Monday, 23 Oct, 2017
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Archive for September, 2017

Guard-rail rotto, il gestore della strada risarcisce il ferito anche se c’è errore di guida

In caso d’incidente stradale, se le conseguenze dell’urto sono aggravate dalle carenze di manutenzione dell’infrastruttura, il suo gestore non pu chiamarsi fuori dall’obbligo di risarcimento per la sua quota di responsabilit eccependo semplicemente che il sinistro stato causato dall’imprudenza del guidatore. E, se la carenza riguarda un guard-rail, va tenuto conto che questo elemento deve essere in grado non solo di evitare l’uscita di strada dei veicoli, ma anche di proteggere sempre i corpi delle persone sbalzate verso il bordo della strada, non facendoli cadere nel vuoto oltre tale bordo. Cos la Terza sezione civile della Corte di cassazione, con l’ordinanza 22801/2017 depositata ieri, ha riconosciuto i diritti di un motociclista caduto per propria colpa, ma che ha avuto un braccio amputato perch era finito contro un guard-rail deformato in modo da avere un bordo tagliente rivolto verso la strada.

Il motociclista aveva fatto causa al Comune, gestore della strada, vincendo in primo grado e perdendo in appello. La sentenza di secondo grado aveva stabilito che, per quanto la velocit fosse entro i limiti consentiti, il guidatore avrebbe dovuto ridurla per adeguarsi alle condizioni effettive della strada, sul cui asfalto c’era una leggera sconnessione e un po’ di terriccio. Una ricostruzione la cui logicit non stata messa in discussione dalla Cassazione, che ha invece accolto il motivo di ricorso riguardante la corresponsabilit del gestore nel causare una lesione personale cos grave.

I giudici hanno censurato la sentenza d’appello per due errori di diritto: l’aver stabilito che dalla colpa del conducente nella causazione del sinistro discenda automaticamente il fatto che tutte le conseguenze devono restare a suo carico e l’aver ritenuto che la funzione di un guard-rail sia esclusivamente quella di trattenere i veicoli.

Quanto al primo errore, la Cassazione afferma che ogni fattore causale deve essere autonomamente apprezzato per determinare in che misura esso abbia contribuito al verificarsi dell’evento. Questo vale anche quando il fattore non ha causato l’evento, ma ha solo contribuito ad aggravarne le conseguenze. La Corte d’appello aveva invece omesso questa valutazione.

Quanto all’errore sulla funzione del guard-rail, la Cassazione si spinge ad affermare che essa genericamente di diminuire la pericolosit del tratto stradale ove essa collocata e non solo di evitare o contenere il rischio della fuoriuscita di strada. Ci implica che nella funzione rientri anche quella di evitare che un corpo umano possa venire sbalzato nel vuoto. Sembra di capire che i giudici vadano oltre quanto emerge dalla normativa tecnica (Dm Lavori pubblici 223/1992), che definisce e classifica le barriere in base alla loro capacit di trattenere i veicoli in certe condizioni.

Inoltre, la Cassazione ricorda che il gestore di una strada ha un obbligo di manutenzione: deve verificare che tutto sia in ordine ed eliminare eventuali anomalie, ripristinando le condizioni di sicurezza.

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Article source: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-09-30/il-gestore-risponde-anche-quando-chi-guida-sbaglia-214946.shtml?uuid=AEGTx6bC


Cassazione, se il guard-rail è in cattivo stato, il proprietario della strada deve risarcire danni

ABRUZZO. L’ente proprietario della strada deve risarcire i danni causati agli utenti della strada per l’omessa manutenzione del guard-rail. Per la Cassazione il comune, custode della via, paga i danni ad un giovane motociclista che a causa della barriera laterale difettosa ha subito gravissime lesioni tra cui la perdita di netto di un braccio.

Non rappresenta nemmeno un nuovo orientamento, ma l’ordinanza n. 22801/17, pubblicata il 29 settembre dalla terza sezione civile della Corte di Cassazione, per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è molto significativa perché individua particolari e specifiche responsabilità in capo agli enti proprietari e custodi delle strade anche nel caso di omessa manutenzione o di guard-rail difettoso.

