Saturday, 19 Aug, 2017
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Posts Tagged ‘Sentenze’

Rubano spiccioli da un’auto, il giudice non convalida l’arresto

VIAREGGIO. Udienza di convalida, ieri mattina, per l’arresto operato dalla polizia di Viareggio a carico di due cittadini del Marocco – uno nato a Firenze, 28 anni, e uno a Brescia, 26 anni – responsabili nel pomeriggio di Ferragosto di un furto su auto. Trovando il finestrino aperto di un’auto, uno di loro ha infilato una mano all’interno e si è impossessato di monete per due euro. La vettura era posteggiata in un parcheggio con tanto di telecamera e un vigilante ha avvertito il commissariato: nel giro di pochi minuti i due uomi, regolari in Italia, sono stati arrestati per furto.

Il 17 agosto il giudice Tiziana Lottini (Tribunale di Lucca) non ha convalidato l’arresto disposto dal pm Antonio Mariotti e li ha mandati liberi nonostante il parere contrario del pm onorario Letizia Lei che avrebbe chiesto la detenzione in carcere in attesa del processo dopo la richiesta di termini a difesa del legale d’ufficio dei due. ll giudice non ha convalidato l’arresto rimandando gli atti al pm per il normale iter procedurale (iscrizione nel registro e denuncia a piede libero) forte di una sentenza della Corte di Cassazione a sezioni riunite che individua la flagranza di reato con la continuità di contatto visivo. Quindi l’arresto in flagrante può essere effettuato soltanto se l’ufficiale di pg (poliziotto, carabiniere, vigili urbano) oppure il semplice testimone dal momento in cui avviene il fatto contestato al momento in cui il soggetto viene bloccato l’autore o gli autori del reato non vengono persi di vista. In più c’è da considerare il furto di modica entità (2 euro) e la mancanza di danneggiamento (il finestrino dell’auto

non è stato rotto).

Alla fine del procedimento, ieri mattina, quando i due sono stati liberati uno di loro ha chiesto al poliziotto che lo aveva arrestato i soldi per prendere il treno e tornarsene a casa visto che non aveva un euro in tasca.


 

Article source: http://iltirreno.gelocal.it/versilia/cronaca/2017/08/17/news/rubano-spiccioli-da-un-auto-il-giudice-non-convalida-l-arresto-1.15743443


Corte di Cassazione: abbandonare la scuola non è reato

L’abbandono della scuola non costituisce reato qualora l’alunno decida di fermarsi una volta raggiunte le medie; lo ha chiarito la Corte di Cassazione facendo riferimento all’articolo 731 del Codice Penale.

Lo scrive money.it che riporta lo stralcio: “chiunque, rivestito di autorità o incaricato della vigilanza sopra un minore, omette, senza giustificato motivo, di impartirgli l’istruzione elementare” viene punito con un’ammenda fino a 30 euro. Quindi se un genitore non manda il figlio alle scuole elementari commette un reato penale; lo stesso però non avviene per le scuole medie, nonostante queste facciano parte a tutti gli effetti della scuola dell’obbligo.

Tuttavia, mentre per la scuola elementare c’è una norma penale che definisce le sanzioni per chi non rispetta le regole sull’obbligo scolastico, per le medie il discorso è differente. Infatti, per l’inosservanza dell’obbligo di istruzione una volta raggiunte le scuole medie non sono previste sanzioni. Di conseguenza è impossibile limitare il fenomeno della dispersione scolastica, che già nelle scuole medie è molto elevato visto che ogni anno si ritirano più di 7mila alunni.

La domanda allora è: se il Miur vuole stendere l’obbligo a 18 anni, non dovrebbe prima chiedere al legislatore di adattare le norme del Codice Penale?

“Fino a qualche anno fa nel nostro ordinamento era presente una norma che estendeva quanto disposto dall’articolo 731 del Codice Penale anche per le scuole medie. Si tratta dell’articolo 8 della legge 1959/1962 con il quale l’obbligo scolastico venne esteso fino al conseguimento del diploma di scuola media.

Lo stesso articolo nel comma 3 estendeva le sanzioni previste per l’inadempienza dell’obbligo scolastico nel primo grado d’istruzione (scuola elementare) anche per le medie. Anche l’abbandono nel corso della scuola media quindi costituiva reato, a meno che lo studente al compimento del 15° anno di età non dimostrava di essere andato a scuola per un periodo pari almeno ad 8 anni.

