestato, per collocarla al sesto o al pianoterra. Con la stessa sentenza i giudici di merito avevano anche inibito l’uso dello spazio comune utilizzato per mettere l’impianto e dichiarato condomino e amministrazione responsabili dei danni subti dall’attore, condannandoli a un risarcimento da quantificare in separata sede. Secondo il ricorrente i giudici con il loro verdetto erano andati oltre le richieste dell’avvocato vittima dei rumori, il quale non aveva chiesto n i danni n che fosse vietato l’uso del locale condominiale un tempo adibito alla collocazione dei cassoni. Per la Cassazione per non c’ alcun vizio di “extrapetizione”. La richiesta dei danni era insita nella domanda di accertamento della responsabilit e la condanna del giudice al risarcimento logica conseguenza della verifica delle azioni illecite durate oltre cinque anni .

A parere del ricorrente i giudici non avevano il potere di inibire per sempre l’uso

del locale ex cassoni per l’installazione di qualunque pompa idraulica a prescindere dalle caratteristiche tecniche che potevano assicurare la massima silenziosit dell’impianto. La Cassazione precisa che la domanda di far cessare le immissioni che superano la normale tollerabilit lascia il giudice libero di scegliere la misura con la quale mettere fine al “problema” dalla rimozione del manufatto alle misure inibitorie come quella adottata. Per quanto riguarda le modalit di accertamento delle immissioni sonore la Cassazione ricorda che nei rapporti tra privati proprietari di fondi vicini vige il criterio fissato dall’articolo 844 del Codice civile che rimette al giudice l’apprezzamento della tollerabilit. E il limite non mai assoluto ma relativo e la valutazione non pu prescindere dalla sensibilit dell’uomo medio e dalla situazione locale, compresi i rumori di fondo.

© Riproduzione riservata


Della tutela dell’impresa (in pillole): Sentenza Corte di Cassazione n …

Sono solito prendere appunti o, comunque, mettere nero su bianco
sotto forma di relazione, le discussioni con Colleghi, Impresari ed
anche (ex) colleghi di associazioni datoriali quando si dibatte dei
temi della tutela dell’Impresa e quali siano le strategie
economicamente più vantaggiose da adottare allorquando si
intraprende la strada dell’eseguire un opera per conto di terzi.
Siano essi committenti privati che pubbliche amministrazioni.

Ciò detto e premesso, non posso fare altro che esprimere il mio
profondo scetticismo sulla possibilità che le imprese si accorgano
che i tempi sono cambiati: continuano a parlare di manodopera,
materiali, ribassi e quant’altro, ma non si sono ancora resi conto
che le carte, o meglio i diritti che ne derivano perché sanciti
dalle leggi, dalla giurisprudenza consolidata e dal contratto
complessivamente inteso, pesano infinitamente di più. E pensano
ancora di risolvere i loro problemi senza avere letto neppure una
volta le norme che riguardano il loro lavoro.

[Intermezzo
Nozioni di Diritto (in pillole).
Il Contratto.
Il Contratto è l'accordo tra due o più
soggetti (le parti del contratto) per produrre effetti
giuridici (ossia costituire, modificare o estinguere rapporti
giuridici), quindi un atto giuridico e, più precisamente, un
negozio giuridico bilaterale o plurilaterale].

Il tema che voglio affrontare riguarda, solamente e per sintesi,
due dei tanti aspetti (che nella materia dell’Estimo coincidono con
un valore economico) della vita di colui che esercita
professionalmente un’attività economica organizzata al fine della
produzione e dello scambio di beni e servizi; quello
giurisprudenziale sostanziato con due eventi-tipo e quello
politico-economico.

A) Della giurisprudenza afferente l’esecuzioni dei
lavori

L’attenzione ora passi ai due casi che seguono:

- EVENTO N.1
La sentenza della
Corte di Cassazione 20214/2017
cosa ci dice in
sintesi?

omissis…
l’appaltatore è soggetto a responsabilità anche in caso di
ingerenza del committente, cosicché la responsabilità
dell’appaltatore, con il conseguente obbligo risarcitorio, non
viene meno neppure in caso di vizi imputabili ad errori di
progettazione o direzione dei lavori, ove egli, accortosi del
vizio, non lo abbia tempestivamente denunziato al committente
manifestando formalmente il proprio dissenso, ovvero non abbia
rilevato i vizi pur potendo e dovendo riconoscerli in relazione
alla perizia ed alla capacità tecnica da lui esigibili nel caso
concreto
”.