Proprio le barriere difettose spesso causano tragiche conseguenze come quella capitata ad un giovane, che mentre era in sella alla propria motocicletta aveva subìto gravissime lesioni, fra cui la perdita di netto di un braccio a seguito della collisione con una barriera laterale su una via di proprietà del Comune di Pozzolengo in provincia di Brescia.

Per la Suprema Corte, l’ente proprietario della strada deve risarcire i danni causati agli utenti della strada per l’omessa manutenzione del guard-rail. Nella fattispecie, sia il giovane che i propri genitori che avevano anch’essi subìto danni per la condizione del figlio determinata dal sinistro, avevano chiamato in causa il Comune per l’incidente stradale in cui il ragazzo era rimasto coinvolto.

In particolare, dopo aver perso il controllo della moto su cui viaggiava per le cattive condizioni della strada, il giovane ricorrente veniva scagliato contro il guard rail posizionato sul lato opposto della carreggiata, che, essendo non ben fissato, aveva assunto una anomala posizione obliqua in cui rimaneva esposto, girato dalla parte destinata al transito dei veicoli, un punto tagliente, che, a seguito dell’impatto violento con il corpo del giovane motociclista sbalzato dalla moto, gli provocava l’amputazione netta di un braccio.

In prima istanza il Tribunale di Brescia aveva ritenuto responsabile del sinistro il Comune e lo condannava a un notevole risarcimento dei danni pari a oltre un milione di euro in favore del giovane e di circa 100mila euro a ciascun genitore.

La Corte d’Appello, sovvertiva del tutto l’esito del primo grado di giudizio, rigettando integralmente le domande risarcitorie. Essa in primo luogo esclude la responsabilità del Comune nel verificarsi dell’incidente, escludendo che sia stata fornita una prova sul rapporto causale tra la presenza di eventuali alterazioni sul manto stradale e la caduta del motociclista; esclude poi anche che l’esistenza di un tratto di guard rail difettoso abbia avuto una incidenza causale in ordine alla particolare gravità del danno subito dal ragazzo, in riferimento all’amputazione di netto dell’arto.

La Cassazione, è di tutt’altro avviso nell’esprimere che «Per quanto concerne il profilo degli obblighi di manutenzione gravanti sulla p.a., accertato che nel caso di specie il Comune aveva ritenuto di posizionare, sul tratto di strada ove si è verificato l’incidente, le barriere laterali, in adempimento degli obblighi posti a suo carico in particolare dal D.M. n. 223 del 1992, non è corretto affermare che tali barriere abbiano esclusivamente la funzione di evitare o contenere il rischio della fuoriuscita di strada delle vetture in tratti di strada di particolare pericolosità e quindi siano costruite al solo scopo di reggere l’impatto con gli autoveicoli. La funzione della predisposizione della barriera laterale è quella di diminuire la pericolosità del tratto stradale ove essa è collocata: questa funzione si esplica delimitandone prima di tutto visivamente il bordo, offrendo una resistenza all’eventuale impatto dei veicoli ed offrendo anche una protezione ai corpi dei malcapitati utenti della strada che, siano essi pedoni, ciclisti, motociclisti o automobilisti, si trovino per i più svariati accadimenti ad essere proiettati Verso un bordo strada al di là del quale c’è il vuoto o una scarpata, proteggendoli dalle più gravi conseguenze di una caduta. Quindi, in generale nella funzione protettiva delle barriere laterali è compresa anche quella di diminuire il rischio che un corpo umano possa venire sbalzato nel vuoto».

Morte dei fratelli Timperio, il gip salva i quattro funzionari della Provincia

Incidente mortale fratelli Timperio, «la perizia conferma responsabilità della Provincia di Chieti»

Miglianico, dopo l’incidente mortale ripristinato guardrail sul ‘ponte maledetto’

Appena 24 ore prima il giudice per le indagini preliminari di Chieti, Luca De Ninis, aveva stabilito che i funzionari della Provincia di Chieti non potevano essere responsabili del cattivo stato delle barriere della strada provinciale che non hanno impedito la morte per annegamento dei due fratelli Timperio.