Abrogato l’articolo 8 della legge 1959/1962 , con la legge 212/2010, con la quale l’abbandono della scuola media ha perso la sua rilevanza penale, la Corte di Cassazione con la sentenza 4520/217, ha dunque confermato che  non costituisce reato l’abbandono scolastico durante le scuole secondarie di I grado e di conseguenza è impossibile stabilire una sanzione per chi non rispetta le regole dettate dal Ministero dell’Istruzione in merito all’obbligo di istruzione.

“Paradossalmente rispetto al 1962 l’obbligo scolastico è stato aumentato, mentre le sanzioni sono state ridotte; che senso avrebbe quindi alzare l’età dell’obbligo a 18 anni se poi il MIUR non ha gli strumenti adatti per far rispettare le regole?”.

Article source: http://www.tecnicadellascuola.it/item/32158-corte-di-cassazione-abbandonare-la-scuola-non-e-reato.html


Caso Cucchi: nessun depistaggio. Assolto il dirigente penitenziario

Il dirigente della polizia penitenziaria Claudio Marchiandi, accusato di aver coperto le prove del pestaggio ai danni di Stefano Cucchi, non era a conoscenza delle reali condizioni di salute del geometra di 32 anni, deceduto dopo sei giorni di ricovero nella struttura protetta dell’ospedale Sandro Pertini di Roma. La Corte di cassazione, con la sentenza 39219 depositata oggi, chiarisce le motivazioni con le quali ha respinto il ricorso del procuratore generale della Corte d’appello e dei familiari di Stefano Cucchi, contro la sentenza della Corte territoriale con la quale, nel 2016, il funzionario del Prap era stato assolto dai reati di falso ideologico, abuso d’ufficio e favoreggiamento personale.

Cucchi, 8 anni di attese

La sentenza allineata con la piega che attualmente ha preso il caso Cucchi: sotto accusa ci sono solo cinque carabinieri tra quelli che si sono occupati del trentenne dopo che era stato fermato per droga. I carabinieri sono stati rinviati a giudizio lo scorso 10 luglio. I medici e gli agenti penitenziari coinvolti, invece, finora sono stati assolti in vari gradi di giudizio; ma il 19 aprile scorso la Cassazione ha disposto un nuovo processo di appello per i medici, accusati di omicidio colposo.

Secondo l’accusa, Marchiandi avrebbe istigato il medico di turno al Pertini a dare indicazioni false nella cartella clinica sulle condizioni di ingresso di Cucchi, che era in stato di detenzione. Il tutto per creare le condizioni previste dal protocollo organizzativo della struttura protetta per il ricovero del paziente.

Lo scopo, sempre secondo l’accusa, era aiutare gli agenti di polizia penitenziaria autori del reato di lesioni e abuso di autorit in danno di Cucchi, ad eludere le indagini. Una tesi accusatoria respinta dalla Cassazione. Per la Suprema corte, correttamente il giudice del rinvio, ha sottolineato che le condizioni di Cucchi risultavano da una cartella clinica dell’ospedale Fatebenefratelli che non evidenziava malattie infettive, le sole per la quale il protocollo d’intesa esclude espressamente il ricovero nella struttura protetta.

  • l’inchiesta bis
  • 10 luglio 2017

Caso Cucchi, cinque carabinieri rinviati a giudizio

Le lesioni sul corpo del giovane erano, per quanto all’epoca da lui stesso dichiarato, di natura accidentale, non c’era dunque ragione di sospettare connivenze del direttore del carcere e di Marchiandi.

L’imputato non aveva – sottolineano i giudici, competenze sanitarie e doveva limitarsi, nel concedere l’autorizzazione all’ingresso al Pertini, all’esame formale delle informazioni disponibili. Per i giudici, nessuna prova era emersa che l’imputato fosse a conoscenza del fatto che le lesioni sul corpo di Cucchi potessero essere il risultato di una violenta aggressione da parte degli agenti di polizia penitenziaria o di terzi.

L’imputato non poteva neppure aver agito per “isolare” il geometra e impedirgli di comunicare. Mentre Stefano Cucchi era, infatti, piantonato al Fatebenefratelli ma non lo era al Pertini, dove c’era un contenimento esterno dell’intera struttura. Nella sentenza si legge dunque che Marchiandi, al di l dei sospetti e illazioni (basati sui contatti con i vertici dell’amministrazione che sono qualificati nella sentenza di primo grado come “ingiustificati”, senza che se ne spieghi la ragione visto che si tratta di un funzionario incaricato proprio di occuparsi della gestione extra carceraria dei detenuti) non risultato avere alcuna consapevolezza delle reali condizioni di salute di Cucchi.

