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La Cassazione "grazia" un presunto pusher di Torino: "Anche lo …

Anche lo spaccio di hashish “non episodico né occasionale” può essere considerato, in alcuni casi, un fatto di lieve entità. Sulla base di questo principio, già consolidato nella giurisprudenza in materia, la Cassazione ha ordinato al tribunale del riesame di Torino di rivedere la misura cautelare per un marocchino: i giudici, in particolare, dovranno rivalutare l’applicazione di una norma, nota fra gli operatori del diritto come “quinto comma”, della legge del 1990 sugli stupefacenti.

Il nordafricano, di 45 anni, era stato arrestato in flagranza lo scorso marzo e un gip aveva confermato il carcere. L’uomo aveva con sé due pezzi di sostanza, del peso lordo di 23,9 e 3,8 grammi, un telefono cellulare e 605 euro in contanti: circostanze che hanno indotto investigatori e inquirenti a immaginare che fosse un pusher professionista. Ma la Cassazione, accogliendo il ricorso dell’avvocato Nicola Ciafardo, ha ribadito che “l’ipotesi del fatto di lieve entità non è incompatibile con lo spaccio non occasionale”, e che, addirittura, “è possibile configurare come lievi anche gli episodi che costituiscono attuazione del programma criminoso associativo”.

Secondo gli ermellini i giudici devono valutare

“con visione unitaria e globale” tutti gli elementi “senza automatismi o preclusioni”. Quelli di Torino, fra l’altro, in questo caso hanno deciso sulla base di “assiomi”, senza per esempio accertamenti sul traffico telefonico. La Corte, comunque, sottolinea che il “quinto comma” e l’ipotesi lieve non impediscono, al momento della sentenza, di condannare il colpevole “a una pena attestata sul massimo”, che è di quattro anni.

Article source: http://torino.repubblica.it/cronaca/2017/08/30/news/la_cassazione_grazia_un_presunto_pusher_di_torino_anche_lo_spaccio_non_occasionale_puo_essere_reato_lieve_-174251413/


La Cassazione "grazia" un presunto pusher di Torino: "Anche lo spaccio non occasionale può essere reato lieve"

Anche lo spaccio di hashish “non episodico né occasionale” può essere considerato, in alcuni casi, un fatto di lieve entità. Sulla base di questo principio, già consolidato nella giurisprudenza in materia, la Cassazione ha ordinato al tribunale del riesame di Torino di rivedere la misura cautelare per un marocchino: i giudici, in particolare, dovranno rivalutare l’applicazione di una norma, nota fra gli operatori del diritto come “quinto comma”, della legge del 1990 sugli stupefacenti.

Il nordafricano, di 45 anni, era stato arrestato in flagranza lo scorso marzo e un gip aveva confermato il carcere. L’uomo aveva con sé due pezzi di sostanza, del peso lordo di 23,9 e 3,8 grammi, un telefono cellulare e 605 euro in contanti: circostanze che hanno indotto investigatori e inquirenti a immaginare che fosse un pusher professionista. Ma la Cassazione, accogliendo il ricorso dell’avvocato Nicola Ciafardo, ha ribadito che “l’ipotesi del fatto di lieve entità non è incompatibile con lo spaccio non occasionale”, e che, addirittura, “è possibile configurare come lievi anche gli episodi che costituiscono attuazione del programma criminoso associativo”.

Secondo gli ermellini i giudici devono valutare

“con visione unitaria e globale” tutti gli elementi “senza automatismi o preclusioni”. Quelli di Torino, fra l’altro, in questo caso hanno deciso sulla base di “assiomi”, senza per esempio accertamenti sul traffico telefonico. La Corte, comunque, sottolinea che il “quinto comma” e l’ipotesi lieve non impediscono, al momento della sentenza, di condannare il colpevole “a una pena attestata sul massimo”, che è di quattro anni.

Article source: http://torino.repubblica.it/cronaca/2017/08/30/news/la_cassazione_grazia_un_presunto_pusher_di_torino_anche_lo_spaccio_non_occasionale_puo_essere_reato_lieve_-174251413/


Ilva: il Comune impugna in Corte d’Appello

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Per l’ex che insegna niente assegno dal marito ricco – Il Sole 24 ORE

Il marito facoltoso non deve l’assegno di divorzio all’ex che fa la professoressa. La Corte di cassazione torna a ribadire l’applicabilit del principio affermato con la sentenza 11504 del 10 maggio scorso.

Con la sentenza 20525, i giudici della sesta sezione ribaltano una “doppia conforme” a favore della moglie, facendo perdere la partita finale alla signora. Il tribunale di primo grado aveva, infatti, in sede di divorzio, stabilito che l’ex marito ricco corrispondesse un assegno divorzile alla ex moglie. Secondo i giudici di prima istanza il “mantenimento” si rendeva necessario in ragione della forte sproporzione delle situazioni reddituali e patrimoniali tra le parti e al fine di una conservazione, almeno tendenziale, in favore del coniuge economicamente pi debole del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio.

Una decisione che la Corte d’appello sottoscrive punto per punto, ma sulla quale , ovviamente, in disaccordo l’ex marito. L’uomo si rammarica che i giudici di merito non abbiano in alcun modo dato un peso al fatto che lui aveva dato alla ex 157 mila euro prima della pronuncia di divorzio, n valorizzato il fatto che la signora era tutt’altro che bisognosa. La donna poteva contare, infatti, sul suo stipendio di professoressa di matematica, su un’abitazione di propriet, oltre che sui frutti di vari investimenti immobiliari. Dalla situazione economica era chiaro, secondo il ricorrente, che non c’erano i presupposti per l’assegno.

Per la Cassazione il ricorso va accolto in continuit con quanto affermato nella sentenza 11504. I giudici ricordano che il diritto all’assegno condizionato dal risultato di una verifica giudiziale che si articola in due fasi distinte.

Solo se viene accertato che esistono le condizioni per l’assegno si pu compiere il passo successivo per stabilire il suo ammontare. E nel caso esaminato il diritto non c’. La Cassazione annulla il verdetto e rinvia alla Corte d’appello perch decida in base alla pi recente giurisprudenza.

I giudici anche con la sentenza 1548 del 21 giugno scorso avevano negato l’assegno ad un ex moglie autosufficiente perch pensionata. In quell’occasione era stata disattesa la richiesta del Pg di rimettere a questione alle Sezioni unite, per definire meglio gli “indici” dell’autosufficienza economica e per fare chiarezza sul termine “attitudini” riferito alla capacit e possibilit di trovare un lavoro. Anche la presidente della nona sezione del Tribunale di Milano Anna Cattaneo, pur specificando che il nuovo principio andava applicato ai processi in corso, aveva individuato una criticit nel fatto che una decisione adottata a sezioni semplici avesse superato quanto affermato a sezioni unite. Ma la Cassazione tira dritto

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