Friday, 19 Jan, 2018
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Archive for January, 2018

WhatsApp e SMS si possono acquisire come prova. Lo dice la Corte …

WhatsApp come anche i classici SMS potranno essere utilizzati come documenti di prova e dunque con la conseguente applicazione dell’articolo 234 del codice di procedura penale. Nell’articolo menzionato viene dichiarato come sia consentita “l’acquisizione di scritti o di altri documenti che rappresentano fatti, persone o cose mediante la fotografia, la cinematografia, la fonografia o qualsiasi altro mezzo”. Ecco che la sentenza numero 1822/2018 della Corte di cassazione ha aggiunto proprio questo ossia la possibilità di asserire come prova i messaggi su WhatsApp o anche gli SMS.

Dunque se nella memoria del telefono dell’indagato sottoposto a sequestro figureranno anche i messaggi del più conosciuto ed utilizzato sistema di messaggistica come anche i classici SMS presenti in essa questi potranno divenire delle prove. A tali però non potrà essere applicata la disciplina prevista dall’articolo 254 c.p.p. sul sequestro di corrispondenza, in quanto la nozione di corrispondenza “implica un’attività di spedizione in corso o comunque avviata dal mittente mediante consegna a terzi per il recapito”.

Stessa cosa deve essere considerata per le norme sulle intercettazioni in quanto queste ultime hanno ad oggetto “la captazione di un flusso di comunicazioni in corso”, mentre se si recuperano i messaggi da un telefono sequestrato non si fa altro che acquisire il dato che documenta quei flussi recuperandolo dalla memoria in cui è conservato.

La tecnologia è, per molte persone, uno strumento di comunicazione con cui dialogare; ma, a differenza della penna, i bit non sono immodificabili come l’inchiostro. Ecco perché fino ad oggi le email, i messaggini e le stampe di schermate del computer non possono sempre dimostrare un diritto ma di fatto in questo caso la sentenza della Corte di cassazione pone un cambiamento che potrebbe portare alla risoluzione di molte situazioni finora lasciate in bilico proprio per colpa di WhatsApp o degli SMS.

Article source: https://www.hwupgrade.it/news/web/whatsapp-e-sms-si-possono-acquisire-come-prova-lo-dice-la-corte-di-cassazione_73600.html


WhatsApp e SMS si possono acquisire come prova. Lo dice la Corte di Cassazione

WhatsApp come anche i classici SMS potranno essere utilizzati come documenti di prova e dunque con la conseguente applicazione dell’articolo 234 del codice di procedura penale. Nell’articolo menzionato viene dichiarato come sia consentita “l’acquisizione di scritti o di altri documenti che rappresentano fatti, persone o cose mediante la fotografia, la cinematografia, la fonografia o qualsiasi altro mezzo”. Ecco che la sentenza numero 1822/2018 della Corte di cassazione ha aggiunto proprio questo ossia la possibilità di asserire come prova i messaggi su WhatsApp o anche gli SMS.

Dunque se nella memoria del telefono dell’indagato sottoposto a sequestro figureranno anche i messaggi del più conosciuto ed utilizzato sistema di messaggistica come anche i classici SMS presenti in essa questi potranno divenire delle prove. A tali però non potrà essere applicata la disciplina prevista dall’articolo 254 c.p.p. sul sequestro di corrispondenza, in quanto la nozione di corrispondenza “implica un’attività di spedizione in corso o comunque avviata dal mittente mediante consegna a terzi per il recapito”.

Stessa cosa deve essere considerata per le norme sulle intercettazioni in quanto queste ultime hanno ad oggetto “la captazione di un flusso di comunicazioni in corso”, mentre se si recuperano i messaggi da un telefono sequestrato non si fa altro che acquisire il dato che documenta quei flussi recuperandolo dalla memoria in cui è conservato.

La tecnologia è, per molte persone, uno strumento di comunicazione con cui dialogare; ma, a differenza della penna, i bit non sono immodificabili come l’inchiostro. Ecco perché fino ad oggi le email, i messaggini e le stampe di schermate del computer non possono sempre dimostrare un diritto ma di fatto in questo caso la sentenza della Corte di cassazione pone un cambiamento che potrebbe portare alla risoluzione di molte situazioni finora lasciate in bilico proprio per colpa di WhatsApp o degli SMS.

