Friday, 19 Jan, 2018
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Archive for January, 2018

Omicidio di Passogatto, condanna confermata per Cantini

Lugo (Ravenna) – La Corte di Cassazione ha confermato, a dieci anni dal delitto, la sentenza di condanna per Marco Cantini, l’imprenditore edile 45enne accusato di aver ucciso nel 2008 sua moglie, la 23enne cubana Yanexy Gonzales Guevara. Il cadavere della donna era stato trovato il 2 settembre 2008, a 12 giorni dalla scomparsa della ragazza, in un pozzo di Passogatto di Lugo, a poche centinaia di metri dall’abitazione coniugale.

In primo grado Cantini era stato assolto e scarcerato; in appello era stato condannato a 23 anni e mezzo, ma la Cassazione aveva annullato tutto rimandando indietro a un Appello bis dal quale, nel 2016, era uscita la condanna, sempre a 23 anni e mezzo, confermata questa notte dalla Cassazione. “Non me la sento proprio di parlare”, ha detto Cantini raggiunto telefonicamente subito dopo la lettura del verdetto. Per l’uomo ora si apriranno le porte del carcere.

Article source: http://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/cronaca/omicidio-passogatto-cantini-condanna-1.3670757


Anziana uccisa a Bologna, 16 anni per badante sarda – Sardegna …

Confermata dalla Corte di Cassazione la condanna a 16 anni per Ilenia Oggiano, cagliaritana di 38 anni processata per l’omicidio di Teodolinda Capitani, 84enne uccisa con una coltellata alla gola nel proprio appartamento di Bologna, in via Borgatti, il 17 ottobre 2014.

L’imputata lavorava da un paio di settimane come badante per la vittima. Oggiano era stata condannata a 30 anni in primo grado. Poi in appello, quando si è rivolta al penalista Savino Lupo che ne ha curato la difesa e i motivi di impugnazione, la pena è stata quasi dimezzata dai giudici della Corte bolognese. Ieri sera la decisione della Cassazione che ha confermato i 16 anni.

Article source: http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2018/01/18/anziana-uccisa-a-bologna-confermati-16-anni-per-badante_b4968a46-a8f1-4a60-aec1-98d12b9be1c3.html


Anziana uccisa a Bologna, 16 anni per badante sarda

Confermata dalla Corte di Cassazione la condanna a 16 anni per Ilenia Oggiano, cagliaritana di 38 anni processata per l’omicidio di Teodolinda Capitani, 84enne uccisa con una coltellata alla gola nel proprio appartamento di Bologna, in via Borgatti, il 17 ottobre 2014.

L’imputata lavorava da un paio di settimane come badante per la vittima. Oggiano era stata condannata a 30 anni in primo grado. Poi in appello, quando si è rivolta al penalista Savino Lupo che ne ha curato la difesa e i motivi di impugnazione, la pena è stata quasi dimezzata dai giudici della Corte bolognese. Ieri sera la decisione della Cassazione che ha confermato i 16 anni.

Article source: http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2018/01/18/anziana-uccisa-a-bologna-confermati-16-anni-per-badante_b4968a46-a8f1-4a60-aec1-98d12b9be1c3.html


Detenzione pistola, donna di Manfredonia ricorre per “ingiusta detenzione”: no Cassazione

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Manfredonia, 18 gennaio 2018. ”(..) il giudice a quo ha posto in rilievo che la (..), avvalendosi della facoltà di non rispondere, ha rinunciato alla possibilità di dare una spiegazione alternativa in merito alla “cosa” che doveva essere prelevata dall’abitazione del (…) e portata a casa sua e quindi non ha in alcun modo contribuito a elidere il quadro indiziario a suo carico. Tale comportamento – precisa il giudice a quo – non può non considerarsi gravemente colposo, in quanto ha portato gli inquirenti a ritenere che la (..) fosse pienamente consapevole dell’attività illecita del (…): motivazione senz’altro esente da vizi logico-giuridici”.