Secondo il Pm, i quattro funzionari della Provincia «omettevano, pur in presenza di lavori eseguiti sul tratto stradale che attraversa il fiume Foro lungo la Sp 33, denominata “Variante Tollo-Miglianico”, di adeguare le barriere di sicurezza stradale presenti sul ponte, barriere assolutamente inadeguate al contenimento di possibili urti derivanti da collisione con veicoli (…) e realizzate senza alcun rispetto della buona tecnica e della realizzazione secondo arte. Proprio l’omessa messa in sicurezza del citato tratto stradale risulta così causa determinante l’evento, tenuto conto che una barriera di adeguata sicurezza montata a regola d’arte avrebbe contenuto l’urto del veicolo evitando la precipitazione dello stesso nel fiume».

Article source: http://www.primadanoi.it/news/cronaca/574384/cassazione-se-il-guard-rail-e-in-cattivo-stato-il-proprietario-della-strada-deve-risarcire-danni.html


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Non rappresenta nemmeno un nuovo orientamento, ma l’ordinanza n. 22801/17, pubblicata il 29 settembre dalla terza sezione civile della Corte di Cassazione, per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è molto significativa perché individua particolari e specifiche responsabilità in capo agli enti proprietari e custodi delle strade anche nel caso di omessa manutenzione o di guard-rail difettoso.

Proprio le barriere difettose spesso causano tragiche conseguenze come quella capitata ad un giovane, che mentre era in sella alla propria motocicletta aveva subìto gravissime lesioni, fra cui la perdita di netto di un braccio a seguito della collisione con una barriera laterale su una via di proprietà del Comune di Pozzolengo in provincia di Brescia.

Per la Suprema Corte, l’ente proprietario della strada deve risarcire i danni causati agli utenti della strada per l’omessa manutenzione del guard-rail. Nella fattispecie, sia il giovane che i propri genitori che avevano anch’essi subìto danni per la condizione del figlio determinata dal sinistro, avevano chiamato in causa il Comune per l’incidente stradale in cui il ragazzo era rimasto coinvolto.

In particolare, dopo aver perso il controllo della moto su cui viaggiava per le cattive condizioni della strada, il giovane ricorrente veniva scagliato contro il guard rail posizionato sul lato opposto della carreggiata, che, essendo non ben fissato, aveva assunto una anomala posizione obliqua in cui rimaneva esposto, girato dalla parte destinata al transito dei veicoli, un punto tagliente, che, a seguito dell’impatto violento con il corpo del giovane motociclista sbalzato dalla moto, gli provocava l’amputazione netta di un braccio.

In prima istanza il Tribunale di Brescia aveva ritenuto responsabile del sinistro il Comune e lo condannava a un notevole risarcimento dei danni pari a oltre un milione di euro in favore del giovane e di circa 100mila euro a ciascun genitore.

La Corte d’Appello, sovvertiva del tutto l’esito del primo grado di giudizio, rigettando integralmente le domande risarcitorie. Essa in primo luogo esclude la responsabilità del Comune nel verificarsi dell’incidente, escludendo che sia stata fornita una prova sul rapporto causale tra la presenza di eventuali alterazioni sul manto stradale e la caduta del motociclista; esclude poi anche che l’esistenza di un tratto di guard rail difettoso abbia avuto una incidenza causale in ordine alla particolare gravità del danno subito dal ragazzo, in riferimento all’amputazione di netto dell’arto.

