Saturday, 20 Jan, 2018
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Detenzione pistola, donna di Manfredonia ricorre per “ingiusta detenzione”: no Cassazione

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Manfredonia, 18 gennaio 2018. ”(..) il giudice a quo ha posto in rilievo che la (..), avvalendosi della facoltà di non rispondere, ha rinunciato alla possibilità di dare una spiegazione alternativa in merito alla “cosa” che doveva essere prelevata dall’abitazione del (…) e portata a casa sua e quindi non ha in alcun modo contribuito a elidere il quadro indiziario a suo carico. Tale comportamento – precisa il giudice a quo – non può non considerarsi gravemente colposo, in quanto ha portato gli inquirenti a ritenere che la (..) fosse pienamente consapevole dell’attività illecita del (…): motivazione senz’altro esente da vizi logico-giuridici”.

Con recente sentenza, la Corte di Cassazione di Roma ha respinto il ricorso di una 42enne di Manfredonia contro un’ordinanza del marzo 2017 della Corte Appello di Bari, con la quale è stata ”rigettata l’istanza di riparazione per ingiusta detenzione, da lei formulata a seguito di assoluzione, perché il fatto non sussiste, dall’accusa di avere illecitamente detenuto e portato in luogo pubblico, in concorso con altre persone, una pistola con matricola abrasa, che sarebbe stata utilizzata dagli altri coindagati per commettere un assalto ai danni di un furgone portavalori”.

Come da atti, ”La Corte d’appello ha, in particolare, evidenziato che a fondamento dell’impianto accusatorio si ponevano, in via primaria, gli esiti delle intercettazioni ambientali, che avevano consentito la captazione di conversazioni in cui (…) faceva uso di una terminologia ermetica, che lasciava intendere come egli stesse parlando con la moglie di un oggetto di natura illecita da andare a prelevare dalla sua abitazione e che poi la moglie, (…), unitamente alla figlia, (..), e (alla ricorrente in oggetto,NDR), avrebbe dovuto andare a nascondere presso l’abitazione di quest’ultima. Ed effettivamente la (..) venne vista salire sulla sua abitazione per poi ridiscendere e recarsi, in auto, nei pressi dell’abitazione della (ricorrente in oggetto,ndr). Quest’ultima, che era in auto con la (…), venne poi vista salire a casa sua e ridiscendere pochi minuti dopo. Il che portò gli inquirenti a ritenere che effettivamente “la cosa” di cui parlava il (..) fosse una pistola che doveva essere nascosta presso l’abitazione del fratello e della di lui moglie, (ricorrente in oggetto,ndr), fino al giorno dopo, quando lo stesso (..) doveva andare a prelevarla. Di qui la conclusione, senz’altro esente da vizi logico- giuridici, inerente all’esistenza di colpa grave, ostativa all’indennizzo, ex art. 314 cod. proc. pen. Si tratta, come si vede, di un itinerario argomentativo che differenzia nettamente la posizione della (ricorrente in oggetto) da quella di (..), mostrando tutta l’alterità e il diverso spessore del ruolo ricoperto dalla ricorrente, a casa della quale l’oggetto venne portato, rispetto a quello della (altra indagata,ndr).

Redazione StatoQuotidiano.it


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Article source: https://www.statoquotidiano.it/18/01/2018/detenzione-pistola-donna-manfredonia-ricorre-ingiusta-detenzione-no-cassazione/599958/


La Cassazione: con i lavori socialmente utili la patente viene subito restituita

Se il giudice sostituisce al conducente in stato di ebbrezza la pena detentiva con i lavori di pubblica utilità, deve contestualmente restituirgli la patente: così la Corte di cassazione ha accolto il ricorso dell’avvocato Gianluigi Marino, annullando una sentenza del Tribunale di Ivrea che applicava all’imputato la pena di 4 mesi di arresto, sostituiti con il lavoro di pubblica utilità, e mille euro di ammenda. Il Tribunale applicava anche la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida per 9 mesi. 

 

L’EPISODIO
 

L’episodio risale al 30 novembre 2015, quando un 29enne era stato fermato a Nole Canavese, sulla strada provinciale 2 all’altezza del km 23, per guida in stato d’ebbrezza. I controlli avevano rilevato un tasso alcolemico tra 0,8 e 1,5.  

 

L’INTERVENTO DELL’AVVOCATO
 

In sede processuale, il giudice gli aveva concesso i lavori di pubblica utilità ma non gli aveva restituito la patente. L’avvocato Marino, contestando «i tempi dei procedimenti penali, generalmente molto lunghi», ha fatto ricorso. E, sottolinea il legale «per la prima volta a livello nazionale», la Suprema Corte ha decretato che il documento di guida deve essere restituito prima dell’inizio del volontariato e non dopo. 


Licenza Creative Commons

Alcuni diritti riservati.

Article source: http://www.lastampa.it/2018/01/18/cronaca/la-cassazione-con-i-lavori-socialmente-utili-la-patente-viene-subito-restituita-BIpxgEhjdu2VVyZhDr4UxO/pagina.html


WhatsApp e SMS si possono acquisire come prova. Lo dice la Corte di Cassazione

WhatsApp come anche i classici SMS potranno essere utilizzati come documenti di prova e dunque con la conseguente applicazione dell’articolo 234 del codice di procedura penale. Nell’articolo menzionato viene dichiarato come sia consentita “l’acquisizione di scritti o di altri documenti che rappresentano fatti, persone o cose mediante la fotografia, la cinematografia, la fonografia o qualsiasi altro mezzo”. Ecco che la sentenza numero 1822/2018 della Corte di cassazione ha aggiunto proprio questo ossia la possibilità di asserire come prova i messaggi su WhatsApp o anche gli SMS.

