Wednesday, 13 Dec, 2017
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Licenziamento – Cassazione Civile: è legittimo il licenziamento se il …

Licenziamento - Cassazione Civile: è legittimo il licenziamento se il dipendente copia dati aziendali anche se non vengono divulgati a terzi

La Corte di Cassazione ha stabilito che è licenziabile il dipendente che copia su una pen drive personale alcuni dati aziendali riservati anche se le informazioni non vengono divulgate a terzi.

 

Il caso

Nel caso in esame, la Corte di Appello di Perugia ha riformato la sentenza del Tribunale, ritenendo legittimo il licenziamento di un dipendente da parte del datore di lavoro per aver trasferito su una pen drive di sua proprietà (poi smarrita e casualmente ritrovata nei locali della società) un numero rilevantissimo di dati appartenenti all’azienda.

La Corte ha ritenuto che la condotta del ricorrente integrasse la fattispecie prevista dall’articolo 52 del c.c.n.l. dei dipendenti di aziende chimiche, sanzionata con il licenziamento in tronco.

In merito alla richiesta di pagamento del corrispettivo del patto di non concorrenza sottoscritto dal lavoratore, la Corte territoriale ne ha escluso la spettanza in quanto, per effetto della sua assunzione presso una società con oggetto sociale coincidente, si era determinata una violazione del patto stesso.

Il lavoratore, avverso la sentenza della Corte di merito ha proposto ricorso per Cassazione basato su due motivi.

Article source: https://www.filodiritto.com/news/2017/licenziamento-cassazione-civile-e-legittimo-il-licenziamento-se-il-dipendente-copia-dati-aziendali-anche-se-non-vengono.html


Condanna Armando Li Bergolis, Cassazione conferma: no all …

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Roma. “(…) il ricorrente sostiene che tutti i reati sono stati commessi in data anteriore al 2/5/2006, ma non affronta specificamente la motivazione del provvedimento che, al contrario, sottolinea che la sentenza di condanna alla pena di anni ventisette di reclusione irrogata in primo grado dalla Corte di Assise di Foggia con sentenza del 17/3/2009 aveva ad oggetto delitti commessi nell’attualità” e, quindi, da ritenersi consumati fino alla data di detta sentenza (…)”.

Con recente sentenza, la prima sezione penale della Corte di Cassazione di Roma (Presidente Domenico Carcano), data udienza: 28.09.2017, ha rigettato il ricorso di Armando Li Bergolis, classe 1975 Monte Sant’Angelo, contro l’ordinanza del 22 novembre 2016 della Corte d’Appello di Bari.

La citata ordinanza aveva rigettato la richiesta di rideterminazione della pena, determinata con una precedente ordinanza della stessa Corte in conseguenza del riconoscimento del vincolo della continuazione, avanzata da Armando Li Bergolis, nonché la richiesta di applicazione dell’indulto.

La Corte aveva ritenuto che “la recidiva applicata a Li Bergolis, benché non più obbligatoria, non potesse essere esclusa in quanto il nuovo reato, su cui si fondava lo status di recidivo, per le sue specifiche circostanze e modalità, si rivelava sintomatico di una maggiore pericolosità del soggetto”.

Per la Corte d’Appello “l’indulto non poteva essere riconosciuto in quanto, nel quinquennio successivo al 2/5/2006, Li Bergolis aveva commesso reati per i quali aveva riportato condanne a pena di 27 anni di reclusione.”

Secondo la Cassazione “La censura concernente il diniego dell’applicazione dell’indulto appare generica: il ricorrente sostiene che tutti i reati sono stati commessi in data anteriore al 2/5/2006, ma non affronta specificamente la motivazione del provvedimento che, al contrario, sottolinea che la sentenza di condanna alla pena di anni ventisette di reclusione irrogata in primo grado dalla Corte di Assise di Foggia con sentenza del 17/3/2009 aveva ad oggetto delitti commessi “nell’attualità” e, quindi, da ritenersi consumati fino alla data di detta sentenza. Sussistendo, quindi, i presupposti per la revoca di diritto dell’indulto, il beneficio non poteva essere concesso per le condanne relative a reati che astrattamente erano compresi nel beneficio”.

Redazione StatoQuotidiano.it


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Article source: https://www.statoquotidiano.it/30/11/2017/condanna-armando-li-bergolis-cassazione-conferma-no-allindulto/590661/


Ex Avir, la Corte di Cassazione conferma di nuovo il sequestro

Ennesima conferma del sequestro dell’area ex Avir di Gaeta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di Nicola Martino, uno dei proprietari della Gaim, società che doveva riqualificare l’area della ex vetreria, con cui l’imprenditore aveva chiesto di togliere i sigilli dall’immobile.

Per gli inquirenti la riqualificazione si sarebbe trasformata in una lottizzazione abusiva. Martino, sostenendo che tale reato è ormai prescritto, puntava al dissequestro, ma i giudici non sono stati dello stesso avviso.

