Friday, 19 Jan, 2018
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Della tutela dell’impresa (in pillole): Sentenza Corte di Cassazione n …

Sono solito prendere appunti o, comunque, mettere nero su bianco
sotto forma di relazione, le discussioni con Colleghi, Impresari ed
anche (ex) colleghi di associazioni datoriali quando si dibatte dei
temi della tutela dell’Impresa e quali siano le strategie
economicamente più vantaggiose da adottare allorquando si
intraprende la strada dell’eseguire un opera per conto di terzi.
Siano essi committenti privati che pubbliche amministrazioni.

Ciò detto e premesso, non posso fare altro che esprimere il mio
profondo scetticismo sulla possibilità che le imprese si accorgano
che i tempi sono cambiati: continuano a parlare di manodopera,
materiali, ribassi e quant’altro, ma non si sono ancora resi conto
che le carte, o meglio i diritti che ne derivano perché sanciti
dalle leggi, dalla giurisprudenza consolidata e dal contratto
complessivamente inteso, pesano infinitamente di più. E pensano
ancora di risolvere i loro problemi senza avere letto neppure una
volta le norme che riguardano il loro lavoro.

[Intermezzo
Nozioni di Diritto (in pillole).
Il Contratto.
Il Contratto è l'accordo tra due o più
soggetti (le parti del contratto) per produrre effetti
giuridici (ossia costituire, modificare o estinguere rapporti
giuridici), quindi un atto giuridico e, più precisamente, un
negozio giuridico bilaterale o plurilaterale].

Il tema che voglio affrontare riguarda, solamente e per sintesi,
due dei tanti aspetti (che nella materia dell’Estimo coincidono con
un valore economico) della vita di colui che esercita
professionalmente un’attività economica organizzata al fine della
produzione e dello scambio di beni e servizi; quello
giurisprudenziale sostanziato con due eventi-tipo e quello
politico-economico.

A) Della giurisprudenza afferente l’esecuzioni dei
lavori

L’attenzione ora passi ai due casi che seguono:

- EVENTO N.1
La sentenza della
Corte di Cassazione 20214/2017
cosa ci dice in
sintesi?

omissis…
l’appaltatore è soggetto a responsabilità anche in caso di
ingerenza del committente, cosicché la responsabilità
dell’appaltatore, con il conseguente obbligo risarcitorio, non
viene meno neppure in caso di vizi imputabili ad errori di
progettazione o direzione dei lavori, ove egli, accortosi del
vizio, non lo abbia tempestivamente denunziato al committente
manifestando formalmente il proprio dissenso, ovvero non abbia
rilevato i vizi pur potendo e dovendo riconoscerli in relazione
alla perizia ed alla capacità tecnica da lui esigibili nel caso
concreto
”.

Escludendo anche il concorso di colpa tra committente e
appaltatore.

- EVENTO N.2
L’appaltatore può difendersi scaricando la responsabilità sul
progettista e direttore lavori?
No di certo, sostiene la Suprema Corte [Cass.
sent. n. 1585 del 28.01.2015].

Di conseguenza, in linea di massima, l’appaltatore risponde in
caso di vizi dell’opera causati da un errore di progettazione.

Questi non può evitare il risarcimento solo sostenendo di aver
dato l’incarico della redazione del progetto ad un professionista
(…) anche direttore dei lavori. Infatti, l’appaltatore, dovendo
assolvere al proprio dovere di osservare i criteri generali della
tecnica relativi al particolare lavoro affidatogli, è obbligato a
controllare, nei limiti delle sue competenze, la bontà del progetto
o delle istruzioni impartite dal committente e, ove queste siano
palesemente errate, può andare esente da responsabilità soltanto se
dimostri di avere manifestato il proprio dissenso e di essere stato
indotto ad eseguirle per le insistenze del committente ed a rischio
di quest’ultimo.

Tradotto per tutti e due gli eventi: i lavori sono fatti
male.

Sotto la fattispecie “I lavori sono fatti male”, rientrano la
maggioranza dei casi di cause civili che intasano i tribunali
italiani; dando vita così, al girone infernale di dantesca memoria
che porterà inesorabilmente l’impresario ad una debacle dai
contorni difficilmente quantificabili.

Ma, aldilà della bieca considerazione, non si pensi che i due
casi citati siano eccezione rispetto alla sommaria percentuale
indicata. Non è la: percentuale, il dato essenziale quanto invece,
che nella quasi totalità dei casi il giudice di merito la “da sui
denti” dell’impresario, decretandone la sua soccombenza.

Spostata quindi l’attenzione verso un altro teatro di battaglia,
ne consegue che -pensando- di risolvere i problemi senza avere
letto neppure una volta le norme che riguardano il proprio lavoro,
l’impresario commette un errore fatale; rientrando nella tipicità
del negozio giuridico che produce effetti giuridici (Contratto), al
netto della quantità di cemento trasportato, del peso dell’acciaio
e del numero dei mattoni utilizzati che, casomai, verranno
analizzate in seguito (errore fatale).