Article source: https://www.hwupgrade.it/news/web/whatsapp-e-sms-si-possono-acquisire-come-prova-lo-dice-la-corte-di-cassazione_73600.html


Trapani, Fazio non deve tornare ai domiciliari. La Corte di … – MeridioNews

L’ex deputato regionale e candidato sindaco di Trapani, Girolamo Fazio, non dovrà tornare ai domiciliari. Lo ha stabilito la sesta sezione della Corte di Cassazione.

Fazio, dal maggio dello scorso anno è indagato per corruzione e traffico di influenze nell’ambito dell’inchiesta Mare Monstrum, nella quale è rimasto coinvolto anche l’armatore Ettore Morace. L’indagine partita dalla procura di Palermo e passata per competenza al tribunale di Trapani, scoppiò proprio nel bel mezzo della campagna elettorale per le amministrative della scorsa primavera dove Fazio era in corsa per la poltrona di primo cittadino.

Ieri la Cassazione ha accolto il ricorso presentato dai legali dell’ex sindaco di Trapani contro la decisione del tribunale del Riesame di Palermo che la scorsa estate aveva annullato l’ordinanza di revoca dei domiciliari a Fazio. Al momento non si conoscono le motivazioni della nuova sentenza. È stato infatti depositato solo il dispositivo. 

Secondo la difesa dell’ex deputato regionale, la sentenza del Tribunale del Riesame era carente sotto il profilo delle motivazioni riguardanti il pericolo paventato dai giudici della reiterazione del reato. Nei giorni scorsi il gip ha anche revocato il sequestro preventivo di due appartamenti di sua proprietà, disposto dalla Procura per garantire la somma equivalente all’entità della presunta corruzione, oltre 100mila euro, perché Fazio ha consegnato al giudice un libretto infruttifero dove ha versato la stessa somma. Resta confermata la misura cautelare del divieto di espatrio per cui a Fazio era stato ritirato il passaporto.

Article source: http://meridionews.it/articolo/62219/trapani-fazio-non-deve-tornare-ai-domiciliari-la-corte-di-cassazione-da-ragione-ai-suoi-legali/


Dietrofront della Corte di Cassazione: la braga non è condominiale.

La Corte di Cassazione cambia orientamento: la braga non è condominiale.

= Rottura della braga condominiale. Un sentenza innovativa del Tribunale di Pescara

La vicenda. Tizio e Caio avevano promosso un giudizio nei confronti di Sempronio e il Condominio per ottenere, previa conferma del provvedimento cautelare emesso ante causam, la condanna del condomino Sempronio al risarcimento dei danni per infiltrazioni. In primo grado, il giudice ha accolto la domanda risarcitoria.

In secondo grado, la corte territoriale, invece, ha riformato la decisione del precedente giudice.

In particolare, secondo i giudici di appello la responsabilità era solo del Condominio in quanto era tenuto a riparare la “braga” di collegamento degli scarichi, con ripartizione interna della spesa fra i condomini serviti dalla colonna di scarico.

Per giungere a tale soluzione la Corte d’Appello ha osservato che, come accertato dal CTU, la rottura della braga di ghisa era localizzata nel tratto terminale della stessa con l’innesto della colonna di scarico nel tratto terminale e dunque doveva ritenersi di proprietà comune.

Avverso tale decisione, gli attori Tizio e Caio hanno proposto ricorso in cassazione denunciando la falsa applicazione dell’art. 1117 c.c. e criticando la Corte d’Appello per avere ritenuto che la “braga” di collegamento tra la condotta condominiale e quella del singolo condomino rientri tra le parti comuni.

Aspetti e contrasti giurisprudenziali. Con il termine “braga” ci si riferisce a quel raccordo biforcato, c.d. a “T”, che mette in connessione le tubazioni verticali con quelle orizzontali, consentendo, quindi, che dal tratto principale se ne diparta uno derivato, relativo alla singola unità immobiliare.

 Continua [...]