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Article source: https://www.h24notizie.com/2017/11/ex-avir-la-corte-cassazione-conferma-sequestro/


Figlia tolta ai genitori-nonni: fra un mese la sentenza della corte di Cassazione

Da stamattina non è soltanto attesa quella che separa i coniugi Gabriella e Luigi Deambrosis di Mirabello Monferrato (Alessandria) dal pronunciamento della Corte di Cassazione (per la terza volta), ma concreta speranza di poter rivedere, e riavere, la loro bambina: Viola. L’avevamo chiamata noi, per proteggerne la vera identità e loro stessi, quando era nata, ormai sette anni e mezzo fa, le avevano dato il nome di un fiore.  

 

L’avvocato Adriana Boscagli, che ha cominciato a tutelarli da un certo momento in poi di questa delicata vicenda, è riuscita a riportare il caso davanti alla Suprema Corte per la terza volta. Oggi la causa è stata discussa. Fra un mese, un mese e mezzo è attesa la sentenza. Il legale dei genitori di Mirabello («anziani» furono definiti, perché, quando concepirono la figlia, avevano rispettivamente 56 e 68 anni) ha insistito sull’obbiettivo che è stato sempre il faro della battaglia giudiziaria: «La bambina deve tornare a casa». Era stata portata via sulla base di un presunto episodio di abbandono (addormentata in auto, davanti a casa) per il quale i coniugi erano stati denunciati e, dopo, totalmente prosciolti. Ma ormai Viola era stata allontanata. Madre e padre continuarono a incontrarla, periodicamente e in «luogo neutro», fino a che la bambina fu dichiarata «adottabile». Non la vedono più da oltre cinque anni.  

 

Che cosa rende più concreta, ora, la fiducia in una svolta nuova? Spiega l’avvocato Boscagli: «Anche la Procura generale si è espressa a favore della nostra tesi: ha sostenuto che la bambina deve tornare dai genitori naturali, cui è stata strappata ingiustamente». Certo, con attenzione e gradualità, per rispettare la serenità della piccola. «Il procuratore generale ha richiamato tre aspetti – prosegue il legale -: l’abbandono non ci fu, le consulenze non hanno dimostrato l’incapacità genitoriale della coppia e la Corte d’Appello, nel dichiarare, a marzo scorso e per la seconda volta, la bambina adottabile, ha ignorato le indicazioni precedenti della Cassazione sul pregiudizio dell’età». 

 

I Deambrosis sono provati, ma fiduciosi, così come lo è il paese di Mirabello dove sono state raccolte centinaia di firme consegnate oggi dall’avvocato ai giudici. Come a dire che la piccola comunità monferrina fa da garante: «Conosciamo di Deambrosis, non meritano una tale sofferenza».  


Licenza Creative Commons

Alcuni diritti riservati.

Article source: http://www.lastampa.it/2017/11/30/edizioni/alessandria/figlia-tolta-ai-genitorinonni-fra-un-mese-la-sentenza-della-corte-di-cassazione-EVFdENgF4redawZEc1ElxN/pagina.html


Figlio della coppia dellʼacido, il pg di Cassazione: revocare lʼadottabilità

Anche se Alexander Boettcher e Martina Levato, in carcere dal dicembre 2014 per le aggressioni con l’acido, “sono responsabili di crimini raccapriccianti – sostiene il magistrato nella sua richiesta – dare in adozione il loro figlio equivarrebbe a una non consentita operazione di genetica familiare, come se il piccolo fosse nato con una macchia”. La Corte d’Appello di Milano, invece, a marzo aveva confermato la decisione del Tribuanle per i Minorenni, dichiarando l’adottabilità del piccolo. Decisione contro la quale i genitori hanno fatto ricorso, e che ora è in discussione in Cassazione.

“La legge – sottolinea ancora il procuratore generale – contempla l’affidamento quando ci sono rapporti significativi e nel caso del figlio di Alexandeer Boettcher e Martina Levato occorre dare rilievo al fatto che i nonni materni hanno avuto con lui 46 incontri, senza mancare mai ad un appuntamento tutte le volte che era loro consentito, e chiaramente la significatività del rapporto deve essere calibrata rispetto al fatto che si tratta di un neonato”.

Il Comune di Milano, costituitosi in Cassazione come tutore del figlio, ha chiesto invece alla Suprema Corte di respingere la richiesta dei familiari del bimbo, nonni compresi, che vogliono ottenere l’affidamento del bambino e la revoca della dichiarazione di adottabilità. “Rispettiamo le figure di questi nonni – ha detto il legale del sindaco – ma l’impegno che vogliono assumersi è sproporzionato alle loro forze, al divario di età, alla durata pesante della pena alla quale sono stati condannati i genitori del bambino che non potranno quindi subentrare presto ai nonni, e al fatto che le aggressioni con l’acido che hanno compiuto denotano un totale deficit di senso civico che può certo essere colmato, ma solo attraverso un processo lungo e dall’esito incerto”.

Article source: http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/lombardia/figlio-della-coppia-dell-acido-il-pg-di-cassazione-revocare-l-adottabilita_3109643-201702a.shtml