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Siracusa, il “mostro di Cassibile” resta in carcere: la Cassazione nega i domiciliari a Giuseppe Raeli. L’avvocato …




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Cronaca

Siracusa, il “mostro di Cassibile” resta in carcere: la Cassazione nega i domiciliari a Giuseppe Raeli. L’avvocato: “sentenza ingiusta”

La difesa ha fatto leva sul collegamento tra i delitti e l’attività lavorativa cessata già cinque anni prima dell’arresto del ricorrente e sull’età di quest’ultimo ma la Suprema Corte ha ritenuto inammissibile questo motivo di impugnazione così come la possibilità paventata di utilizzare il braccialetto elettronico


Luca Signorellidi Luca Signorelli


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In attesa del pronunciamento in merito alla condanna all’ergastolo, la Corte di Cassazione rigetta il ricorso degli avvocati di Giuseppe Raeli, ribattezzato il “mostro di Cassibile”, negando gli arresti domiciliari chiesti per aver superato i 70 anni di età.

Il Tribunale d’appello di Catania, condividendo le valutazioni del primo giudice siracusano, aveva sottolineato come il pericolo di reiterazione apparisse di entità così elevata e straordinaria da rendere del tutto inadeguata ogni altra misura diversa dalla custodia cautelare in carcere considerata la pluralità di omicidi, la sproporzione tra movente e delitti e l’intensità del dolo.

Raeli, 76 anni, è considerato l’autore di una lunga catena di omicidi durata 23 anni a Cassibile causata da contrasti economici e vecchi risentimenti con le vittime.Il pensionato di Cassibile è stato assolto dall’omicidio di Rosario Rizza Timpanello del gennaio 1999, e del tentato omicidio di Antonio Bruni avvenuto il 21 novembre 1998, mentre il tentato omicidio di Aurora Franzone del febbraio 2004 è stato derubricato in minaccia aggravata a mano armata e prescritto; ma rappresenta l’anello di congiunzione con l’omicidio Spada. Raeli è stato riconosciuto colpevole degli omicidi di Giuseppe Calvo (9 ottobre 2002), del duplice omicidio dei coniugi Sebastiano Tinè e Giuseppa Spadaro (31 luglio 2003), di Giuseppe Spada (18 agosto 2004), oltre che del tentato omicidio di Giuseppe Leone (15 marzo 2009) di Katia Tinè (31 luglio 2003).

La difesa ha fatto leva sul collegamento tra i delitti e l’attività lavorativa cessata già cinque anni prima dell’arresto del ricorrente e sull’età di quest’ultimo ma la Suprema Corte ha ritenuto inammissibile questo motivo di impugnazione così come la possibilità paventata di utilizzare il braccialetto elettronico.

E mentre si attende udienza ed esito del ricorso presentato alla Corte di Cassazione, con gli avvocati Giambattista Rizza e Stefano Rametta che auspicano il ribaltamento dei processi di primo e secondo grado che hanno condannato il pensionato, si annuncia ancora battaglia: “non dare i domiciliari con l’uso del braccialetto a un vecchio di 76 anni la trovo una sentenza ingiusta, è una questione di civiltà – sottolinea l’avvocato Rizza – per questo ci rivolgeremo alla Corte europea dei diritti dell’uomo”.


Luca Signorellidi Luca Signorelli

31 ottobre 2017
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