La Cassazione, è di tutt’altro avviso nell’esprimere che «Per quanto concerne il profilo degli obblighi di manutenzione gravanti sulla p.a., accertato che nel caso di specie il Comune aveva ritenuto di posizionare, sul tratto di strada ove si è verificato l’incidente, le barriere laterali, in adempimento degli obblighi posti a suo carico in particolare dal D.M. n. 223 del 1992, non è corretto affermare che tali barriere abbiano esclusivamente la funzione di evitare o contenere il rischio della fuoriuscita di strada delle vetture in tratti di strada di particolare pericolosità e quindi siano costruite al solo scopo di reggere l’impatto con gli autoveicoli. La funzione della predisposizione della barriera laterale è quella di diminuire la pericolosità del tratto stradale ove essa è collocata: questa funzione si esplica delimitandone prima di tutto visivamente il bordo, offrendo una resistenza all’eventuale impatto dei veicoli ed offrendo anche una protezione ai corpi dei malcapitati utenti della strada che, siano essi pedoni, ciclisti, motociclisti o automobilisti, si trovino per i più svariati accadimenti ad essere proiettati Verso un bordo strada al di là del quale c’è il vuoto o una scarpata, proteggendoli dalle più gravi conseguenze di una caduta. Quindi, in generale nella funzione protettiva delle barriere laterali è compresa anche quella di diminuire il rischio che un corpo umano possa venire sbalzato nel vuoto».

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Secondo il Pm, i quattro funzionari della Provincia «omettevano, pur in presenza di lavori eseguiti sul tratto stradale che attraversa il fiume Foro lungo la Sp 33, denominata “Variante Tollo-Miglianico”, di adeguare le barriere di sicurezza stradale presenti sul ponte, barriere assolutamente inadeguate al contenimento di possibili urti derivanti da collisione con veicoli (…) e realizzate senza alcun rispetto della buona tecnica e della realizzazione secondo arte. Proprio l’omessa messa in sicurezza del citato tratto stradale risulta così causa determinante l’evento, tenuto conto che una barriera di adeguata sicurezza montata a regola d’arte avrebbe contenuto l’urto del veicolo evitando la precipitazione dello stesso nel fiume».

Article source: http://www.primadanoi.it/news/cronaca/574384/cassazione-se-il-guard-rail-e-in-cattivo-stato-il-proprietario-della-strada-deve-risarcire-danni.html


L’informatica al servizio del Paese: strategie per la giustizia

Linformatica al servizio del Paese: strategie per la giustizia

Un’enorme vantaggio dell’uso dell’informatica è la categorizzazione e classificazione delle rassegne e l’istantanea archiviazione dei provvedimenti, oltre che una rapida consultazione degli stessi per gli avvocati, giudici e magistrati, ma anche per il cittadino. Un interessante convegno in Cassazione


di Paolo Campanelli

ROMA – Si è tenuto nei giorni scorsi nell’Aula Magna della Suprema Corte di Cassazione il convegno “ L’informatica al servizio del Paese: strategie per la giustizia” promosso dall’Innovation group (Ileana Fedele, Antonella Ciriello, Giuseppe Corasaniti) che sta lavorando da qualche mese per “informatizzare” il processo di legittimità e, soprattutto, per contribuire a creare una “sensibilità digitale” nella sfera ordinamentale della giurisdizione. Il convegno si è aperto con un ricordo del magistrato Renato Borruso, pioniere dell’uso dell’informatica nella giustizia sin da prima che l’attuale rivoluzione digitale fosse lontanamente immaginabile in cui è stato fatto il punto sul percorso che l’informatica ha compiuto nel campo giuridico, e sulla strada ancora da fare