Non ha prove.

Quali sono le prove che dimostrano il proprio dissenso e di
essere stato indotto ad eseguirle, le opere, per le insistenze del
committente ed a rischio di quest’ultimo?

A solo titolo di esempio non certo esaustivo:

  1. contratto sufficientemente dettagliato circa i diritti
    dell’appaltatore;
  2. analisi degli elaborati progettuali (tavole di progetto ed
    elaborati economico-estimativi);
  3. richieste di varianti in corso d’opera;
  4. giornale di cantiere;
  5. comunicazioni scritte col Direttore dei Lavori;
  6. riserve circa la mancata osservanza del Contratto di
    Appalto.

Ciò vale per la committenza privata ma anche per quella
pubblica, anzi, a maggior ragione con quella pubblica in quanto
esiste un concetto fondamentale per l’esecuzione dell’opera
pubblica:

  • il principio per cui la S.A. è obbligata ad un ampio e
    continuo dovere di cooperazione che si esplica nel fornire
    tempestivamente all’Appaltatore le istruzioni per il progresso dei
    lavori, gli elementi tecnici che si è riservata di dare, di
    effettuare le misure, di eliminare le eventuali difficoltà ostative
    alla normale attività dell’Appaltatore ove dipende da essa di
    rimuoverle, o comunque di prestare il proprio concorso in tutti gli
    atti ed i “momenti” in cui ciò sia richiesto
    .

E l’appaltatore deve essere cosciente del fatto che si rivolge,
in ogni occasione di tipo tecnico, economico, amministrativo,
giuridico, organizzativo, procedurale a Pubblici Ufficiali che, in
base a questa veste, hanno l’obbligo di agire con correttezza e
onestà.

Dirò di più: la mancata cooperazione della Stazione Appaltante
agisce nei confronti dell’appaltatore come “causa a lui non
imputabile” che lo esonera da responsabilità per l’inadempimento
(Art. 1218 C.C.).

B) Della politica dell’economia della
produzione

Continuiamo a fare ancora luce nel contesto tenebroso in cui
l’Impresa è stata relegata: quello degli esclusi. Del
giustizialismo dell’amministrazione finanziaria perpetrato dal
politico di turno.

L’imprenditore non teme il rischio, neppure quello del
fallimento.

Però è necessario alzare lo sguardo da terra per capire cosa ci
succede attorno perché il modello economico è cambiato ed il gioco
giocato, è nascosto; il campo di gioco è grande la dove la politica
è stata sopraffatta, soggiogata e sottomessa dalla finanza.

Bisognerebbe spiegare a certa gente così preoccupata, che il
mondo dell’Impresa non è cambiato ma è cambiato il modello
economico.

È stato sostituito il modello dell’economia della produzione con
il modello dell’economia finanziaria. Con una caratteristica
pregnante: “la finanza egemone rispetto alla produzione ed alla
politica e monopolista della risorsa denaro
”.

Il modello del monoteismo del mercato e del fanatismo
dell’economia estorsiva che ha messo al mondo, artificiosamente, un
modello di finanza basato sul rigore, sul sacrificio, sulla
scarsità di risorse e sulla disoccupazione che potenzia
all’infinito, il potere di chi detiene il denaro e il controllo
monopolistico della moneta.

Il lavoro e la quantità che se ne può eseguire, è un falso
problema creato ad hoc per gli analfabeti funzionali.

Ma: le lacune di chi ha pensato troppo al lavoro, senza pensare
ad una strategia di difesa del credito, questo è il tema vero (di
cui nessuno parlerà mai).

Abbiamo (tutti gli imprenditori) scoperto il fianco, e lì ci
stanno pugnalando.

Le Associazioni di Categoria: da troppi anni le Associazioni
vivono per far vivere i propri dipendenti. La politica degli
imprenditori è rappresentata dai dipendenti.

Le associazioni di categoria. Quelle datoriali, ovviamente.
Adagiate nella mediocrità del far sopravvivere il proprio
carrozzone fatto di proclami, statistiche e… dipendenti.

Ridicoli proclami.

Per cambiare quindi il Sistema che prevede l’impresa oggi
solitaria, isolata e rifiutata dal contesto attuale e che ci
imprigiona, prima lo dobbiamo disinstallare dalla nostra mente.
Lo faremo?

A cura di Geom. Luciano
Murgia

© Riproduzione riservata

Article source: http://www.lavoripubblici.it/news/2017/08/LAVORI-PUBBLICI/19043/Della-tutela-dell-impresa-in-pillole-Sentenza-Corte-di-Cassazione-n-20214-2017


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