© Riproduzione riservata

Article source: http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2017-08-18/caso-cucchi-assolto-dirigente-penitenziario-141431.shtml?uuid=AE5TsbEC


Fattura emessa e non conservata: per la Cassazione è occultata la contabilità

reati tributari

Rassegna stampa Pubblicato il 18/08/2017

Se è impossibile ricostruire il reddito a causa dell’“introvabilità” della documentazione in quanto è necessario reperirla presso terzi la contabilità si considera occulta

E’ sufficiente non stampare la documentazione per rientrare nel reato di occultamento della stessa, che si realizza ogni volta in cui la distruzione o l’occultamento dei documenti contabili dell’impresa non consenta o renda difficoltosa la ricostruzione delle operazioni. A ribadire questo principio è la Corte di cassazione, terza sezione penale, con la sentenza n. 35173 del 18 luglio 2017.

Nella vicenda processuale, un commercialista era stato condannato sia in primo grado che in Corte d’Appello per il reato di occultamento delle scritture contabili obbligatorie previsto dall’articolo 10 del Dlgs 74/2000. Ricorreva così per Cassazione il professionista in quanto a suo avviso, i giudici territoriali avevano erroneamente paragonato l’omessa esibizione dei documenti mai detenuti all’eliminazione fisica degli stessi. 

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza dei motivi, ribadendo il principio secondo cui, in tema di reati tributari, l’impossibilità di ricostruire il reddito o il volume d’affari derivante dalla distruzione o dall’occultamento di documenti contabili non deve essere intesa in senso assoluto e sussiste anche quando è necessario procedere all’acquisizione presso terzi della documentazione mancante.

Nella fattispecie in esame, la documentazione è stata rinvenuta presso terzi e non presso l’imputato, con la conseguente configurazione del reato. I giudici di legittimità hanno infine precisato, peraltro, che anche la sola condotta di non stampare la documentazione costituisce occultamento della stessa agli accertatori.

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Fonte: Fisco Oggi

Article source: https://www.fiscoetasse.com/rassegna-stampa/23812-fattura-emessa-e-non-conservata-per-la-cassazione-occultata-la-contabilit-.html


Stop alle soste, in strada, davanti al proprio garage.

Parcheggiare davanti al proprio garage: se l’ingresso del box è direttamente sulla strada è vietato farlo.

Lo ha definitivamente stabilito la Corte di Cassazione francese risolvendo una  questione che andava avanti da parecchio tempo.

Una decisione che appare del tutto sensata e logica, ma che ha avuto bisogno di un passaggio davanti alla Suprema Corte per vedere scritta la parola finale.

La questione è questa: si possiede un box che ha accesso diretto da una pubblica via, logicamente si è ottenuto dal comune la sistemazione di un divieto di sosta per rendere libero l’accesso e poi si parcheggia la propria vettura davanti. Che qualunque agente di polizia sia abilitato a compilare un PV (come si chiamano le multe in Francia) comminando una multa, appare del tutto logico. Del resto come potrebbe sapere il poliziotto a chi appartiene la vettura che sosta su una pubblica via proprio davanti ad un cartello di divieto di sosta?

In ogni caso i ricorsi contro i PV da parte dei proprietari dei box fino ad ora avevano ottenuto successo  avanti al “tribunal de police” che aveva riconosciuto come il garage fosse a servizio del domicilio del proprietario, abilitandolo praticamente a sostarvi davanti.

Ora la Corte di Cassazione ha annullato questi provvedimenti ed ha stabilito che non è possibile parcheggiare in strada davanti all’ingresso del proprio garage perché il veicolo in ogni caso, chiunque sia il suo proprietario, impedisce l’ingresso davanti all’ingresso carrozzabile di un immobile.

Da oggi, in molte strade di Nizza, parecchi veicoli stazioneranno all’interno dei garage, oppure, anche se è agosto, fioccheranno le multe.

Article source: http://www.montecarlonews.it/en/2017/08/16/notizie/argomenti/altre-notizie-1/articolo/stop-alle-soste-in-strada-davanti-al-proprio-garage-2.html