il Primo Presidente della Suprema Corte di Cassazione Giovanni Canzio

Al convegno sono intervenute molte personalità della giustizia e dell’informatica italiana, fra cui il Primo Presidente della Suprema Corte di Cassazione Giovanni Canzio, Maria Rosaria San Giorgio consigliere della Suprema Corte di Cassazione e componente togato del Consiglio Superiore della Magistratura, Giovanni Amoroso, Direttore dell’ufficio del Massimario, il magistrato Ercole Aprile  consigliere della Suprema Corte di Cassazione e componente togato del Consiglio Superiore della Magistratura, Donato A. Limone e Giovanni Sartor entrambi professori di informatica giuridica, il primo all’ Università di Bologna ed il secondo alla Sapienza di Roma, Sebastiano Faro , direttore dell’ITTIG del CNR di Firenze, Giuseppe Corasaniti sostituto procuratore della procura presso la Suprema Corte di Cassazione , Vincenzo Di Cerbo direttore del CED della Suprema Corte di Cassazione, e Pasquale Liccardo  direttore della Direzione Generale sistemi informativi automatizzati del  Ministero della Giustizia. chiamati ad illustrare le innovazioni più recenti già operanti in altri Paesi, e nonostante l’Italia è stato il primo Stato in Europa ad avere informatizzato il processo civile, è altresì vero che non è stata ancora assorbita  la funzione dell’apporto digitali che potrebbe consentire alla giustizia italiana di poter  fare il “salto di qualità”  in termini di efficacia e tempi processuali.

Il convegno è stato concentrato sulla parte “tecnica dell’uso dell’informatica nell’ambito della giurisprudenza sia da parte “attiva” di avvocati, giudici e magistrati, sia da parte del cittadino con la sua parte di archivio: il primo vagito di supporto all’archiviazione è stato nel 1924, ma è nel corso degli ultimi 3 decenni che la necessità di un sistema efficiente di catalogazione e controllo dei vari e molteplici documenti ha superato il limite assoluto gestibile dall’analogico, sia nel Civile che nel Penale. Un’enorme vantaggio dell’uso dell’informatica è infatti la categorizzazione e classificazione delle Rassegne e l’istantanea archiviazione dei provvedimenti, oltre che una rapida consultazione degli stessi.

In conclusione c’è ancora molta strada da fare per poter fruire di tutti i vantaggi che il digitale permette ; l’obbiettivo finale è quello di trasformare le pagine “biblioteca” in veri e propri portali per l’uso da parte di avvocatura e cittadini, che oltre all’aspetto informativo per il quale il digitale potrà in concreto contribuire alla velocizzazione dei procedimenti poiché uno dei principali, se non il principale ostacolo per investimenti e tutela dei diritti è l’eccessiva durata dei procedimenti e la percepita scarsa trasparenza dei meccanismi che li regolano, ed è stato proprio in questo senso che nel corso del convegno è stato posto l’accento sui nuovi processi telematici che si muovono in questo campo.

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Article source: http://www.ilcorrieredelgiorno.it/linformatica-al-servizio-del-paese-strategie-per-la-giustizia/


I permessi della legge 104 fanno maturare le ferie: sentenza della Corte di Cassazione

Il lavoratore che usufruisce dei permessi di cui alla legge numero 104 del 1992 per l’assistenza di un familiare disabile non può essere penalizzato nel conteggio delle ferie: la decurtazione di giorni di riposo in conseguenza di tali permessi, infatti, è illegittima.

La Corte di Cassazione con la sentenza numero 14187/2017 del 7 giugno ha confermato tale disposizione, la sentenza era già stata inflitta dalla Corte d’appello ad un datore di lavoro, che dovrà ora riaccreditare i 4 giorni di ferie indebitamente sottratti al suo dipendente.

L’articolo 36 della Costituzione, del resto, nel sancire il diritto alle ferie garantisce che il lavoratore si riposi dall’attività lavorativa svolta e per i giudici il riposo si rende necessario anche a fronte dell’assistenza di un invalido, essendo quest’ultima un’attività dalla quale deriva comunque un forte dispendio di risorse fisiche e psichiche.

La Corte ha inoltre ricordato che i permessi per l’assistenza ai portatori di handicap si poggiano sia sulla normativa costituzionale interna, sia sulla Direttiva 2000/78/CE e sulla convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.

Secondo la Convenzione ONU il sostegno e la protezione va fornito non solo ai disabili ma anche alle loro famiglie, la cui situazione economica non può essere aggravata dall’utilizzo del permesso, sarebbe quindi un disincentivo al suo utilizzo.

Article source: http://www.orizzontescuola.it/permessi-della-legge-104-fanno-maturare-le-ferie-sentenza-della-corte-cassazione/