Con recente sentenza, la Corte di Cassazione di Roma ha respinto il ricorso di una 42enne di Manfredonia contro un’ordinanza del marzo 2017 della Corte Appello di Bari, con la quale è stata ”rigettata l’istanza di riparazione per ingiusta detenzione, da lei formulata a seguito di assoluzione, perché il fatto non sussiste, dall’accusa di avere illecitamente detenuto e portato in luogo pubblico, in concorso con altre persone, una pistola con matricola abrasa, che sarebbe stata utilizzata dagli altri coindagati per commettere un assalto ai danni di un furgone portavalori”.

Come da atti, ”La Corte d’appello ha, in particolare, evidenziato che a fondamento dell’impianto accusatorio si ponevano, in via primaria, gli esiti delle intercettazioni ambientali, che avevano consentito la captazione di conversazioni in cui (…) faceva uso di una terminologia ermetica, che lasciava intendere come egli stesse parlando con la moglie di un oggetto di natura illecita da andare a prelevare dalla sua abitazione e che poi la moglie, (…), unitamente alla figlia, (..), e (alla ricorrente in oggetto,NDR), avrebbe dovuto andare a nascondere presso l’abitazione di quest’ultima. Ed effettivamente la (..) venne vista salire sulla sua abitazione per poi ridiscendere e recarsi, in auto, nei pressi dell’abitazione della (ricorrente in oggetto,ndr). Quest’ultima, che era in auto con la (…), venne poi vista salire a casa sua e ridiscendere pochi minuti dopo. Il che portò gli inquirenti a ritenere che effettivamente “la cosa” di cui parlava il (..) fosse una pistola che doveva essere nascosta presso l’abitazione del fratello e della di lui moglie, (ricorrente in oggetto,ndr), fino al giorno dopo, quando lo stesso (..) doveva andare a prelevarla. Di qui la conclusione, senz’altro esente da vizi logico- giuridici, inerente all’esistenza di colpa grave, ostativa all’indennizzo, ex art. 314 cod. proc. pen. Si tratta, come si vede, di un itinerario argomentativo che differenzia nettamente la posizione della (ricorrente in oggetto) da quella di (..), mostrando tutta l’alterità e il diverso spessore del ruolo ricoperto dalla ricorrente, a casa della quale l’oggetto venne portato, rispetto a quello della (altra indagata,ndr).

Redazione StatoQuotidiano.it


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La Cassazione: con i lavori socialmente utili la patente viene subito restituita

Se il giudice sostituisce al conducente in stato di ebbrezza la pena detentiva con i lavori di pubblica utilità, deve contestualmente restituirgli la patente: così la Corte di cassazione ha accolto il ricorso dell’avvocato Gianluigi Marino, annullando una sentenza del Tribunale di Ivrea che applicava all’imputato la pena di 4 mesi di arresto, sostituiti con il lavoro di pubblica utilità, e mille euro di ammenda. Il Tribunale applicava anche la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida per 9 mesi. 

 

L’EPISODIO
 

L’episodio risale al 30 novembre 2015, quando un 29enne era stato fermato a Nole Canavese, sulla strada provinciale 2 all’altezza del km 23, per guida in stato d’ebbrezza. I controlli avevano rilevato un tasso alcolemico tra 0,8 e 1,5.  

 

L’INTERVENTO DELL’AVVOCATO
 

In sede processuale, il giudice gli aveva concesso i lavori di pubblica utilità ma non gli aveva restituito la patente. L’avvocato Marino, contestando «i tempi dei procedimenti penali, generalmente molto lunghi», ha fatto ricorso. E, sottolinea il legale «per la prima volta a livello nazionale», la Suprema Corte ha decretato che il documento di guida deve essere restituito prima dell’inizio del volontariato e non dopo. 


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Article source: http://www.lastampa.it/2018/01/18/cronaca/la-cassazione-con-i-lavori-socialmente-utili-la-patente-viene-subito-restituita-BIpxgEhjdu2VVyZhDr4UxO/pagina.html