Escludendo anche il concorso di colpa tra committente e
appaltatore.

- EVENTO N.2
L’appaltatore può difendersi scaricando la responsabilità sul
progettista e direttore lavori?
No di certo, sostiene la Suprema Corte [Cass.
sent. n. 1585 del 28.01.2015].

Di conseguenza, in linea di massima, l’appaltatore risponde in
caso di vizi dell’opera causati da un errore di progettazione.

Questi non può evitare il risarcimento solo sostenendo di aver
dato l’incarico della redazione del progetto ad un professionista
(…) anche direttore dei lavori. Infatti, l’appaltatore, dovendo
assolvere al proprio dovere di osservare i criteri generali della
tecnica relativi al particolare lavoro affidatogli, è obbligato a
controllare, nei limiti delle sue competenze, la bontà del progetto
o delle istruzioni impartite dal committente e, ove queste siano
palesemente errate, può andare esente da responsabilità soltanto se
dimostri di avere manifestato il proprio dissenso e di essere stato
indotto ad eseguirle per le insistenze del committente ed a rischio
di quest’ultimo.

Tradotto per tutti e due gli eventi: i lavori sono fatti
male.

Sotto la fattispecie “I lavori sono fatti male”, rientrano la
maggioranza dei casi di cause civili che intasano i tribunali
italiani; dando vita così, al girone infernale di dantesca memoria
che porterà inesorabilmente l’impresario ad una debacle dai
contorni difficilmente quantificabili.

Ma, aldilà della bieca considerazione, non si pensi che i due
casi citati siano eccezione rispetto alla sommaria percentuale
indicata. Non è la: percentuale, il dato essenziale quanto invece,
che nella quasi totalità dei casi il giudice di merito la “da sui
denti” dell’impresario, decretandone la sua soccombenza.

Spostata quindi l’attenzione verso un altro teatro di battaglia,
ne consegue che -pensando- di risolvere i problemi senza avere
letto neppure una volta le norme che riguardano il proprio lavoro,
l’impresario commette un errore fatale; rientrando nella tipicità
del negozio giuridico che produce effetti giuridici (Contratto), al
netto della quantità di cemento trasportato, del peso dell’acciaio
e del numero dei mattoni utilizzati che, casomai, verranno
analizzate in seguito (errore fatale).

Non ha prove.

Quali sono le prove che dimostrano il proprio dissenso e di
essere stato indotto ad eseguirle, le opere, per le insistenze del
committente ed a rischio di quest’ultimo?

A solo titolo di esempio non certo esaustivo:

  1. contratto sufficientemente dettagliato circa i diritti
    dell’appaltatore;
  2. analisi degli elaborati progettuali (tavole di progetto ed
    elaborati economico-estimativi);
  3. richieste di varianti in corso d’opera;
  4. giornale di cantiere;
  5. comunicazioni scritte col Direttore dei Lavori;
  6. riserve circa la mancata osservanza del Contratto di
    Appalto.

Ciò vale per la committenza privata ma anche per quella
pubblica, anzi, a maggior ragione con quella pubblica in quanto
esiste un concetto fondamentale per l’esecuzione dell’opera
pubblica:

  • il principio per cui la S.A. è obbligata ad un ampio e
    continuo dovere di cooperazione che si esplica nel fornire
    tempestivamente all’Appaltatore le istruzioni per il progresso dei
    lavori, gli elementi tecnici che si è riservata di dare, di
    effettuare le misure, di eliminare le eventuali difficoltà ostative
    alla normale attività dell’Appaltatore ove dipende da essa di
    rimuoverle, o comunque di prestare il proprio concorso in tutti gli
    atti ed i “momenti” in cui ciò sia richiesto
    .

E l’appaltatore deve essere cosciente del fatto che si rivolge,
in ogni occasione di tipo tecnico, economico, amministrativo,
giuridico, organizzativo, procedurale a Pubblici Ufficiali che, in
base a questa veste, hanno l’obbligo di agire con correttezza e
onestà.