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Cerca: braga condominiale infiltrazioni

Article source: http://www.condominioweb.com/danni-da-infiltrazioni-derivanti-da-braga.14484


Dell’Utri a un passo dalla scarcerazione

Domani sarà il giorno in cui Marcello Dell’Utri , detenuto nel carcere romano di Rebibbia (dove deve scontare una condanna definitiva a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa) potrebbe tornare libero. Nel pomeriggio, la Corte d’Appello di Caltanissetta si riunirà per decidere sul ricorso dei suoi legali. Il punto è che la stessa Procura generale di Caltanissetta ha già chiesto che la pena per Dell’Utri venga sospesa.

Non per motivi di salute (l’istanza presentata a Roma in questo senso è stata respinta) ma per un motivo ben più radicale: perché Dell’Utri non poteva proprio essere processato, visto che il reato di concorso esterno in associazione mafiosa è stato introdotto nel nostro codice nel 1994, e i fatti contestati all’ex senatore si fermano invece al 1992. È infatti un principio generale del diritto che la legge penale incriminatrice non possa essere retroattiva.

Al fondatore di Forza Italia, dunque, le porte del carcere potrebbero aprirsi per lo stesso motivo per cui è finito in nulla il processo contro Bruno Contrada. Questo almeno l’obiettivo dei legali di Dell’Utri, i professori Tullio Padovani e Francesco Centonze, che hanno presentato un’istanza nel corso del giudizio di revisione avviato davanti alla Corte d’appello di Caltanissetta: la condanna dell’ex manager di Publitalia, alla luce del verdetto della Corte di Strasburgo di tre anni fa, potrebbe essere riconosciuta completamente illegittima.

Si tratta del cosiddetto procedimento di revisione “europea”, che si è aperto davanti ai giudici di Caltanissetta, competenti per legge, visto che Dell’Utri è stato condannato dal Tribunale di Palermo.

“Un procedimento – hanno spiegato gli avvocati Padovani e Centonze – avviato a seguito della pronuncia della Corte di Cassazione che ha indicato proprio nella revisione lo strumento processuale per l’adeguamento della posizione di Dell’Utri rispetto al giudicato della Corte di Strasburgo nel caso Contrada”.

Nel frattempo i legali si sono anche rivolti direttamente alla Corte di Strasburgo, che però non si è ancora pronunciata. Nel corso della revisione il Procuratore generale, rappresentante dell’accusa, ha già chiesto alla Corte d’appello la sospensione dell’esecuzione della pena, con il solo obbligo del divieto di espatrio.

Domani per il destino di Dell’Utri apriranno tre strade. La prima: la Corte nissena potrebbe preliminarmente ipotizzare che la sentenza Contrada sia immediatamente applicabile all’ex senatore e sospendere la pena fino alla pronuncia di merito della CEDU (Corte europea dei diritti dell’uomo). La seconda: potrebbe essa stessa, accogliendo l’istanza, porre mano alla cosiddetta “revisione europea” della sentenza dell’Utri in base alla sentenza Cedu su Contrada. In entrambi questi due casi, l’ex senatore sarebbe posto in libertà. L’ultima strada: la Corte potrebbe sostenere che sia necessario attendere un pronunciamento specifico su Dell’Utri da parte dei giudici di Strasburgo e quindi negare la sospensione e respingere nel merito il ricorso. Insomma Dell’Utri potrebbero essere libero in due casi su tre.

Di sicuro la richiesta avanzata dal Pg è un grosso punto a favore per la difesa dell’uomo che creò dal nulla il partito di Berlusconi.

Nella sentenza Contrada c. Italia, la Corte europea dei diritti dell’uomo, ha riconosciuto (il 14 aprile 2015) che la condanna subita da Bruno Contrada (e da lui ormai già interamente scontata) riguardava un reato che, al tempo dei fatti contestatigli, non era sufficientemente chiaro e prevedibile. E per questo motivo la prima sezione della Suprema Corte di Cassazione, il 6 luglio 2017, ha dichiarato “ineseguibile e improduttiva di effetti penali” la sentenza emessa dieci anni prima.

Article source: http://www.huffingtonpost.it/2018/01/17/dellutri-a-un-passo-dalla-scarcerazione_a_23336102/