Dunque se nella memoria del telefono dell’indagato sottoposto a sequestro figureranno anche i messaggi del più conosciuto ed utilizzato sistema di messaggistica come anche i classici SMS presenti in essa questi potranno divenire delle prove. A tali però non potrà essere applicata la disciplina prevista dall’articolo 254 c.p.p. sul sequestro di corrispondenza, in quanto la nozione di corrispondenza “implica un’attività di spedizione in corso o comunque avviata dal mittente mediante consegna a terzi per il recapito”.

Stessa cosa deve essere considerata per le norme sulle intercettazioni in quanto queste ultime hanno ad oggetto “la captazione di un flusso di comunicazioni in corso”, mentre se si recuperano i messaggi da un telefono sequestrato non si fa altro che acquisire il dato che documenta quei flussi recuperandolo dalla memoria in cui è conservato.

La tecnologia è, per molte persone, uno strumento di comunicazione con cui dialogare; ma, a differenza della penna, i bit non sono immodificabili come l’inchiostro. Ecco perché fino ad oggi le email, i messaggini e le stampe di schermate del computer non possono sempre dimostrare un diritto ma di fatto in questo caso la sentenza della Corte di cassazione pone un cambiamento che potrebbe portare alla risoluzione di molte situazioni finora lasciate in bilico proprio per colpa di WhatsApp o degli SMS.

Article source: https://www.hwupgrade.it/news/web/whatsapp-e-sms-si-possono-acquisire-come-prova-lo-dice-la-corte-di-cassazione_73600.html


WhatsApp e SMS si possono acquisire come prova. Lo dice la Corte …

WhatsApp come anche i classici SMS potranno essere utilizzati come documenti di prova e dunque con la conseguente applicazione dell’articolo 234 del codice di procedura penale. Nell’articolo menzionato viene dichiarato come sia consentita “l’acquisizione di scritti o di altri documenti che rappresentano fatti, persone o cose mediante la fotografia, la cinematografia, la fonografia o qualsiasi altro mezzo”. Ecco che la sentenza numero 1822/2018 della Corte di cassazione ha aggiunto proprio questo ossia la possibilità di asserire come prova i messaggi su WhatsApp o anche gli SMS.

Dunque se nella memoria del telefono dell’indagato sottoposto a sequestro figureranno anche i messaggi del più conosciuto ed utilizzato sistema di messaggistica come anche i classici SMS presenti in essa questi potranno divenire delle prove. A tali però non potrà essere applicata la disciplina prevista dall’articolo 254 c.p.p. sul sequestro di corrispondenza, in quanto la nozione di corrispondenza “implica un’attività di spedizione in corso o comunque avviata dal mittente mediante consegna a terzi per il recapito”.

Stessa cosa deve essere considerata per le norme sulle intercettazioni in quanto queste ultime hanno ad oggetto “la captazione di un flusso di comunicazioni in corso”, mentre se si recuperano i messaggi da un telefono sequestrato non si fa altro che acquisire il dato che documenta quei flussi recuperandolo dalla memoria in cui è conservato.

La tecnologia è, per molte persone, uno strumento di comunicazione con cui dialogare; ma, a differenza della penna, i bit non sono immodificabili come l’inchiostro. Ecco perché fino ad oggi le email, i messaggini e le stampe di schermate del computer non possono sempre dimostrare un diritto ma di fatto in questo caso la sentenza della Corte di cassazione pone un cambiamento che potrebbe portare alla risoluzione di molte situazioni finora lasciate in bilico proprio per colpa di WhatsApp o degli SMS.

Article source: https://www.hwupgrade.it/news/web/whatsapp-e-sms-si-possono-acquisire-come-prova-lo-dice-la-corte-di-cassazione_73600.html


Trapani, Fazio non deve tornare ai domiciliari. La Corte di … – MeridioNews

L’ex deputato regionale e candidato sindaco di Trapani, Girolamo Fazio, non dovrà tornare ai domiciliari. Lo ha stabilito la sesta sezione della Corte di Cassazione.

Fazio, dal maggio dello scorso anno è indagato per corruzione e traffico di influenze nell’ambito dell’inchiesta Mare Monstrum, nella quale è rimasto coinvolto anche l’armatore Ettore Morace. L’indagine partita dalla procura di Palermo e passata per competenza al tribunale di Trapani, scoppiò proprio nel bel mezzo della campagna elettorale per le amministrative della scorsa primavera dove Fazio era in corsa per la poltrona di primo cittadino.

Ieri la Cassazione ha accolto il ricorso presentato dai legali dell’ex sindaco di Trapani contro la decisione del tribunale del Riesame di Palermo che la scorsa estate aveva annullato l’ordinanza di revoca dei domiciliari a Fazio. Al momento non si conoscono le motivazioni della nuova sentenza. È stato infatti depositato solo il dispositivo. 

Secondo la difesa dell’ex deputato regionale, la sentenza del Tribunale del Riesame era carente sotto il profilo delle motivazioni riguardanti il pericolo paventato dai giudici della reiterazione del reato. Nei giorni scorsi il gip ha anche revocato il sequestro preventivo di due appartamenti di sua proprietà, disposto dalla Procura per garantire la somma equivalente all’entità della presunta corruzione, oltre 100mila euro, perché Fazio ha consegnato al giudice un libretto infruttifero dove ha versato la stessa somma. Resta confermata la misura cautelare del divieto di espatrio per cui a Fazio era stato ritirato il passaporto.

Article source: http://meridionews.it/articolo/62219/trapani-fazio-non-deve-tornare-ai-domiciliari-la-corte-di-cassazione-da-ragione-ai-suoi-legali/