Dirò di più: la mancata cooperazione della Stazione Appaltante
agisce nei confronti dell’appaltatore come “causa a lui non
imputabile” che lo esonera da responsabilità per l’inadempimento
(Art. 1218 C.C.).

B) Della politica dell’economia della
produzione

Continuiamo a fare ancora luce nel contesto tenebroso in cui
l’Impresa è stata relegata: quello degli esclusi. Del
giustizialismo dell’amministrazione finanziaria perpetrato dal
politico di turno.

L’imprenditore non teme il rischio, neppure quello del
fallimento.

Però è necessario alzare lo sguardo da terra per capire cosa ci
succede attorno perché il modello economico è cambiato ed il gioco
giocato, è nascosto; il campo di gioco è grande la dove la politica
è stata sopraffatta, soggiogata e sottomessa dalla finanza.

Bisognerebbe spiegare a certa gente così preoccupata, che il
mondo dell’Impresa non è cambiato ma è cambiato il modello
economico.

È stato sostituito il modello dell’economia della produzione con
il modello dell’economia finanziaria. Con una caratteristica
pregnante: “la finanza egemone rispetto alla produzione ed alla
politica e monopolista della risorsa denaro
”.

Il modello del monoteismo del mercato e del fanatismo
dell’economia estorsiva che ha messo al mondo, artificiosamente, un
modello di finanza basato sul rigore, sul sacrificio, sulla
scarsità di risorse e sulla disoccupazione che potenzia
all’infinito, il potere di chi detiene il denaro e il controllo
monopolistico della moneta.

Il lavoro e la quantità che se ne può eseguire, è un falso
problema creato ad hoc per gli analfabeti funzionali.

Ma: le lacune di chi ha pensato troppo al lavoro, senza pensare
ad una strategia di difesa del credito, questo è il tema vero (di
cui nessuno parlerà mai).

Abbiamo (tutti gli imprenditori) scoperto il fianco, e lì ci
stanno pugnalando.

Le Associazioni di Categoria: da troppi anni le Associazioni
vivono per far vivere i propri dipendenti. La politica degli
imprenditori è rappresentata dai dipendenti.

Le associazioni di categoria. Quelle datoriali, ovviamente.
Adagiate nella mediocrità del far sopravvivere il proprio
carrozzone fatto di proclami, statistiche e… dipendenti.

Ridicoli proclami.

Per cambiare quindi il Sistema che prevede l’impresa oggi
solitaria, isolata e rifiutata dal contesto attuale e che ci
imprigiona, prima lo dobbiamo disinstallare dalla nostra mente.
Lo faremo?

A cura di Geom. Luciano
Murgia

© Riproduzione riservata

Article source: http://www.lavoripubblici.it/news/2017/08/LAVORI-PUBBLICI/19043/Della-tutela-dell-impresa-in-pillole-Sentenza-Corte-di-Cassazione-n-20214-2017


Della tutela dell’impresa (in pillole): Sentenza Corte di Cassazione n. 20214/2017

Sono solito prendere appunti o, comunque, mettere nero su bianco
sotto forma di relazione, le discussioni con Colleghi, Impresari ed
anche (ex) colleghi di associazioni datoriali quando si dibatte dei
temi della tutela dell’Impresa e quali siano le strategie
economicamente più vantaggiose da adottare allorquando si
intraprende la strada dell’eseguire un opera per conto di terzi.
Siano essi committenti privati che pubbliche amministrazioni.

Ciò detto e premesso, non posso fare altro che esprimere il mio
profondo scetticismo sulla possibilità che le imprese si accorgano
che i tempi sono cambiati: continuano a parlare di manodopera,
materiali, ribassi e quant’altro, ma non si sono ancora resi conto
che le carte, o meglio i diritti che ne derivano perché sanciti
dalle leggi, dalla giurisprudenza consolidata e dal contratto
complessivamente inteso, pesano infinitamente di più. E pensano
ancora di risolvere i loro problemi senza avere letto neppure una
volta le norme che riguardano il loro lavoro.

[Intermezzo
Nozioni di Diritto (in pillole).
Il Contratto.
Il Contratto è l'accordo tra due o più
soggetti (le parti del contratto) per produrre effetti
giuridici (ossia costituire, modificare o estinguere rapporti
giuridici), quindi un atto giuridico e, più precisamente, un
negozio giuridico bilaterale o plurilaterale].

Il tema che voglio affrontare riguarda, solamente e per sintesi,
due dei tanti aspetti (che nella materia dell’Estimo coincidono con
un valore economico) della vita di colui che esercita
professionalmente un’attività economica organizzata al fine della
produzione e dello scambio di beni e servizi; quello
giurisprudenziale sostanziato con due eventi-tipo e quello
politico-economico.

A) Della giurisprudenza afferente l’esecuzioni dei
lavori

L’attenzione ora passi ai due casi che seguono:

- EVENTO N.1
La sentenza della
Corte di Cassazione 20214/2017
cosa ci dice in
sintesi?

omissis…
l’appaltatore è soggetto a responsabilità anche in caso di
ingerenza del committente, cosicché la responsabilità
dell’appaltatore, con il conseguente obbligo risarcitorio, non
viene meno neppure in caso di vizi imputabili ad errori di
progettazione o direzione dei lavori, ove egli, accortosi del
vizio, non lo abbia tempestivamente denunziato al committente
manifestando formalmente il proprio dissenso, ovvero non abbia
rilevato i vizi pur potendo e dovendo riconoscerli in relazione
alla perizia ed alla capacità tecnica da lui esigibili nel caso
concreto
”.

Escludendo anche il concorso di colpa tra committente e
appaltatore.

- EVENTO N.2
L’appaltatore può difendersi scaricando la responsabilità sul
progettista e direttore lavori?
No di certo, sostiene la Suprema Corte [Cass.
sent. n. 1585 del 28.01.2015].

Di conseguenza, in linea di massima, l’appaltatore risponde in
caso di vizi dell’opera causati da un errore di progettazione.

Questi non può evitare il risarcimento solo sostenendo di aver
dato l’incarico della redazione del progetto ad un professionista
(…) anche direttore dei lavori. Infatti, l’appaltatore, dovendo
assolvere al proprio dovere di osservare i criteri generali della
tecnica relativi al particolare lavoro affidatogli, è obbligato a
controllare, nei limiti delle sue competenze, la bontà del progetto
o delle istruzioni impartite dal committente e, ove queste siano
palesemente errate, può andare esente da responsabilità soltanto se
dimostri di avere manifestato il proprio dissenso e di essere stato
indotto ad eseguirle per le insistenze del committente ed a rischio
di quest’ultimo.

Tradotto per tutti e due gli eventi: i lavori sono fatti
male.

Sotto la fattispecie “I lavori sono fatti male”, rientrano la
maggioranza dei casi di cause civili che intasano i tribunali
italiani; dando vita così, al girone infernale di dantesca memoria
che porterà inesorabilmente l’impresario ad una debacle dai
contorni difficilmente quantificabili.

Ma, aldilà della bieca considerazione, non si pensi che i due
casi citati siano eccezione rispetto alla sommaria percentuale
indicata. Non è la: percentuale, il dato essenziale quanto invece,
che nella quasi totalità dei casi il giudice di merito la “da sui
denti” dell’impresario, decretandone la sua soccombenza.

Spostata quindi l’attenzione verso un altro teatro di battaglia,
ne consegue che -pensando- di risolvere i problemi senza avere
letto neppure una volta le norme che riguardano il proprio lavoro,
l’impresario commette un errore fatale; rientrando nella tipicità
del negozio giuridico che produce effetti giuridici (Contratto), al
netto della quantità di cemento trasportato, del peso dell’acciaio
e del numero dei mattoni utilizzati che, casomai, verranno
analizzate in seguito (errore fatale).

Non ha prove.

Quali sono le prove che dimostrano il proprio dissenso e di
essere stato indotto ad eseguirle, le opere, per le insistenze del
committente ed a rischio di quest’ultimo?

A solo titolo di esempio non certo esaustivo:

  1. contratto sufficientemente dettagliato circa i diritti
    dell’appaltatore;
  2. analisi degli elaborati progettuali (tavole di progetto ed
    elaborati economico-estimativi);
  3. richieste di varianti in corso d’opera;
  4. giornale di cantiere;
  5. comunicazioni scritte col Direttore dei Lavori;
  6. riserve circa la mancata osservanza del Contratto di
    Appalto.

Ciò vale per la committenza privata ma anche per quella
pubblica, anzi, a maggior ragione con quella pubblica in quanto
esiste un concetto fondamentale per l’esecuzione dell’opera
pubblica:

  • il principio per cui la S.A. è obbligata ad un ampio e
    continuo dovere di cooperazione che si esplica nel fornire
    tempestivamente all’Appaltatore le istruzioni per il progresso dei
    lavori, gli elementi tecnici che si è riservata di dare, di
    effettuare le misure, di eliminare le eventuali difficoltà ostative
    alla normale attività dell’Appaltatore ove dipende da essa di
    rimuoverle, o comunque di prestare il proprio concorso in tutti gli
    atti ed i “momenti” in cui ciò sia richiesto
    .

E l’appaltatore deve essere cosciente del fatto che si rivolge,
in ogni occasione di tipo tecnico, economico, amministrativo,
giuridico, organizzativo, procedurale a Pubblici Ufficiali che, in
base a questa veste, hanno l’obbligo di agire con correttezza e
onestà.

Dirò di più: la mancata cooperazione della Stazione Appaltante
agisce nei confronti dell’appaltatore come “causa a lui non
imputabile” che lo esonera da responsabilità per l’inadempimento
(Art. 1218 C.C.).

B) Della politica dell’economia della
produzione

Continuiamo a fare ancora luce nel contesto tenebroso in cui
l’Impresa è stata relegata: quello degli esclusi. Del
giustizialismo dell’amministrazione finanziaria perpetrato dal
politico di turno.

L’imprenditore non teme il rischio, neppure quello del
fallimento.

Però è necessario alzare lo sguardo da terra per capire cosa ci
succede attorno perché il modello economico è cambiato ed il gioco
giocato, è nascosto; il campo di gioco è grande la dove la politica
è stata sopraffatta, soggiogata e sottomessa dalla finanza.

Bisognerebbe spiegare a certa gente così preoccupata, che il
mondo dell’Impresa non è cambiato ma è cambiato il modello
economico.

È stato sostituito il modello dell’economia della produzione con
il modello dell’economia finanziaria. Con una caratteristica
pregnante: “la finanza egemone rispetto alla produzione ed alla
politica e monopolista della risorsa denaro
”.

Il modello del monoteismo del mercato e del fanatismo
dell’economia estorsiva che ha messo al mondo, artificiosamente, un
modello di finanza basato sul rigore, sul sacrificio, sulla
scarsità di risorse e sulla disoccupazione che potenzia
all’infinito, il potere di chi detiene il denaro e il controllo
monopolistico della moneta.

Il lavoro e la quantità che se ne può eseguire, è un falso
problema creato ad hoc per gli analfabeti funzionali.

Ma: le lacune di chi ha pensato troppo al lavoro, senza pensare
ad una strategia di difesa del credito, questo è il tema vero (di
cui nessuno parlerà mai).

Abbiamo (tutti gli imprenditori) scoperto il fianco, e lì ci
stanno pugnalando.

Le Associazioni di Categoria: da troppi anni le Associazioni
vivono per far vivere i propri dipendenti. La politica degli
imprenditori è rappresentata dai dipendenti.

Le associazioni di categoria. Quelle datoriali, ovviamente.
Adagiate nella mediocrità del far sopravvivere il proprio
carrozzone fatto di proclami, statistiche e… dipendenti.

Ridicoli proclami.

Per cambiare quindi il Sistema che prevede l’impresa oggi
solitaria, isolata e rifiutata dal contesto attuale e che ci
imprigiona, prima lo dobbiamo disinstallare dalla nostra mente.
Lo faremo?

A cura di Geom. Luciano
Murgia

© Riproduzione riservata

Article source: http://www.lavoripubblici.it/news/2017/08/LAVORI-PUBBLICI/19043/Della-tutela-dell-impresa-in-pillole-Sentenza-Corte-di-Cassazione-n-20214-2017